L'attuale crisi economica ha acceso i fari sulle azioni di policy di breve periodo, necessarie per proporre soluzioni di uscita dalla complessa situazione in cui si trovano le economie mondiali.
La crisi, però, passerà, ed è fondamentale capire quali saranno i nuovi scenari mondiali che ne deriveranno.

Gli avvenimenti di questi mesi porteranno, infatti, a forti cambiamenti: da un settore finanziario profondamente trasformato a un mutamento dei rapporti commerciali internazionali passando per un ruolo diverso per i giganti economici emergenti (Cina e India).

Un tema particolarmente importante, in questo frangente, è rappresentato dal ruolo che l'Unione Europea saprà ritagliarsi sullo scenario mondiale post-crisi. Emergono segnali contrastanti.

Da un lato è positivo, per i Paesi dell'Europa continentale, constatare che gli eccessi finanziari all'origine della crisi siano emersi al di fuori dell'UE. In questo modo i governi europei hanno acquisito una maggior legittimazione nel proporre la nuova cornice normativa in cui dovranno muoversi i mercati finanziari e, più in generale, nel determinare l'agenda politica di questi mesi in cui si cerca, dopo una prima fase di corsa in ordine sparso, di coordinare l'operato delle diverse nazioni.

Dall'altro lato, la modesta crescita dei Paesi dell'UE (Figura 1) negli anni precedenti la crisi, la mancanza di compattezza tra le posizioni dei diversi governi e l'emergere di un dualismo USA-CINA sulla scena mondiale, rischiano di confinare l'Europa in un ruolo marginale.

Per riuscire a fare del "vecchio continente" il "nuovo cuore del mondo", come proposto in un recente meeting dei Giovani Industriali di Confindustria (Cortina 7 marzo 2009), occorre affrontare alcuni nodi critici per il futuro dell'Unione Europea. Nel corso del meeting sono emerse alcune proposte, che cerchiamo di analizzare brevemente.

Occorre, innanzitutto, dare basi istituzionali più solide all'UE, per permettere di far progredire le riforme necessarie e per fare in modo che l'Europa possa portare avanti una linea politica comune ed autorevole verso l'esterno. L'UE deve darsi una struttura snella (in questo senso il trattato di Lisbona rischiava di andare in direzione opposta e di diffondere il timore di un eccesso di burocratizzazione europea) ma efficace, che la renda capace di affrontare con una voce unica ed autorevole le problematiche internazionali e di approntare strategie di crescita comuni.

Occorre ripianificare il processo di convergenza e adesione al sistema europeo in base alle necessità imposte dall'attuale crisi economica.
L'Unione Europea è già sottoposta a forti tensioni finanziarie (aggravate dalla necessità di aiutare i Paesi dell'est recentemente entrati nell'Unione), e occorre definire con cautela sia le modalità di supporto ai Paesi che stanno soffrendo maggiormente per l'attuale situazione di crisi, sia i prossimi passi del processo di integrazione politico, economico e finanziario.

 

Soprattutto, però, è indispensabile approfittare di questo momento di crisi per riformare l'Europa, renderla più competitiva e capace di affrontare le nuove sfide a livello globale.

Le proposte avanzate nel corso del meeting di Cortina ruotavano intorno a due temi chiave: proseguire il processo di creazione di un "vero" mercato unico e riformare alcune caratteristiche del welfare europeo.

L'Europa può contare su un mercato potenziale di oltre 400 milioni di consumatori, e con PIL complessivo pari a 13 miliardi di Euro potrebbe diventare il vero cuore dell'economia di domani. Tuttavia sono ancora troppe le frammentazioni, e occorre abolire le barriere esistenti e creare un sistema di regole che metta in condizione gli imprenditori di ciascun paese di competere ad armi pari con i colleghi esteri.  Un imprenditore europeo che vuole operare nei diversi stati membri dell'Unione deve infatti conoscerne le rispettive legislazioni e deve sostenere molteplici spese burocratiche (per registrare un brevetto, per ottenere una licenza….), andando così incontro a costi che ne rendono difficile la competitività nei confronti delle imprese extra-europee.

Da una prima analisi emergono almeno 4 aree di intervento prioritarie:

· Armonizzare i sistemi tributari
(Figura 2);

· Armonizzare i sistemi giudiziari
(Figura 3);

· Rendere veramente aperto il mercato del lavoro (Figura 4);

· Uniformare le legislazioni per abbattere i costi di transazione.

Appare urgente, infine, l'esigenza di creare un sistema di welfare europeo che sappia essere di assistenza e non di sussistenza, che sappia fornire ammortizzatori sociali e servizi ben gestiti. Occorre incentivare i lavoratori che perdono il posto di lavoro ad un rapido rientro alla vita attiva, per prevenire la disoccupazione di lungo periodo
(Figura 5).

Occorre aiutare giovani e donne ad un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

La crisi attuale è ancora lontana dall'essere superata, ma è importante cominciare a pensare al medio-lungo periodo per riuscire ad essere competitivi nel momento in cui la recessione sarà messa alle porte e occorrerà essere pronti a sfruttare al meglio la ripresa economica e la crescita che ne deriverà.

                                          Gabriele Guggiola


 

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