La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), la più antica istituzione finanziaria internazionale ancora attiva, ha quantificato nell'ultimo rapporto triennale, pubblicato a fine 2010, a circa 4.000 miliardi di dollari l'ammontare del turnover quotidiano del mercato valutario internazionale.

Il tema centrale degli ultimi quattro rapporti triennali emessi dalla BIS è stato l'aumento costante ed esponenziale dei volumi del Forex (abbreviazione di Foreign Exchange Market) passato da 1.239 miliardi di dollari di turnover giornaliero nel 2001, a 3.981 nel 2010, con una variazione del 320% (Figura 1).

Il prossimo rapporto, la cui pubblicazione è prevista per il 2013, potrebbe presentare nuovi aspetti, fra cui quello della redistribuzione dei volumi delle transazioni a livello mondiale, con la comparsa di valute presenti nei precedenti report soltanto con percentuali decimali (Figura 2).

Un secondo punto che potrebbe essere analizzato dagli studi della Bank for International Settlements  è rappresentato dall'emergere dei primi segnali della lenta perdita di centralità dell'Occidente sul mercato valutario, accentuata dalla crisi che ha interessato l'Eurozona durante il 2012.
Tali sintomi non emergono ancora nei report intermedi semestrali realizzati dalla Bank of England (BoE) e dalla Federal Reserve (Fed), relativi ad Aprile e Ottobre 2011 (12 e 18 mesi dopo il report della BIS), dove euro e dollaro mantengono ancora la piena centralità del sistema, rappresentando  i due terzi del totale delle transazioni.

Il quadro presentato dai rapporti a fine 2011 denotava pertanto ancora un mercato fortemente dollarocentrico, con il biglietto verde presente nel 43% delle transazioni e l'euro stabile intorno al 22.5%. Londra mantiene e rafforza il suo ruolo di capitale del mercato Forex, con il 37% degli scambi che passa dalla City Inglese (contro il 35% del 2007) e vanno segnalati i volumi del dollaro australiano in forte crescita (4.75% a contro  il 3.3% del 2007 ed il 2.2% del 2001).

Il cambio euro - dollaro (Figura 3) è il piu' scambiato e rappresenta il 35% del totale delle transazioni (sullo spot americano arriva oltre il 40%), seguito dal cambio dollaro americano - sterlina, in gergo denominato "Cable" (Figura 4).

Complessivamente dollaro, euro e sterlina rappresentano il 74% delle transazioni, che salgono all'86.5% includendo anche dollaro canadese, yen e franco svizzero, addirittura al 91.9% con il dollaro australiano e quello canadese. Inserendo poi la corona svedese e quella norvegese si arriva  al 93%, con meno del 7% a rappresentare le transazioni su tutte le altre valute mondiali. Il rublo russo rappresenta soltanto lo 0.45% delle transazioni, lo yuan cinese così come il real brasiliano soltanto lo 0.3%, numeri ancora minori per la rupia indiana (0.15%). Numeri che sono destinati a salire nel tempo.

Il mercato valutario nel 2012

Occorre analizzare con attenzione gli avvenimenti del 2012 per capire quelli che potranno essere i risvolti nel medio e  lungo periodo sul mercato delle valute.

A fine dicembre 2011 Cina e Giappone hanno trovato uno storico patto valutario, diventato operativo dal 1° Giugno 2012, il quale prevede che gli scambi fra le due superpotenze asiatiche avvengano direttamente in yen e yuan, senza fare più ricorso al dollaro. Il Giappone ha quindi rinunciato a dover far convertire gli yen in dollari prima di passare all'acquisto di yuan (viceversa per la Cina).
La notizia non ha avuto grande rilevanza sui media, tuttavia nel medio-lungo periodo è lecito attendersi che possa avere un impatto significativo sul dollaro, che perde il ruolo di intermediazione monetaria fra i due colossi asiatici.

Per stimare una possibile riduzione dei volumi delle transazioni che si basavano sul biglietto verde occorre partire dal valore degli scambi fra Cina e Giappone (che nel 2010 hanno raggiunto i 300 miliardi di dollari), cui vanno sommate le operazioni di copertura sui rischi valutari detenute dai due paesi.

 

 

Al di là delle conseguenze legate ai volumi, l'aspetto più interessante è forse l'ipotesi di un progetto asiatico per un'area monetaria alternativa a dollaro ed euro, che permetterebbe all'Asia di  alleggerirsi parzialmente dell'ingente massa di dollari di cui e' in possesso (ormai sovrabbondante e su cui sta accusando una forte perdita di cambio). Tale accordo rafforza inoltre il ruolo internazionale dello yuan e va visto come un significativo passo verso il libero scambio della moneta cinese.

Per quanto riguarda il vecchio continente la crisi del 2012 parrebbe aver toccato il suo apice durante la scorsa estate. Soltanto l'intervento della Banca Centrale Europea, per via del suo presidente Mario Draghi, (recentemente nominato personaggio dell'anno dal Financial Times per aver chiarito e difeso la posizione della BCE in appoggio all'Eurozona)  ha evitato conseguenze difficilmente prevedibili per l'euro.

Va tuttavia ricordato che restano ancora parecchi nodi da risolvere sul fronte europeo, partendo dai debiti dei paesi periferici  (Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia), per arrivare poi alla questione di un'Europa a più velocità, con sempre maggiori difficoltà a restare unita.

La situazione è appena migliore nel Regno Unito, con Londra che ha vissuto nel 2012 un alternarsi di emozioni: dalla sontuosita' del Giubileo di Diamante della Regina, ai Giochi Olimpici estivi, allo scandalo della manipolazione del Libor (con il pesante coinvolgimento dei vertici Barclays), ai problemi informatici della NatWest (parte del gruppo Royal Bank of Scotland) che hanno bloccato per diversi giorni migliaia di correntisti.

Nonostante la preoccupazione degli inglesi, per cui la credibilità e l'affidabilità  dei propri istituti creditizi e' un punto imprescindibile del sistema bancario, la City di Londra e' riuscita a mantenere un suo ruolo distaccato ma allo stesso tempo centrale sul panorama europeo e potrebbe addirittura beneficiare del differente regime fiscale per attirare a sé nuovi capitali (sar à importante vedere in tal senso quelle che saranno le politiche adottate dalla Francia nei prossimi mesi e le mosse europee in merito alla Tobin Tax).

Anche se probabilmente non lo si vedrà ancora nel rapporto del 2013, ma più probabilmente nei report successivi intermedi del 2014-2015, il quadro che emerge è in mutamento rispetto ai dati pubblicati in precedenza da BIS, BoE e Fed.

Nel medio periodo l'area piu' penalizzata è senz'altro l'Eurozona, mentre nel lungo periodo si puo' ipotizzare che anche l'America debba pagare dazio nei confronti di un'Asia detentrice di grandi masse di dollari e con tassi di crescita ormai lontani per Europa ed America.

Se Cina e Giappone riuscissero a creare un'area alternativa a dollaro ed euro, i mercati potrebbero anche arrivare ad accettare un'eventuale richiesta dei colossi asiatici di creare una quotazione in yuan-yen di oro e petrolio, operazione non riuscita all'Euro (se non per l'oro, ma con scarsa rilevanza).

Benché anche in futuro possa apparire molto probabile una massiccia presenza del dollaro nel mercato valutario, in quanto moneta  su cui si basano tutte le quotazioni (dette cambi) ed i successivi incroci fra le altre valute (detti cross), possiamo aspettarci già nei prossimi 3-5 anni importanti cambiamenti nella composizione dei volumi del Forex, cui sono inevitabilmente destinati a partecipare anche i paesi quali Cina, India, Brasile e gli altri Stati finora ancora quasi assenti.

L'accordo  fra Cina e Giappone puo' essere visto come un primo passo in questa direzione, per un mercato del Forex che comprenda finalmente tutti i grandi attori della scena economica mondiale.

                                 Carlo Alberto De Casa

 

 

                                         

 

                                    

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

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