La Banca Internazionale dei Regolamenti ha pubblicato ad inizio settembre il nuovo rapporto triennale preliminare sul mercato dei cambi internazionale, cui farà seguito a fine anno una versione più approfondita.
L’Istituto elvetico, generalmente abbreviato “BIS” (acronimo di Bank for International Settlements), ha esaminato il Foreign Exchange Market, cioè il mercato globale delle valute, durante il mese di aprile 2016. Il report ha messo in risalto una serie di aspetti, fra cui la crescita del peso dell’Asia nel mercato valutario, sotto differenti aspetti, e la discesa dei volumi complessivi delle transazioni.

Partendo da quest’ultimo punto, all’inizio degli anni 2000 gli scambi raggiungevano i 1.200 miliardi di dollari al giorno, cifra che è costantemente salita fino ad arrivare nel 2010 a quota 4.000 miliardi, per poi crescere a 5.355 nel 2013. Il dato relativo al 2016 si è invece attestato a 5.088 miliardi al giorno, con un calo vicino al 5% (Figura 1).
Dunque il trend di aumento dei volumi che aveva contraddistinto l’ultimo decennio si è arrestato, quantomeno non si vede più quella crescita esponenziale registrata nei precedenti report. Non è tuttavia del tutto corretto parlare di una frenata del mercato dei cambi, in quanto negli ultimi tre anni la banconota verde si è apprezzata contro la maggior parte delle altre divise (nell’estate 2013 il dollar index si trovava poco sopra quota 80, attulamente viaggia in area 95/96), e senza questo effetto del “superdollaro” il volume totale delle transazioni sarebbe ancora cresciuto del 4% (Figura 2).
Per quanto riguarda le singole valute il mercato si è confermato ancora una volta dollaro-centrico, nonostante crescano i tentativi di evitare, quantomeno nelle transazioni interne asiatiche, il ricorso alla valuta americana.
La banconota verde in questi ultimi tre anni ha rafforzato la sua leadership (Figura 3), risultando presente su un lato delle transazioni nell’87,6% dei casi. Poiché in ogni negoziazione sono presenti due valute possiamo trovare il suo peso assoluto semplicemente dividendo questo valore per 2: il dollaro rappresenta quindi il 43,8% sul totale degli scambi a fronte del 43,5% di tre anni fa.

Cala invece l’euro, utilizzato nel 31,3% delle transazioni, con un peso che scende dal 16,7 al 15,6%. La moneta unica mantiene saldamente la seconda posizione davanti allo yen giapponese (il cui peso passa dall’11,55 del 2013 al 10,8%), mentre guadagna terreno la sterlina (dal 5,9% al 6,4%, anche se va sottolineato come questo report sia stato redatto sulla base dei valori registrati nel solo mese di aprile, quindi poche settimane prima del referendum sulla Brexit, periodo in cui gli scambi sulla divisa di Sua Maestà sono risultati particolarmente elevati). Fra le valute in calo va segnalato il dollaro australiano, che scende dal 4,3 al 3,45%, mentre il dollaro neozelandese flette dall’1,05 all 1%. E’ risultata in discesa anche la quota del rublo russo. Dopo il balzo fatto registrare dal 2010 al 2013 (da 0,9% a 1,6%) la divisa moscovita, complici anche le sanzioni per le vicende legate all’Ucraina, è scesa all’1,1%, passando dalla dodicesima alla diciottesima posizione (Figura 4).
Cresce invece la quota delle divise dei paesi emergenti (dal 9,4 al 10,6%). In particolare va segnalato il balzo in avanti del renminbi, la valuta cinese, spesso denominata anche yuan – che è appunto la singola unità di conto del renminbi.
La divisa del Dragone ha raddoppiato la sua quota, risultando presente nel 4% delle transazioni. Su base 100 è quindi salita dall’1,1% registrato nel 2013 all’attuale 2%, divenendo così l’ottava valuta più scambiata (davanti al peso messicano). Si tratta di un chiaro trend positivo per lo yuan, che era già cresciuto nel precedente report da 0,45 a 1,10%, grazie alle transazioni offshore ed alla lenta apertura cinese verso l’internazionalizzazione anche sotto il profilo valutario. Nel dettaglio, il 95% delle transazioni contenenti la valuta di Pechino è stata effettuata contro il dollaro americano, portando così la coppia dollaro/yuan ad essere la sesta più scambiata (tre posizioni meglio rispetto al precedente report).

Analizzando nel dettaglio le tendenze relative alle singole coppie valutarie, come prevedibile, tutte le maggiori transazioni avvengono contro la divisa statunitense. L’euro/dollaro mantiene la leadership rappresentando il 23% del totale degli scambi (a fronte del 24,1% tre anni fa e del 27,7% nel 2010). Non è lontano dollaro/yen giapponese, che pesa per il 17,7% (era il 18,3% nel 2013). Seguono i cambi fra dollaro e sterlina (9,2%), dollaro Usa e dollaro australiano (5,2%) e fra la divisa americana e quella canadese (4,3%). La prima coppia che non include la banconota verde occupa soltanto la nona posizione ed è rappresentata dall’euro/sterlina (che sale al 2,0% dall’1,9% del 2013), davanti all’euro/yen (1,6% nel 2016, in forte calo dal 2,8% del 2013).
In merito alle aree geografiche da cui provengono le transazioni, Londra perde pesantemente terreno, scendendo dal 40,8% al 37,1% del totale, che tradotto in numeri implica un calo da una media di 2.726 miliardi di dollari al giorno nell’aprile 2013 a 2.426 miliardi nello stesso periodo del 2016. In leggera crescita gli Stati Uniti, dal 18,9 al 19,4%, mentre è boom dell’Asia: Hong Kong decolla dal 4,1 al 6,7%, la Cina da 0,7 a 1,1% e Singapore da 5,7 a 7,9%. In crescita anche il Giappone dal 5,6 al 6,1%.
Al di là della chiara crescita del continente asiatico, si conferma comunque l’accentramento delle transazioni in un numero limitato di piazze finanziarie, con la somma dei volumi totalizzati da Regno Unito, Stati Uniti, Singapore, Hong Kong e Giappone che sale dal 75% al 77%.
Resta marginale il peso delle piazze europee (esclusa Londra), con la Germania all’1,8%, la Francia al 2,8%, la Spagna allo 0,5%, la Svizzera al 2,4% e l’Italia allo 0,3%. Per quanto riguarda l’Italia (Figura 5), si conferma la tendenza emersa già nei precedenti report, con un calo non solo della percentuale sul totale, ma anche nel valore complessivo negoziato. Nell’aprile 2007 erano scambiati 38 miliardi di dollari in valuta ogni giorno, pari allo 0,9% del totale mondiale, scesi a 24 nel 2013 (0,4%) per decrescere ancora agli attuali 18 (per un misero 0,3% sul totale planetario).

Commenti