La combinazione fra la diffusione dell'Outlook trimestrale elaborato dal FMI (Fondo Monetario Internazionale) e l'esito dell'indagine mensile a cura dell'Economist si configura come una interessante occasione per fare il punto sulla congiuntura dei principali Paesi e sui possibili sviluppi dell'immediato futuro.

Nell'aggiornamento di luglio del World Economic Outlook (Figura 1) il FMI ha limato (rispetto all'elaborato di aprile) le previsioni sui ritmi di crescita 2013-14 in quasi tutto il mondo, salvo alcune particolari eccezioni. Secondo il FMI, il PIL mondiale, dopo essere aumentato del 3,1% nel 2012, dovrebbe crescere del 3,1% anche nel '13 e del 3,8% nel '14.

Le cosiddette economie sviluppate (in pratica il G7 - USA; Europa, Giappone, Canada - più qualche altra area collaterale) dovrebbero fornire un contributo davvero esiguo: dopo il +1,2% del '12, l'aumento dovrebbe risultare pari al 1,2% anche nel '13 e al 2,1% nel '14. Più significativo, seppur sempre in riduzione rispetto alle precedenti stime, il contributo dei Paesi emergenti: 4,9% nel '12, 5% nel '13, 5,4% nel '14. Si coglie al volo che il 2013 si sta configurando come un anno di transizione, in pratica un traghettamento alla possibile ripresa della crescita generale nel 2014.

Disaggregando i dati del FMI, emergono situazioni interessanti. Gli USA (2,2% nel '12) dovrebbero crescere "solo" dell'1,7% nel '13 e del 2,7% nel '14. Eurolandia
(-0,6% nel '12), registerà un'ulteriore contrazione anche nel '13 (-0,6%) e riprenderà la crescita solo nel '14 (+0,9%).

Addentrandoci nei singoli Paesi, si nota che la Germania, evidentemente condizionata dalla frenata della zona Euro, dopo il +0,9% del '12 limiterà la crescita a +0,3% nel '13, salvo riprenderla in modo più significativo (+1,3%) nel '14.
L'Italia (-2,4% nel '12), dovrebbe registrare -1,8% nel '13 e +0,7 nel '14.

Non brillano neppure i principali Paesi del drappello "emergente": la Cina è stimata attestarsi su un tasso di crescita annua del 7,7%-7,8% (encomiabile se raffrontato ai ritmi europei, ma in netto calo rispetto al recente passato, con crescite annue nell'ordine del 9-10%); l'India (3,2% nel '12) dovrebbe crescere "solo" del 5,6% nel '13 e del 6,3% nel '14; il Brasile infine, alle prese anche con i recenti scontri sociali, dopo il modesto aumento del '12 (+0,9%) dovrebbe aumentare del 2,5% nel '13 e del 3,2% nel '14.

Le eccezioni, che hanno determinato una revisione al rialzo delle rispettive previsioni, sono costituite dal Giappone e, marginalmente, dal Regno Unito. Spicca in particolare la crescita attribuita al Paese del Sol Levante dopo il varo della nuova politica economica da parte del Governo Abe (la cosiddetta Abenomics): l'effetto positivo dovrebbe concentrarsi nel 2013 (+2% in aumento dello 0,5% rispetto alle stime di aprile), con stabilizzaizone nel '14 (+1,2%).

 

Il FMI sottolinea quindi che il vero "problema" dell'economia mondiale è costituito dall'area Euro, affardellata da una disoccupazione crescente e dilaniata dalla contrapposizione fra politiche di "austerity" (con il rischio di stritolare ulteriormente l'economia) e allentamento del controllo su deficit e debito (con il rischio di indirizzare crescenti risorse al pagamento degli interessi, stornandole dall'economia reale). Significativo sottolineare la considerazione collaterale che la frenata della zona Euro, inevitabilmente estesasi fino ai consumi finali, sta sensibilmente penalizzando i Paesi strutturalmente esportatori, ad iniziare dalla stessa Germania, per comprendere anche la Cina e, via via, le altre economie in fase di sviluppo (Brasile, etc).

Su dati numerici analoghi a quelli del FMI, si posiziona anche l'esito della survey mensile a cura dell'Economist. Ricordiamo brevemente che una survey è un'indagine condotta interpellando gli uffici studi delle più rilevanti Istituzioni finanziarie e creditizie, rielaborando poi i dati in modo anonimo per ottenere dei valori medi "rappresentativi" del pensiero degli operatori. Nella survey di luglio (Figura 2), il PIL 2013 è previsto a +1,9% per gli USA, +1,8% per il Giappone (di cui si riferisce, questa volta, la previsione per la novità dell'Abenomics: si coglie a colpo d'occhio la crescita delle stime degli ultimi mesi) e  -0,6% per Eurolandia.

Per i PIL 2014 (Figura 3), non emergono particolari distonie né con il FMI né con le precendenti indagini Economist: USA +2,8%, Giappone +1,6%, Eurolandia +0,8%. Evidentemente l'effetto positivo (sulla ripresa delle economie) delle iniezioni monetarie (i cosiddetti Quantitative Easing) viene ancora dato per scontato, seppur traslato appunto al 2014. Sarà interessante verificare la futura reazione degli operatori all'eventuale modifica dell'impostazione monetaria che, oggi, caratterizza tutte e tre queste aree economiche.

In conclusione, utilizzando i dati dell'elaborazione Economist, si può tentare di matematizzare il possibile ritmo trimestrale delle economie di USA ed Eurolandia sino a tutto il 2014 (Figura 4). Ricordiamo che i dati della survey Economist sono espressi in termini di variazioni percentuali annue (YoY, Year on Year), ma che questi ultimi possono venire scomposti in una sequenza di ritmi trimestrali (QoQ, Quarter on Quarter), che, partendo dai dati storici, devono "far tornare i conti" con i dati previsionali YoY.

Ebbene (Figura 5) si evidenzia che, dopo la parallela frenata di fine 2012, l'economia USA è stimata registrare costanti crescite trimestrali nell'ordine dello 0,5%-1% fino a tutto il 2014. Al contrario, l'economia di Eurolandia dovrebbe registrare un trimestre ancora in calo (il seconto del '13) e, successivamente, limitarsi a crescite non eccedenti lo 0,5% trimestrale.

                                                Carlo Crovella

                                     

                                            

 

                                    

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

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