Perché le recessioni del secondo dopoguerra erano alla fine tutte “finte”, e perché molti pensavano che anche quella in corso potesse essere “finta”, o comunque non drammatica, è mostrato dai grafici. Per “finta” si intende che alla fine non è mai successo nulla di grave:
le variazioni negative del reddito nazionale sono sempre state molto modeste. Abituati da decenni alle recessioni finte, uno poteva, fino a qualche tempo fa, ancora non credere che quella in corso potesse essere vera.

I grafici del Council on Foreign Relations, relativi agli Stati Uniti, seguono tutti lo stesso schema. Si ha la media degli andamenti delle recessioni dal secondo dopoguerra, la linea blu, ed il comportamento di quest’ultima recessione, la linea rossa.
A partire dallo zero, mese dell’inizio ufficiale delle recessione, si hanno i 48 mesi precedenti ed i 48 mesi successivi. Ad un anno da quando parte la recessione si ha un rettangolo grigio che, nel nostro caso, rappresenta il 2009. In questo rettangolo abbiamo la linea blu, quella del comportamento delle crisi precedenti in media, mentre, come ovvio, non abbiamo la linea rossa, perché non sappiamo ancora che cosa accadrà.

Dal primo grafico (Figura 1) si vede che per ora non succede niente di anomalo. La flessione corrente dell’economia è addirittura inferiore alla media.

Passiamo allora alla disoccupazione (Figura 2). Come si vede, non si osserva ancora alcuna anomalia. Se poi passiamo alla crescita del commercio internazionale (Figura 3) non notiamo ancora alcuna anomalia.

 

Probabilmente per questa ragione, fino a non molto tempo fa, ossia fino all’estate, la borsa statunitense si è comportata normalmente (Figura 4).
Inoltre, quelli che consigliavano di non vendere forse avevano in mente gli spettacolari miglioramenti che si sono avuti quando l’economia nel secondo dopoguerra è uscita dalla recessione. Poi, con l’autunno qualche cosa di importante si è rotto, ed il comportamento della borsa statunitense è diventato anomalo. Il comportamento delle obbligazioni di minor qualità è, invece, anomalo da ben prima che la crisi si manifestasse.
E questo sarebbe potuto essere il vero campanello d’allarme.

La conclusione è che l’economia “reale” finora si sta comportando normalmente, ossia va male come nella media delle recessioni del secondo dopoguerra, mentre quella finanziaria non si sta comportando normalmente da qualche tempo, e quindi manda segnali di “pericolo”. Chi ha ragione? Probabilmente la seconda.
Il comportamento dei consumatori è, infatti, pessimo rispetto alla media delle altre crisi (Figura 5).
Ed i consumatori hanno trainato l’economia statunitense negli ultimi decenni. L’ultimo grafico mostra che la hanno persino trainata durante le recessioni. Questa volta, a causa del “troppo” debito delle famiglie che deve essere ripagato, è difficile che i consumi alla fine non si contraggano.
I consumi privati possono però essere compensati, almeno in parte dalla spesa pubblica, ed è quello che vedremo nel 2009.

                                               Giorgio Arfaras

 

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