E` troppo indebitata? Ha dei governi prodighi? E' necessario un'intervento esterno per salvare la zona euro?
Cosa succederebbe se aumentasse la sua competitività? Proviamo a rispondere ad alcune di queste domande

La zona euro (Figura 1) mediamente non ha un settore pubblico particolarmente indebitato; un confronto con le altre principali economie del pianeta  indica che essa ha un debito pubblico maggiore di quello cinese, ma minore di quello USA e di quello giapponese.

La zona euro non sta nemmeno accrescendo il suo debito in modo particolare perche` non ha un disavanzo di bilancio medio elevato, visto che e` inferiore a quello delle altre due principali economie ad alto reddito, USA e Giappone (Figura 2).

Il vero neo della zona euro, la sua principale particolarità, e` la sua scarsa crescita. Sia nel periodo 1999-2012, sia nel periodo 2008-2012 (Figura 3) e` cresciuta (e si prevede che crescera')  poco piu' o poco meno del Giappone, cioe' assai poco, e meno di USA e Cina.

E la sua valuta? Si può sostenere che la zona euro la sta deprezzando irragionevolmente causando forti perdite a chi abbia investito in essa?
L'euro (Figura 4) ha il 27 giugno 2012 un valore di 1.25 dollari, che e` inferiore al valore medio degli ultimi cinque o 10 anni (rispettivamente 1.39 e 1.29), quando si era apprezzato considerevolmente, ma ha comunque un valore superiore al valore medio storico dal 1999,  che e' stato di 1.22. Il valore di 1.25, visto in questa prospettiva storica non e' dunque basso.

E per quanto riguarda la parità dei poteri d'acquisto?  Utilizzando il Big Mac Index dell'Economist (Figura 5),  in termini di potere d'acquisto, l'euro ai primi di giugno 2012 risultava ancora sopravvalutato di circa il 5% rispetto al dollaro e alla maggioranza delle valute del mondo, fatta eccezione per quelle di alcuni paesi esportatori  di materie prime (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Norvegia, Uruguay) o  scandinavi, nonche` della Svizzera.
La zona euro  nel suo insieme non  ha una valuta artificialmente sottovalutata e non pratica il dumping commerciale manipolando il cambio. Questo potrebbe essere magari  il caso di qualcuno dei suoi membri con produttivita` particolarmente elevata e prezzi minori alla media, ma non della zona euro nel suo insieme.

L'euro si potrebbe apprezzare molto se divenisse la valuta di un limitato nucleo di paesi attorno a Germania e Olanda, rispecchiando i loro forti avanzi di partite correnti delle bilance dei pagamenti (Figura 6).

Simmetricamente potrebbe deprezzarsi molto, se la Germania e qualche paese ad essa vicino adottasero altre valute. Infatti gli altri paesi, piu' periferici (Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia),  hanno un sostanziale disavanzo di bilancia dei pagamenti. 

 

Vista nel suo insieme, la zona euro negli ultimi quindici anni ha avuto  un sostanziale pareggio nella sua bilancia dei pagamenti con il resto del mondo (Figura 7): in questo modo essa non si e` ne' indebitata ne' ha accumulato crediti.

Per questo motivo si puo' dire che, se la zona euro esiste davvero, manca il presupposto per un intervento del Fondo Monetario Internazionale in suo sostegno: un disavanzo nella bilancia dei pagamenti. A riprova di cio' si puo' notare che la situazione patrimoniale rispetto al resto del mondo (la posizione netta sull'estero), della zona euro e` migliore di quella USA (Figura 8).

La situazione della zona euro è ben diversa da quella degli USA, che negli ultimi decenni hanno quasi sempre vissuto consumando piu' di quanto producevano o di Cina e Giappone che sono vissuti producendo piu' di quanto consumavano. Queste economie hanno creato una situazione profondamente sbilanciata, dove gli squilibri dell'uno possono sussistere solo grazie a quelli degli altri.

Se tutti i paesi della zona euro, a seguito di riforme strutturali, divenissero tanto competitivi quanto la Germania, la zona euro dovrebbe avere un avanzo con l'estero di dimensioni simili a quello tedesco, che nel 2012 e` previsto del 5,1% del PIL.  Dato che nel 2012 il PIL della zona euro e` previsto a circa 12,3 trilioni (migliaia di miliardi) di euro, il 5% di esso sarebbe oltre 600 miliardi di euro. Praticamente, se tutti i paesi della zona euro divenissero tanto competitivi quanto lo e` oggi la Germania, bisognerebbe che il resto del mondo fosse in grado di accrescere il suo deficit di bilancia dei pagamenti di circa 600 miliardi di euro. Cio' sarebbe per essi altamente destabilizzante. Risulta peraltro difficile identificare paesi con la possibilita` ed il desiderio di peggiorare i propri conti con l'estero di una somma tanto grande. E` facile immaginare che essi, prima di accettare detta prospettiva, reagiscano con tutti i mezzi a loro disposizione.

Se invece non si crede che la zona euro esista come un'entita vera e propria, ma sia solo una somma di stati nazionali tra loro slegati e con obiettivi contrastanti, allora di problemi ce ne sono molti altri. Su questa base una valuta comune  non potrebbe sussistere ed il suo crollo avrebbe significativi effetti negativi sulle altre principali economie di cui l'Europa e` un importante partner commerciale. Il canale finanziario e le aspettative farebbero il resto nel diffondere la crisi a livello globale. La fine dell'euro porterebbe probabilmente ad un forte calo del PIL della zona euro stessa: si stima una recessione del 10% e, per contagio, negli USA, in Cina, Giappone e nei paesi produttori di materie prime, con un petrolio a 60$ il barile.

Questo pero' e` un altro tema: le conseguenze negative della non-Europa e del non euro.

                                              Gustavo Rinaldi

                                    

                                             

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

Commenti

Comments are now closed for this entry