I paesi avanzati commerciano sempre meno tra loro e sempre più con le economie emergenti. Nel 1990 quasi l’80 per cento delle importazioni dei paesi avanzati proveniva da altri paesi avanzati e quasi l’80 per cento delle esportazioni vi era diretto; nel 2004, come mostrano la Figura 1 e la Figura 2, tale percentuale era scesa rispettivamente a poco più del 60 per cento e a poco più del 70 per cento. Una perdita di quote di mercato rispettivamente del 25 e del 12,5 per cento nel giro di 14 anni indica un fenomeno strutturale e non congiunturale: siamo in presenza di un vero e proprio cambiamento nel modo in cui è fatta l’economia mondiale.

Tale cambiamento è confermato dall’osservazione della scala destra delle medesime figure: nel 1990 dalla Cina proveniva il 2 per cento di tutte le importazioni di beni industriali dei paesi avanzati mentre nel 2004 tale percentuale era salita a quasi il 9 percento.  Le corrispondenti cifre dell’India sono il 2,3 per cento e il 3,8 per cento. Complessivamente i due giganti asiatici hanno più che triplicato la loro quota sulle importazioni industriali dei paesi avanzati. In pratica, quasi tutti i punti percentuali perduti dalle economie dalle economie avanzate sono stati conquistati dalla Cina e dall’India. Questo significa che la globalizzazione più che un processo uniforme di allargamento, è dato dalla “cooptazione” di Cina e India (e qualche altro paesi minore) in un club di commercio internazionale avanzato.

Mentre hanno perso largamente sul mercato interno, “invaso” dalle merci cinesi e di altri paesi orientali, le economie avanzate sono riuscite a recuperare solo in parte tale perdita: le esportazioni  verso la Cina sono passate dallo 0,8 al 3,5 per cento del totale – con una forte accelerazione a partire dal 2000 - mentre quelle verso l’India sono rimaste quasi invariate (Figura 2).

Che cosa succederà ora? L’autorevole Economic Outlook la pubblicazione semestrale di previsioni economiche del Fondo Monetario Internazionale, nel suo numero dell’aprile 2007 prevede che la tendenza continui e si rafforzi: nel 2007, anno che si preannuncia relativamente magro per le economie avanzate nel loro complesso – ma non particolarmente per quelle europee – a seguito dal previsto rallentamento degli Stati Uniti, le esportazioni delle economie emergenti cresceranno a un ritmo quasi doppio di quello delle economie avanzate, ossia al 10,4 per cento contro il 5,5 per cento mentre le loro importazioni cresceranno a un ritmo che è quasi tre volte quello delle economie avanzate (Figura 3 e Figura 4).

In realtà, e’ probabile che le economie emergenti commercino sempre di più tra di loro e che la quota delle economie avanzate sul loro commercio complessivo tenda a ridursi; sono infatti assai numerosi gli accordi di cooperazione economica (a cominciare da quelli cinesi con l’Africa) che legano tra loro le economie emergenti. Non ci sarà, insomma, una “controinvasione” della Cina da parte dei paesi avanzati, anche se, ovviamente, in molti settori otterranno dei buoni successi.

Questo significa che i paesi avanzati stanno perdendo la loro centralità nel commercio internazionale senza che alcun altro raggruppamento ne prenda veramente il posto. La vera rivoluzione del commercio internazionale, al di là del maggior peso dei paesi emergenti, consiste probabilmente nell’affermarsi della multipolarità.

                                                 Mario Deaglio 

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