Abbiamo nuovamente interpellato gli iscritti alla nostra newsletter riproponendo due domande poste prima delle vacanze dell'estate 2009 e altre due che erano inserite viceversa nei sondaggi dell'autunno 2008 e in quello di inizio 2009, oltre a due nuovi quesiti sul futuro del nostro paese.

Il tema della crisi economica continua ovviamente a essere sulla bocca di tutti, purtroppo, e i presunti miglioramenti di cui già a Luglio si discuteva paiono continuare ad essere soprattutto una speranza più che una realtà, in base ai dati disponibili e a quanto si può osservare nella vita di tutti i giorni.

Il nostro primo quesito verteva perciò sull'andamento dell'economia mondiale (Figura 1); il 5% di coloro che hanno risposto ha indicato l'opzione A, cioè un ulteriore peggioramento. Le risposte B e C (miglioramento generale oppure miglioramento solo per le economie emergenti) hanno raggiunto entrambe il 36%, mentre il 23%  prevede fluttuazioni senza una tendenza precisa (D).

Rispetto a Luglio possiamo quindi dire che il pessimismo è in calo (dal 70% al  41% della somma fra risposte A e C).
Gli ottimisti salgono dal 25% al 36% e il restante 23% rimane prudente e vive nell'incertezza.

La seconda domanda chiedeva di giudicare le prospettive del Dollaro.
La maggioranza (55%) ne prevede una ripresa (a Luglio erano il 45%); per il 38% si indebolirà ancora sfiorando quota 1,50 (a Luglio il 26%); un 7% pensa invece che sfonderà quota 1,50 (contro il 23% di Luglio). I nostri lettori esprimono quindi un lieve ottimismo sulla divisa americana(Figura 2).

Abbiamo poi riproposto la domanda dell'autunno 2008 sugli investimenti che vengono ritenuti più opportuni in questo periodo di congiuntura non facile (Figura 3). Gli immobili salgono prepotentemente dal 5 al 24%, mentre i titoli di stato crollano dal 31 all'8%. Le azioni sono salite dal 27 al 38% (in assoluto la percentuale più alta). Liquidità e pronti contro termini sono all'11%, quindi in ulteriore discesa rispetto al precedente 16%. Raddoppiano oro e pietre preziose, ora al 9% contro il precedente 4,2%. Un 3% ha scelto investimenti nell'arte e un altro 7% si è disperso in altre opzioni (in particolare obbligazioni).

La corsa alla liquidità è quindi ritenuta sempre meno necessaria, mentre è aumentata ulteriormente la fiducia nel mercato azionario. Gli immobili pesantemente coinvolti nella crisi finanziaria sembrano ora tornati a riscuotere fiducia negli investitori, ma anche l'oro registra una crescita da non sottovalutare.

La quarta domanda già posta nel sondaggio di inizio 2009 è un giudizio sulle capacità di innovazione di Obama.
A un anno di distanza la fiducia nel presidente americano è salita dal 38 al 57%, mentre gli scettici rimangono stabili al 43% (Figura 4).

 

Tutti coloro che all'epoca si mostravano quindi indecisi di fronte all'uomo nuovo della politica mondiale sembrano avere apprezzato le mosse finora intraprese dalla nuova amministrazione USA, in controtendenza rispetto a quanto avviene in patria dove le grandi speranze riposte in Obama si sono ora trasformate in parte in accese critiche con conseguente calo di fiducia.

Il quinto quesito chiedeva le previsioni dei lettori per il nuovo anno relativamente al nostro paese, sia in negativo che in positivo. Le risposte hanno toccato diversi punti e possono essere consultate nella pagina dei commenti ricevuti, dove sono state inserite le più significative.

La tendenza, purtroppo, è stata più negativa che positiva; moltissime le risposte scoraggiate di fronte a una classe politica che sembra riscuotere sempre meno fiducia, sia per quanto riguarda il governo che l'opposizione.
La crescente disoccupazione è stato il punto più evidenziato, insieme alle notevoli difficoltà economiche per le famiglie e per lo Stato stesso, che per molti necessiterebbe di riforme radicali. Gli ottimisti prevedono un recupero del PIL soprattutto grazie alle capacità delle nostre piccole e medie imprese e auspicano che i bassi tassi d'interesse possano essere d'aiuto per superare questi momenti non facili. Poco altro…

La sfiducia verso chi ci amministra è emersa anche nell'ultimo quesito sulle infrastrutture (Figura 5).
Di fronte a un tema (forse l'unico) che trova concorde quasi l'intero arco costituzionale, cioè la necessità di nuove infrastrutture di comunicazione soprattutto con l'estero, ci aspettavamo un plebiscito a favore della modernizzazione e di lavori pubblici destinati a durare almeno un ventennio. Invece, per quanto la maggioranza relativa (47%) abbia giudicato questa opzione di estrema importanza, la maggioranza assoluta di chi ritiene queste opere inutili o dannose, o che comunque non pensa che siano una priorità di fronte ad altre istanze più urgenti, e che vadano quindi pianificate nel rispetto di numerose variabili, ha raggiunto il 53%.

Calcolando la media dei voti espressi da zero a dieci abbiamo infatti ottenuto un 6,5, una sufficienza risicata che sembra dire che le infrastrutture certamente servono, ma devono essere progettate e costruite nell'interesse del paese e dei cittadini e non dei poteri che tradizionalmente in Italia mettono le mani sugli appalti pubblici. Netta la bocciatura del ponte sullo stretto di Messina e molte le perplessità sulla TAV Torino Lione, un dato che dovrebbe far riflettere chi sostiene che quest'opera sia osteggiata solo dalle popolazioni locali della Val Susa.

Vi rimandiamo alla pagina dei commenti per leggere  alcune opinioni selezionate.

 

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