La Grande Recessione - iniziata negli USA nel dicembre 2007 e terminata ufficialmente nel giugno 2009 - farà sentire i suoi effetti ancora a lungo.

Essa ha lasciato il maggior numero di disoccupati di lungo periodo da quando sono disponibili rilevazioni statistiche, cioè dal 1948. Più di quattro milioni di americani sono disoccupati da più di 12 mesi. Anche se il tasso ufficiale di disoccupazione è in calo, gran parte di questo apparente progresso è attribuibile al fatto che molti adulti si arrendono nella ricerca di un lavoro.

L'indicatore più significativo della performance di una economia basata sul lavoro, cioè il rapporto tra il numero di persone impiegate per il numero di adulti in età lavorativa, è migliorato solo leggermente dalla fine della crisi nel giugno 2009. Se i disoccupati di lunga durata perderanno i loro sussidi di disoccupazione prima che l'economia produca un numero sufficiente di posti di lavoro per avvicinarsi alla piena occupazione, le fila dei "nuovi poveri" si gonfieranno costantemente tra oggi e il 2017.

La crisi e il conseguente aumento della disoccupazione hanno acuito una annosa questione sociale negli USA: la povertà. Un gran numero di americani è già povero. Nel 2010, circa 46,2 milioni di americani hanno vissuto in povertà, ovvero circa il 15,1% della popolazione statunitense.

Si prevede che questo numero aumenterà ulteriormente, nonostante la crisi sia tecnicamente finita. La percentuale di persone che vive in povertà negli USA è aumentata del 27% tra l'anno prima l'inizio della Grande Recessione (2006) e il 2010. Nello stesso periodo (2006-2010), la popolazione totale degli Stati Uniti è cresciuta meno del 3,3%. Oggi, negli USA una famiglia su cinque guadagna meno di 15.000 dollari l'anno. Le stime ufficiali nazionali di persone in condizioni di povertà sono aumentate ogni anno dal 2006, come si vede nella Figura 1.

Il recente aumento del tasso di povertà non è stato uniforme in tutti i gruppi etnici della popolazione americana. L'aumento della povertà dal 2006 è stato maggiore tra gli ispanici e gli afro-americani che tra i bianchi, maggiore tra i bambini che tra gli anziani, e maggiore fra donne capofamiglia rispetto alle altre famiglie (Figura 2).

Le minoranze etniche sono le più colpite: più di un afroamericano e un ispanico su quattro è ufficialmente iscritto nelle liste della popolazione indigente.
Gli afroamericani e gli ispanici sono più vulnerabili anche perché hanno mediamente livelli di istruzione e di competenze inferiori al resto della popolazione, il che comporterà margini di recupero più lenti da una profonda recessione come questa.

Il tasso di povertà varia anche in base all'età. I bambini sono considerati poveri se le loro famiglie sono povere. Nel 2010, i minori di 18 anni hanno avuto il più alto tasso ufficiale di povertà (22%), seguiti da persone dai 18 ai 64 anni (13,7%), e le persone di 65 anni e più (9,0%) (Figura 3). Tra il 2007 e il 2010, il tasso di povertà è aumentato drammaticamente per la maggior parte tra i  minori di 18 anni (+4,6 punti percentuali), seguita da persone dai 18 ai 64 anni (+2,9 punti percentuali), mentre è diminuita tra le persone di 65 anni di età (-0,4 punti percentuali).

Nel rapporto ONU del 2007-2008 sulla povertà, gli USA vengono posizionati agli ultimi posti tra i paesi industrializzati (in particolare tra quelli con l'Indice di Sviluppo Umano più alto - Figura 4 e Figura 4b).
Negli Stati Uniti anche la disuguaglianza economica, cui la povertà è in parte collegata, presenta livelli molto più alti rispetto ad altri paesi ad alto reddito. L'indice di Gini relativo al reddito, che confronta la disuguaglianza tra i paesi, dimostra come dal 2006 gli Stati Uniti abbiano uno dei più alti livelli di disparità di reddito tra i paesi sviluppati (Figura 5), posizionandosi a livelli di disuguaglianza più alti di paesi sudamericani come Guyana, Nicaragua e Venezuela.

I livelli di povertà continueranno a salire, perché anche se la recessione è tecnicamente finita, continua il suo effetto che costringe i governi statali a tagliare i bilanci sociali e a rendere difficile la creazione di nuovi posti di lavoro di qualità. La caratteristica unica della Grande Recessione non è solo l'alto tasso di disoccupazione, ma è in effetti la lunga durata della disoccupazione, che milioni di americani hanno dovuto sperimentare sulla propria pelle. Un gran numero di questi disoccupati di lunga durata non sa quando il mercato del lavoro potrà tornare a riassorbirli. Molti di coloro che una volta avevano impieghi ben retribuiti saranno costretti ad accontentarsi di lavori di grado inferiore, intrappolandosi talvolta in un circolo vizioso di povertà.

Come visto prima (nella Figura 1), il numero di persone che vivono in povertà è aumentato ogni anno dal 2006, l'anno prima l'inizio della Grande Recessione. Nel 2006, il tasso reale del PIL negli Stati Uniti è cresciuto di un rispettabile 2,9%, e il tasso di disoccupazione era da poco sceso a 4,6, il più basso ai livelli più bassi dal 2000. La povertà tende ad aumentare durante le recessioni e a non diminuire fino a un anno o più dopo il loro termine. In altre parole, anche se l'economia si riprende, il tasso di povertà continua a salire per un periodo variabile di tempo (Figura 6).

Gli stati americani, da parte loro, hanno l'obbligo costituzionale del pareggio di bilancio. Di conseguenza, molti stati sono già in fase di taglio dei loro programmi di welfare, a mano a mano che la povertà aumenta. I bisogni aumentano, ma paradossalmente i programmi sociali ricevono meno sostegno, poiché il governo federale è a sua volta sotto pressione a causa del deficit sempre più alto. 

 

La situazione rischia di diventare ancora peggiore se il sistema degli ammortizzatori sociali dovesse perdere il sostegno finora ricevuto.
L'amministrazione Obama, comunque, non è rimasta a guardare. Già nel 2009 aveva approvato lo Stimulus Package, che ha forse contribuito ad attenuare gli effetti più negativi, allargando la copertura sanitaria ai figli delle famiglie più povere e tagliando le tasse ai lavoratori a basso reddito. Oltre a questo, ha rafforzato una serie di programmi di lotta alla povertà, quasi tutti già esistenti, che oggi sono messi a repentaglio dalle minori entrate fiscali federali, cui derivano tagli ai bilanci da parte dei singoli stati americani.

Tra questi, il più importante è SNAP, un programma federale che permette alle persone a basso reddito di acquistare cibo attraverso l'uso di tessere elettroniche. E' il più grande programma sociale americano per la nutrizione. Le tessere funzionano come carte di debito con cui i titolari possono acquistare solo i prodotti alimentari di base.

Per la prima volta nella storia, il numero mensile di persone che utilizzano i benefici del programma SNAP ha recentemente superato i 40 milioni (Figura 7). Oggi, circa un americano su otto beneficia di questo programma di sostegno all'alimentazione. Solo nel 2012, Il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti spenderà circa 73,5 miliardi dollari per sostenere SNAP.

In risposta alla Grande Recessione, gli stanziamenti erano stati aumentati già nel pacchetto federale del 2009; inoltre, i requisiti di idoneità di reddito sono stati in qualche modo attenuati e i singoli stati hanno potuto applicare regole meno ferree per determinare l'ammissibilità iniziale al programma.

Un'altra importante misura assistenziale (forse la forma più ovvia di assistenza durante una recessione economica) è l'Unemployment Insurance (UI), ossia il sussidio di disoccupazione. Negli Stati Uniti risale al New Deal di Franklin Roosevelt e sostituisce una parte dei salari di coloro che perdono il posto di lavoro, in genere per un massimo di 26 settimane. La responsabilità del programma è ripartita tra il governo federale (che sostiene i costi amministrativi) e gli stati, che gestiscono i pagamenti effettivi agli individui. Il sussidio è finanziato in gran parte da una imposta sui salari ai datori di lavoro che viene calcolata sullo storico della loro forza lavoro: più i dipendenti utilizzano i benefici dell'UI, maggiore il carico fiscale che il datore di lavoro dovrà sostenere.

Alla luce degli alti tassi di disoccupazione, il numero di individui che usufruiscono del sussidio è aumentato enormemente. All'inizio del 2007, circa 2,5 milioni di americani ricevevano pagamenti dell'UI. Questo numero è salito a 6,6 milioni a metà del 2009. Alla fine del 2010, poco più di 4 milioni di disoccupati stavano ricevendo il sussidio e circa 6 milioni sono previsti per il 2012.

Infine, un altro esempio di programma contro la povertà è l'Housing Assistance, che prevede aiuti per l'alloggio attraverso tre misure principali: il programma di edilizia residenziale pubblica, il programma di buoni residenziali (che permette alle famiglie beneficiarie di scegliere un'abitazione nel mercato privato e pagare un affitto calmierato) e un programma di sovvenzioni dal lato dell'offerta che incoraggia i proprietari ad offrire alloggi al di sotto del prezzo di mercato, in modo tale che le famiglie a basso reddito possano accedervi.

Nel 2010, quasi cinque milioni di famiglie hanno ricevuto un sostegno federale per le abitazioni: 1,2 milioni attraverso l'edilizia residenziale pubblica, 2,1 milioni attraverso l'accesso al mercato privato calmierato e 1,1 milioni di euro attraverso le sovvenzioni ai proprietari. Tutte e tre queste misure sono gestite attraverso agenzie regionali e locali, sotto la supervisione federale del Department of Housing and Urban Development (HUD).

In sostanza, quando il Congresso approvò lo stanziamento di 787 miliardi dollari nel Recovery Act agli inizi del 2009, lo scopo principale era quello di attenuare l'impatto della recessione, accelerare la ripresa economica e creare posti di lavoro per gli americani. Anche se gli economisti discuteranno per molto tempo sugli effetti reali del pacchetto di stimolo sulla crescita e sulla disoccupazione, si può già sostenere che abbia per lo meno attenuato gli effetti più pesanti sulle fasce povere della popolazione. Anche dubitando del fatto che tutti i 787 miliardi dollari siano stati concretamente destinati per stimolare la ripresa e quindi mitigare le difficili condizioni degli americani poveri, si può dire che circa 240 miliardi dollari del pacchetto sono stati stanziati direttamente per i programmi dedicati alla popolazione a basso reddito.

Da questo punto di vista, il pacchetto di stimolo è stato approvato appena in tempo per evitare situazioni ben più drammatiche. Si calcola che l'Unemployment Insurance da solo abbia evitato che circa 2,5 milioni di persone si ritrovassero in situazioni di notevole difficoltà economica, mentre lo Stimulus Package nel suo insieme ha sostenuto circa 7 milioni di americani affinché non scivolassero sotto la soglia ufficiale di povertà.

Tuttavia, livelli di spesa più alti possono aggravare nel paese le preoccupazioni riguardanti il deficit pubblico e innescare l'opposizione di una larga fetta di contribuenti. Alcune componenti politiche più conservatrici minacciano di compromettere la sostenibilità futura di questi programmi, nonostante la loro efficacia dimostrata nel sopperire a situazioni di emergenza.

                                         Enrico Marescotti 

 

                                    

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

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