Più 11,9 per cento: il prodotto lordo cinese ha continuato  a crescere a una velocità incredibile anche nel secondo trimestre del 2007 tra lo stupore, l’ammirazione (e lo sgomento) del resto del mondo. Per conseguenza, anche nel 2007 è prevista una crescita complessiva superiore al 10 per cento, mentre nel 2008 dovrebbe scendere  lievemente al di sotto di questa astronomica cifra.

Qual è la logica che anima questa crescita? Noi la ricostruiamo sulla scorta di due cifre base:

·  20 sono gli anni della “finestra demografica” della Cina, dopo i quali l’invecchiamento della popolazione diventerà rapidissimo. E’ questo il risultato di due politiche demografiche opposte: “fare figli per il socialismo” era la parola d’ordine fino agli anni sessanta, “un figlio solo per famiglia” la parola d’ordine successiva. Per cui gli attuali figli unici dovranno sostenere moltissimi genitori e nonni.

·  300-500 sono i milioni di occupati in eccesso nell’agricoltura, ai quali bisogna garantire un ordinato passaggio alla produzione moderna. In caso contrario, si stima che le pressioni sociali e politiche diventerebbero insopportabili.

Su questa base è costruita la Figura 1: essa implica precisamente lo spostamento di 300-500 milioni di lavoratori in vent’anni dall’antiquato settore agricolo (che nel frattempo è in corso di modernizzazione) al settore moderno. Con questo spostamento - analogo a quello, molto più piccolo, del miracolo economico italiano dalle campagne alle città e dal Sud al triangolo industriale - si realizza un forte aumento di produzione, in aggiunta a quello che deriva dalla crescita della produttività degli attuali addetti al settore moderno, che viene ottenuta con forti investimenti. La due tendenze si intrecciano generando altresì una componente aggiuntiva. Risultato: la necessità, inevitabilità, di una crescita prossima alle due cifre per ancora due decenni.

Tale crescita deve continuare per un po’ a essere trainata dalle esportazioni, in quanto la crescita dei consumi interna crea ingenti problemi ambientali e sociali e può essere accelerata soltanto a piccole dosi. Per questo la Cina deve usufruire di nuove vie di comunicazione, oltre a quella che passa per lo stretto di Malacca per raggiungere i propri mercati di sbocco.

La Figura 2 mostra tali vie, tra le quali spiccano la nuova ferrovia Transiberiana, concordata con la Russia nel 2006, il nuovo Canale di Panama, per il quale è stato deciso l’inizio dei lavori e (forse) la ristrutturazione del porto di Genova, particolarmente adatto, per i suoi fondali profondi, ad accogliere gigantesche navi portacontainer.

Per ottenere questi risultati, la Cina deve garantirsi gli approvvigionamenti energetici e su questo è in atto una vigorosa politica che l’ha portata a stringere, nel 2006-07, importanti accordi a lungo termine per forniture petrolifere con la Russia e il Venezuela. A queste si aggiungono le attività esplorative ed estrattive cinesi in Africa Occidentale e l’interesse cinese al petrolio e al gas iraniano. La Figura 3 mostra la direzione dei flussi destinati a modificare la struttura petrolifera e metanifera del mondo.

L’interesse petrolifero ha indotto la Cina a sviluppare i propri rapporti economici con l’Africa: nel continente sono stati conclusi, nel periodo 2006-07 circa cento nuovi accordi economici rilevanti, di varia natura, mentre il valore dell’interscambio è già fortemente aumentato (Figura 4). La Cina, immune da sospetti di colonialismo e disposta a investire grandi capitali non solo nella ricerca energetica ma anche nelle infrastrutture dei paesi africani, sta sostituendosi all’Europa come potenza di riferimento per il “continente nero”.

Nel frattempo si sta creando  una vera e propria area economica cinese in Asia. La Figura 5 mostra un significativo aumento dell’interscambio con i vicini asiatici: le cifre sono leggermente datate, ma è chiara l’intensificazione dei rapporti economici che ha portato le esportazioni giapponesi verso l’area cinese a superare quelle verso gli Stati Uniti. La Cina importa soprattutto materie prime e semilavorati (con l’eccezione delle importazioni dal Giappone che sono invece di alto contenuto tecnologico).

In definitiva, dietro alla “quantità” cinese c’è anche la “qualità”, ossia una struttura coerente di rapporti, flussi e strategie. In qualsiasi progetto per il nostro futuro non possiamo non tenerla presente.

                                                  Mario Deaglio

 

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