18 aprile 2007: ci vogliono 136,16 centesimi di dollaro per comprare un euro. Ci vogliono più di due dollari per comprare una sterlina. Nel primo caso, il massimo storico è sfiorato, nel secondo è superato. Nei giorni successivi c’è un lieve recupero tecnico ma il problema non può più essere ignorato: quanto è ancora credibile il dollaro come moneta di riserve e come moneta maggiormente utilizzata nelle transazioni internazionali?

Fino alla nascita dell’euro, i paesi che esportavano verso gli Stati Uniti più di quanto importavano, e quindi accumulavano forti saldi in dollari, di fatto non avevano alternative: le altre monete erano troppo “piccole” ed era di fatto impossibile o assai poco conveniente convertire questi saldi in marchi, franchi svizzeri, sterline o yen. La moneta unica europea ha cambiato queste prospettive ed ecco che, dopo la fine – nella primavera del 2000 - del lungo boom americano, una dopo l’altra, le banche centrali hanno cautamente cominciato a diversificare le loro riserve e quindi a detenerne una parte in dollari e una parte in euro.

I risultati sono chiaramente visibili nella Figura 1 che, in certo modo, sintetizza la travagliata storia monetaria degli ultimi otto anni. Nel 1999, quando iniziarono gli scambi di un euro non ancora materialmente disponibile, il dollaro stava vivendo una stagione di forza; sull’ala della “new economy” e del boom di Borsa, tutti andavano a investire a Wall Street ed ecco che invece degli originari 116,75 centesimi di dollaro per un euro si scende a un minimo storico di 82,29 centesimi nell’ottobre del 2000, una caduta di quasi il 30 per cento.

Il dollaro comincia a perdere seriamente terreno quasi due anni più tardi, sull’onda della, sia pur lieve, recessione americana e dell’instabilità internazionale successiva agli attentanti alle Torri Gemelle del settembre 2001.
Hanno inizio tre anni di continua erosione del valore del mitico “biglietto verde”, tanto che, a fine dicembre 2004 si tocca il massimo storico di 136,66 centesimi di dollaro per un euro: in tre anni il costo di un euro per un americano è aumentato del 66%! Il 2005 vede un lieve rafforzamento non perché sia cambiato qualcosa per il dollaro ma perché è cambiato qualcosa per l’Europa: la battuta d’arresto del processo di integrazione, il rifiuto della Costituzione e il rallentamento della crescita ridanno fiato al dollaro ma, all’inizio del 2006, l’erosione riprende senza pietà.

Le sue cause? Le debolezze dell’economia americana sono illustrate nella scheda "USA - Una ripresa appesa al deficit estero" ma la Figura 2 ne mostra una sola, abbastanza eloquente: il crescente deficit commerciale americano sembra sempre meno sostenibile. Siccome esso è causato in buona parte dall’aumento del prezzo del petrolio, e questo a sua volta dipende in parte da cause non economiche ma politiche, ecco che l’andamento del valore di una grande moneta si intreccia fatalmente con quello delle strategie di un grande paese.

                                                 Mario Deaglio 

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