Quando sale, la marea fa salire tutte le barche, quelle nuove e tecnologicamente avanzate e anche quelle un po’ vecchiotte. E così la modesta marea della ripresa dell’Europa si è ripercossa favorevolmente su quella barca un po’ vecchiotta che è l’economia italiana nell’ambito della flottiglia europea, stimolando una ripresa che mancava ormai da quasi cinque anni. A partire dal primo trimestre 2006, i grafici mostrano tassi di crescita sensibilmente superiori al magrissimo 1 per cento al quale eravamo abituati da tempo
(Figura 1); le prime stime sull’ultimo trimestre dell’anno indicano inoltre che non si tratta di un fuoco di paglia, anche se continuiamo a fare meno bene del resto dell’Europa Occidentale, per non parlare degli Stati Uniti o della Cina.

Gli stessi segnali cautamente positivi derivano dall’esame dell’andamento della produzione industriale. La Figura 2 mostra chiaramente una salita molto rapida nel primo quadrimestre del 2006; poi il ritmo si è leggermente assestato, ma la salita è continuata.
All’interno dell'industria gli andamenti sono però assai difformi (Figura3). Si tratta, quindi, di una ripresa molto selettiva, nettamente trainata dall’industria dell’auto, la quale si riverbera anche su molti settori meccanici; secondo i nostri calcoli, direttamente o indirettamente la ripresa dell’auto italiana nel corso del 2006 spiega il 30-40 per cento della crescita complessiva. Ciò significa che al di fuori dell’auto i segnali positivi sono molto tenui; per l’industria leggera, i cui prodotti tipicamente fanno parte del “made in Italy”, si ha una stabilizzazione, o, al massimo, un leggero aumento, il che però è meglio del passato: solo pochi trimestri addietro sembrava che tutto dovesse essere spazzato via dalla concorrenza asiatica.

Alcune delle ragioni di fondo di queste debolezze sono sintetizzate nella Figura 4, che riporta la ripartizione percentuale della spesa corrente delle amministrazioni pubbliche italiane. Le pensioni incidono per quasi il 40 per cento sul totale e le previsioni demografiche indicano che questa voce salirà ancora; solo un aumento dell’età pensionabile può contenerla efficacemente, ma la sua effettiva realizzazione è molto difficile per le comprensibili resistenze politico-sociali. Anche la seconda voce di spesa, ossia quella per il lavoro dipendente, continua a crescere, per forza propria, più del resto dell’economia, indipendente dal colore politico dei governi. Mentre le entrate, come vedremo, hanno fatto grandi progressi, non si è riusciti a comprimere efficacemente le uscite.

L’andamento delle entrate è illustrato dalla Figura 5. Qui si sono colti i risultati più positivi del 2006, il che ha dato luogo a un drastico mutamento di prospettive sui nostri deficit futuri e ha alleggerito la pressione dell’Unione Europa nei confronti dell’Italia. Come è detto in figura, il gettito legato alla “stagione dei pagamenti” di giugno è stato sensibilmente superiore al passato e il fabbisogno si è molto ridotto. Paura di una politica di accertamenti più severa con il nuovo governo? Effetto dell’introduzione di qualche buon meccanismo di contenimento della spesa da parte del governo precedente? Probabilmente un po’ di tutte e due le cose. E’ sperabile che su questa buona base si possa far crescere nel 2007 la pallida ripresa del 2006.

                                                Mario Deaglio

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