Il tradizionale meeting annuale dell'Economic Freedom of the World Network (www.fraserinstitute.org) si è tenuto quest'anno a Wroclaw, in Polonia. Era forse scontato che il titolo della conferenza fosse "The Economic Freedom in Times of Crisis". La libertà economica ai tempi della crisi, appunto.

L'anno in cui si celebra il ventennale dell'apertura al mercato dei paesi ex comunisti (la scelta della Polonia come sede del meeting non è stata casuale) ha coinciso, per un'ironia della storia, con la crisi economica più grave che ha colpito i mercati mondiali. E la crisi ha avuto origine nel mondo anglo-sassone, culla del libero mercato, proprio in quei paesi che storicamente guidano la classifica dell'Indice di Libertà Economica del Fraser. (Figura 1). Diventa quindi interessante approfondire le relazioni tra il livello di libertà economica e le capacità di reazione ad una situazione critica quale quella attuale.

L'Economic Freedom of the World Index (Figura 2), così come molti indicatori di natura simile, sono utili per analizzare aspetti economici strutturali, quali la competitività nel medio-lungo periodo o la capacità di crescere a tassi più o meno elevati. Purtroppo sono meno efficaci per analizzare situazioni di breve periodo, e meno adatti ancora per interpretare shock quali quello che ha determinato la crisi attuale. Il rischio è, all'opposto, che paesi più "economicamente liberi" siano in realtà meno protetti (con mercati del lavoro più flessibili, meno welfare state) e quindi più indifesi di fronte a tracolli improvvisi (Figura 3). L'indicatore di libertà economica del Fraser è, inoltre, disponibile dopo un lasso di tempo di almeno un anno. Può quindi essere utile per capire se diverse performance nelle varie aree di analisi abbiano determinato una diversa capacità di reazione alla crisi, ma non per monitorarne gli sviluppi in tempo reale.

Ciò che emerge dall'analisi dell'ultima edizione dell'indice è l'immagine di un mondo frastagliato, in cui la crisi ha colpito con effetti diversi le diverse zone del pianeta, in cui paesi anche vicini, come quelli sudamericani  (Figura 4), "camminano" in direzioni opposte, alcuni guadagnando posizioni e altre perdendole drasticamente nella classifica della libertà economica.

Questo "rimescolamento delle carte" potrà essere accelerato dalla crisi e dalle modalità di implementazione delle cosiddette "exit strategies" per superare la crisi.

 

 

Come sostengono gli autori del Rapporto 2009, "è chiaro che la reazione dei governi alla crisi può determinare un calo della libertà economica a livello mondiale."

E' nel medio-lungo periodo che si rischia di osservare una contrazione del grado di libertà economica, a meno che le exit strategies non siano così efficaci da ristabilire condizioni comparabili a quelle pre-crisi. La domanda che viene naturale porsi è quindi: quanto influirà la crisi attuale sui livelli di libertà economica dei diversi paesi?

Anche se la crisi attuale supera, per intensità, quelle osservate negli ultimi decenni, gli autori del Rapporto cercano di fare tesoro delle esperienze passate per fare qualche previsione. Stimando gli effetti di un output gap (differenza tra PIL effettivo e PIL potenziale) superiore al 4% e gli effetti delle passate crisi bancarie sul valore finale dell'indice della libertà economica e sulle singole componenti dell'indice stesso (Figura 5) si osservano due effetti differenti:

· L'effetto delle crisi bancarie sulla libertà economica è negativo nel breve periodo, ma diventa positivo se consideriamo il lungo periodo. Una crisi nel sistema finanziario, nonostante i salvataggi a cui spesso obbliga i governi, stimola i paesi colpiti ad accelerare sulle riforme, una volta superata la fase critica.

· È invece negativo, sia nel breve sia nel lungo periodo, l'effetto di una decrescita dell'economia (output gap). Questo effetto negativo si manifesta soprattutto negli indicatori relativi all'intervento dei governi nell'economia, costretti a manovre di ampio respiro per fronteggiare il calo della crescita.

La parola finale sugli effetti della crisi sulla libertà economica ce l'avremo solo tra qualche anno, quando la crisi sarà superata e sarà più chiaro il quadro politico ed economico del mondo post-crisi.

Per ora l'indice di libertà economica sviluppato dal Fraser, anche se non può fornirci risposte tempestive sulle possibili evoluzioni della crisi, rimane un indicatore da guardare con attenzione per monitorare lo stato di salute delle economie mondiali, almeno sotto l'aspetto della libertà economica.

                                          Gabriele Guggiola

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