Non c’è tranquillità neppure al momento delle ferie: quando si vorrebbe riposare, i mercati finanziari si mettono a fare le bizze; di colpo i giornali si riempiono di termini non proprio usuali, come subprime e cartolarizzazione e anche il normale risparmiatore sente il dovere di informarsi. Ci proponiamo di aiutare i lettori ad informarsi se avranno la pazienza di seguirci in un percorso che si snoda attraverso sei figure. E’ relativamente complicato, ma viviamo in un mondo complicato e per essere cittadini informati occorre sobbarcarsi qualche fatica.

La Figura 1 descrive una realtà lontana nello spazio e ormai non più attuale, che però è necessario guardare con attenzione per capire il meccanismo della crisi: il mercato americano dei mutui per la casa. A differenza dell’Italia, negli Stati Uniti si danno (davano) volentieri mutui per la casa per l’intero ammontare anche a persone relativamente prive di garanzie. Perché? Perché negli Stati Uniti è molto più facile che in Italia portar via la casa a chi non paga.

Ecco allora, in anni di prezzi delle abitazioni vigorosamente crescenti, nascere una vera e propria “industria del mutuo fondiario”: società specializzate prendono a prestito denaro a basso costo in oriente, e particolarmente in Giappone, e offrono mutui a persone che danno poche garanzie. Sono mutui di serie B (subprime), ad alto rischio, che vengono spesso rivenduti (“cartolarizzati”) ad altre società finanziarie specializzate in crediti dubbi. Se il mutuatario non paga, saranno loro a iniziare le azioni legali necessarie e ad appropriarsi della casa, che nel frattempo è aumentata di valore. Così, in un certo senso, ci guadagnano tutti: i finanziatori asiatici e la società di mutui hanno un buon rendimento per il loro denaro, la società specializzata in cartolarizzazione realizza buoni utili oppure entrerà in possesso di un immobile dal prezzo aumentato. Ci perde solo il mutuatario che non paga (che però potrebbe aver vissuto a basso costo per qualche mese).

Ma il vento è cambiato negli ultimi 6-12 mesi: i prezzi delle abitazioni hanno cominciato a scendere e i conti  non quadrano più (Figura 2). Per le società di mutui fondiari è più difficile cartolarizzare, per le società di cartolarizzazione è diventa impossibile rivendere con profitto l’immobile espropriato; e siccome l’economia rallenta, il numero dei mutuatari insolventi aumenta.

Ecco quindi manifestarsi le tensioni descritte nella Figura 3 con il colore verde: sono già due milioni le famiglie americane a minaccia di sfratto e la cosa comincia ad attirare l’attenzione politica del partito democratico (in maggioranza in parlamento), mentre le società di mutui e quelle di cartolarizzazione cominciano a fallire. La quantità di mutui erogati rallenta e si riduce la domanda di yen giapponesi (o delle monete di altri paesi asiatici) ottenibili a basso tasso di interesse mentre aumenta la necessità di ricomprare gli yen per restituire i prestiti scaduti.

Fin qui siamo sempre nel circuito edilizio. Ma il virus del subprime è uscito da questo ambito ristretto: le società di cartolarizzazione, infatti, si finanziano emettendo titoli di debito che trovano diffusione in tutto il mondo, ben al di là del campo delle costruzioni, e nelle sofisticate ingegnerie finanziarie dei tempi recenti, entrano come ingredienti importanti nella costruzione di “prodotti finanziari strutturati”, ora diventati improvvisamente molto più deboli (Figura 4). E’ un po’ come l’influenza aviaria che può uscire dal circuito dei volatili e attaccare anche gli esseri umani.

La conseguenza sulle Borse è esemplificata dall’andamento dell’indice Dow Jones (Figura 5): la tendenza al rialzo, già interrotta dalla breve ma acuta crisi di febbraio-marzo 2007, ha subito un secondo colpo nel luglio-agosto dello stesso anno. Questa volta le cose sono più serie perché gli interventi delle banche centrali non si sono dimostrati risolutivi.

Come andrà a finire? Una risposta, o meglio un tentativo di inquadrare il problema, è abbozzata nella Figura 6: gli esperti sono nettamente divisi tra ottimisti (in buona parte uomini di finanza) che hanno fiducia nelle capacità del sistema di autocontrollarsi, limitare i danni e ripartire, e pessimisti che pensano a una crisi di sistema, con pesanti interventi pubblici. Lo vedremo  dagli sviluppi delle prossime settimane e dei prossimi mesi (e vi terremo informati). Nel frattempo rimane la consolazione che proprio la relativa arretratezza e il conservatorismo del mercato italiano (mutui concessi prevalentemente da banche, sottoposte a severi controlli, con molta attenzione alla solvibilità del debitore) dovrebbero tener lontane in ogni caso almeno le conseguenze peggiori.

                                                 Mario Deaglio

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