Nell'autunno del 2012, l'anno del Drago secondo il calendario tradizionale cinese, si riunirà a Pechino il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC)
(Figura 1) , l'istituzione che dal 1949 detiene il monopolio del potere politico e militare nella Repubblica Popolare Cinese (RPC).

Benché il condizionale resti d'obbligo, essendo quello cinese un regime autoritario caratterizzato da eccezionale opacità quanto ai meccanismi decisionali interni, l'attesa è per un rinnovamento importante dei leader chiamati a ricoprire le posizioni apicali. A partire dagli anni '80 del secolo scorso si è instaurata una prassi di progressiva istituzionalizzazione dei processi che regolano la selezione della dirigenza cinese, che ha inciso profondamente sull'approccio tradizionale a trazione clientelare (o, meglio, centrato sull'intersezione tra sensibilità ideologiche e 关系, guanxi, le reti di relazioni inter-personali e familiari su cui si fonda tutta la società cinese).

Se le dinamiche cui si è assistito in occasione del 16° e 17° Congresso del PCC (nel 2002 e 2007) rimarranno valide, i leader di età superiore ai 68 anni saranno in uscita. Il novero include il Presidente della RPC e Segretario Generale del Partito (Hu Jintao) e i vertici dell'Assemblea Popolare Nazionale (Wu Bangguo), del Consiglio di Stato (Wen Jiabao) e della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese (Jia Qinglin), secondo il corretto ordine gerarchico.

Complessivamente, dovrebbero essere sostituiti sette dei nove membri del Comitato Permanente del Politburo, il supremo organo decisionale del Partito e, di conseguenza, della RPC. Allargando lo sguardo all'intero Politburo, sono 14 su 25 i leader che supereranno i limiti di età. Gli avvenimenti che si sono succeduti nell'ultimo biennio durante le sessioni plenarie annuali del Comitato Centrale del PCC - tra le cui fila sono scelti i membri dei due più ristretti organi sopra citati - indicano che la successione è in pieno svolgimento. Essa è destinata ad essere pilotata a monte del prossimo Congresso, che tende a ratificare equilibri definiti in anticipo dalle varie anime del Partito, pur potendo introdurre "variazioni sul tema".

Dopo la scomparsa di Deng Xiaoping, unico timoniere de facto della RPC tra il 1978 e il 1992, infatti, il PCC non è più dominato da un soggetto capace di concentrare in sé il ruolo di decisore di ultima istanza, come già avvenuto con Mao Zedong prima dello stesso Deng. Benché detentore della triplice carica di Segretario Generale del PCC, Presidente della RPC e Presidente della Commissione Militare Centrale, infatti, l'attuale Capo di Stato Hu Jintao va considerato un primus inter pares, punto di equilibrio tra le anime eterogenee che coesistono nel PCC.

Queste sono una caratteristica strutturale del Partito, percorso da fazioni sin dalla sua origine (in lingua cinese "partito" si traduce con 党, dang, che significa anche "fazione"). Le riforme economiche introdotte da Deng dopo la fase acuta della collettivizzazione autarchica di matrice maoista hanno indotto una proliferazione di tali fazioni, avendo liberato (seppur solo parzialmente) forze di mercato che tendono ad alterare in modo incrementale la struttura degli incentivi nella società cinese. L'economia di mercato, per quanto nella variante "socialista con caratteristiche cinesi" introdotta nella terminologia del PCC fin dal 14° Congresso del 1992, non può che estendere anche alla Cina le logiche di creazione di vincitori e perdenti
(Figura 2) - anche in senso relativo - tipiche del mercato globale, producendo tensioni prima ignote in una società quasi egualitaria (in epoca maoista il reddito nelle zone urbane era comunque ben superiore rispetto a quello della popolazione rurale).
Il coefficiente Gini, usato per misurare il tasso di uguaglianza (0) o disuguaglianza (1) all'interno di una società è passato da 0,16 nel 1978 a 0,47 nel 2010.

L'accentuarsi della consapevolezza di tali disuguaglianze presso la società cinese ha stimolato alcuni leader a farsi interpreti di quelle che vari osservatori considerano come "piattaforme" politiche in competizione, secondo logiche talvolta descritte ottimisticamente come forme prototipiche di "democrazia intra-partitica". Dalla cacofonia di voci più o meno rappresentative possono essere distillate quattro dialettiche, pur se con lineamenti necessariamente arbitrari.

La prima fa perno sull'estrazione del ceto politico e vede contrapporsi i 团派, tuanpai, leader che provengono dalla base del partito e in particolar modo dalla Lega della Gioventù Comunista, ai          太子党, taizidang, i "principi rossi" che fondano la propria influenza sui legami di parentela con alti dirigenti del Partito delle generazioni precedenti. Al primo gruppo appartiene Hu Jintao e, tra i potenziali futuri leader, l'attuale Vice Premier Li Keqiang; al secondo sono riconducibili Xi Jinping, attuale Vice Presidente della RPC e accreditato come erede di Hu nel 2012, e Bo Xilai, l'ambizioso Segretario del PCC per la municipalità di Chongqing. Tanto la provenienza geografica - dalle zone interne e più povere della Cina i primi, dalle metropoli costiere i secondi -, quanto le aderenze con i grandi interessi imprenditoriali (maggiori nel caso dei secondi rispetto ai primi) dovrebbero identificare due tipologie di leader di sensibilità piuttosto diverse.

 

 

 

Una seconda categorizzazione rinvia ai diversi modelli di sviluppo perseguiti dai principali leader, desumibili da un'analisi delle politiche attuate sin qui. In questo caso gli allineamenti si modificano: Li Keqiang e Bo Xilai vengono a trovarsi insieme su un fronte diverso rispetto, ad esempio, a Wang Yang, Segretario del PCC per la gigantesca e fondamentale provincia del Guandong. Sia Li che Bo sono orientati a traiettorie di sviluppo che riducono l'enfasi sulla crescita per dare maggior spazio a politiche redistributive: il primo, in quanto di fatto Premier in prova, sta faticando nel tentativo di introdurre programmi nazionali di edilizia popolare, riforma del sistema sanitario e maggiore sicurezza alimentare (gli scarsi successi raccolti sinora potrebbero pregiudicarne la successione a Wen Jiabao). Bo Xilai, in evidente competizione con Li, propone la Municipalità di Chongqing come città-modello in fatto di costruzione di un sistema di welfare a protezione dei cittadini, con frequenti richiami retorici a principi e slogan dell'epoca maoista.

Su una piattaforma molto diversa, indipendentemente dal suo provenire dalle file della Lega della Gioventù comunista, si muove Wang Yang, per il quale la crescita economica sostenuta (Figura 3) rimane punto di partenza insostituibile per qualsiasi sforzo redistributivo. La sua politica di "svuotare la gabbia per far spazio a nuovi uccelli" (騰籠換鳥, teng long huan niao), secondo un vecchio detto popolare, punta a riqualificare il tessuto industriale della provincia trasferendo le fabbriche a minor valore aggiunto nell'entroterra, e sostituendole con produzioni più avanzate e servizi nelle zone costiere più sviluppate.

Su una lunghezza d'onda analoga è Wang Qishan, Vice Premier riconducibile al gruppo dei taizidang, il quale rimane la voce più autorevole (seppur piuttosto isolata) a sollecitare una prosecuzione delle riforme economiche a livello centrale, specialmente in campo finanziario.

Le posizioni di cui sopra tendono, poi, ad essere ricondotte a uno spettro politico-ideologico cinese per certi versi speculare rispetto a quello occidentale, secondo una terza categorizzazione possibile dei leader in lizza per le posizioni di vertice nella Cina post-2012. Nel caso dei dibattiti interni alla RPC sugli orizzonti di politica estera, infatti, quanti si collocano sull'estremo sinistro (noti come "Nuova sinistra", "Neo-maoisti"…) sono sì propugnatori di politiche redistributive, ma anche di una politica estera - secondo la prima tradizione maoista - più assertiva nei confronti di un Occidente che vedono in via di superamento (Figura 4) , e propensa a coltivare alleati "tradizionali", come Corea del Nord, Pakistan e Iran.
Sull'estremo opposto (la "Nuova destra", i "Neo-liberali"…) non si trovano i fautori di opzioni nazionaliste, bensì quanti sostengono la bontà per la Cina di continuare a integrarsi nel sistema economico-finanziario globale, operando in modo collegiale con le istituzioni internazionali e i principali stakeholders dell'ordine internazionale.

Un terzo raggruppamento, descritto come dei "Neo-confuciani" trascende questi dibattiti immediati per trarre ispirazione dai valori tradizionali della cultura cinese, con variabile propensione a leggere in senso patriottico tali valori e a immaginarne una universalizzazione oltre i confini dell'universo culturale sinico.

Infine, una quarta dialettica intorno a cui interpretare la disposizione strategica dei diversi soggetti coinvolti nell'attuale transizione di potere a Pechino verte sul catalogo di priorità determinate dalla burocrazia del PCC, la quale è plasmata nel medio periodo come funzione del consenso raggiunto dai principali leader sugli obiettivi fondamentali da perseguire. In quest'ottica, gli esponenti "riformisti"  (come Wang Qishan, o i vertici della Banca centrale) risultano in posizione ben più debole rispetto a una coalizione trasversale di tutori della stabilità, secondo la parola d'ordine della "società armoniosa" che ha caratterizzato il doppio mandato quinquennale di Hu Jintao e Wen Jiabao.

L'influenza crescente di apparati come il Dipartimento della Propaganda e l'articolato sistema di sicurezza interna testimoniano questa tendenza e rinforzano la probabilità che anche dopo un primo biennio di assestamento (2012-2014), i nuovi leader della RPC - chiunque essi siano - non operino in un contesto nazionale che stimoli riforme economiche o politiche particolarmente incisive.

Determinanti per il futuro della Cina saranno dunque fattori esogeni, rispetto ai quali la nuova dirigenza cinese sarà chiamata a prendere posizione con la consapevolezza di essere a capo di una nazione che sempre meno si può permettere di evitare responsabilità di indirizzo politico anche a livello globale.

                                         Giovanni Andornino


                           Questa scheda nasce dalla collaborazione con TWAI

                                           

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