Il futuro del sistema monetario internazionale è di grande attualità nel dibattito economico.
Non è più pensabile che al centro del sistema esista ancora solo il dollaro, data la forte instabilità della moneta e l'enorme debito statunitense.

Negli anni Ottanta si guardava allo yen come possibile alternativa, negli anni Novanta si è presa in considerazione l'ipotesi dell'euro. Di fatto nessuna di queste monete ha assunto un ruolo preminente, né si può pensare, per le difficoltà attuali che investono Giappone e Grecia, che possano assumerlo in un prossimo futuro.

Oggi, numerosi analisti economici prendono in considerazione il renminbi (Figura 1) come valuta internazionale potenzialmente destinata a sostituire il dollaro.

Sicuramente il dollaro non ha più la forza che aveva ai tempi di Bretton Woods ed altrettanto sicuramente la Cina si profila come nuovo gigante dell'economia mondiale. Ha superato il Giappone nel 2010 (Figura 2) e, secondo il Fondo Monetario Internazionale, potrà superare gli Stati Uniti nel 2016.
Altri studiosi posticipano il sorpasso al 2021 (Figura 3).

Tutto questo va dato per scontato? No, esistono motivi per dubitarne.

  1. L'economia cinese è basata sull'export; è improbabile che la domanda internazionale di prodotti cinesi prosegua sui volumi degli ultimi anni.
  2. La produzione in Cina è fondata su una inesauribile disponibilità di manodopera a basso costo che lavora con orari e ritmi impossibili. C'è da prevedere che dinamiche sindacali e sociali modifichino questa realtà.
  3. Fino ad oggi la Cina ha pesantemente sfruttato le proprie risorse naturali e ambientali; prima o poi dovrà pagare prezzi elevati per rendere compatibili sviluppo e ambiente.
  4. Le grandi città potrebbero essere investite da una bolla immobiliare, peraltro non delle dimensioni di quella che ha portato alla crisi negli Stati Uniti.
  5. Infine, la moneta. Perché la Cina si affermi come prima economia del mondo è necessario che il renminbi fluttui liberamente, ma, paradossalmente, la libera fluttuazione potrebbe frenare lo sviluppo economico: l'export ne risentirebbe e dovrebbe essere compensato dall'aumento dei consumi interni

Non è affatto dato per scontato quindi che la Cina diventi in un futuro prossimo l'economia più grande del mondo e che conseguentemente la sua moneta diventi di riferimento per i mercati internazionali. Nonostante tutto ciò, sono forti e insistenti le spinte, provenienti da più parti, affinché in tempi brevi la valuta cinese sia collocata alla pari rispetto alle altre valute sui mercati finanziari.

A questo proposito, occorre tenere conto che il dollaro si è affermato come moneta di riferimento in seguito ad un processo dell'economia americana fondato sulla produzione, dove la finanza aveva un ruolo strumentale e sussidiario.

 

 

Successivamente, il modello di sviluppo americano e occidentale ha visto la finanza prevalere sull'economia e la crisi attuale è il prodotto di questa realtà.
Anche l'economia cinese è fondata sulla produzione e il sistema finanziario è ancora fragile. Inoltre, per quanto sia iniziato il processo di privatizzazione della produzione, la finanza è ancora in mano pubblica. Perciò non sono i mercati, ma è il governo cinese a stabilire il valore dei cambi.

La liberalizzazione del renmimbi è molto attesa dalla speculazione internazionale. Rappresenta, infatti, un investimento sicuro, dato che il tasso di cambio non potrà che crescere (Figura 4). In un contesto del genere, la Cina corre dei rischi paragonabili a quelli della crisi asiatica del 1997 (Figura 5) o a quelli della crisi mondiale del 2008.
La speculazione sui mercati valutari che improvvisamente entrerebbe in Cina, altrettanto velocemente ne uscirebbe lasciando il paese fortemente impoverito.

Tutto questo dimostra che occorre molta cautela nel processo di internazionalizzazione del renminbi che comunque, a dispetto di tutte le difficoltà, ha iniziato a muovere i primi passi:

  1. la percentuale di contratti stipulati dalla Cina in renmimbi è decuplicata in soli due anni;
  2. alcune imprese occidentali, come Mc Donald e Caterpillar hanno emesso obbligazioni in renminbi;
  3. a Hong Kong è stata lanciata un'offerta pubblica di titoli;
  4. i depositi valutari in renmimbi a Hong Kong sono aumentati esponenzialmente;
  5. diverse banche centrali iniziano ad avere stock di renmimbi tra le proprie riserve di valuta estera.

La Cina sicuramente trarrebbe vantaggio dalla liberalizzazione della propria moneta per diversi motivi.
Ad esempio minori rischi di cambio o minore necessità di detenere riserve in valuta estera (Figura 6). L'ancoraggio al dollaro, inoltre, ha creato problemi alle esportazioni nei periodi più caldi della crisi, per il blocco dei finanziamenti all'importazione da parte degli istituti di credito.

Prevalgono comunque motivi di cautela. Le autorità cinesi dovrebbero evitare di aprire troppo presto il paese all'ingresso dei mercati speculativi per la trasformazione dell'intera economia in senso moderno.
Bisogna tener conto che in questo momento i vantaggi dell'internazionalizzazione del renminbi riguarderebbero essenzialmente il breve periodo, mentre i rischi si proietterebbero sul lungo.

In conclusione, è certo che il processo di internazionalizzazione del renmimbi proseguirà anche se non è prevedibile che esso assuma il ruolo che il dollaro ha avuto in questi ultimi decenni. Tra gli scenari proposti dalla Banca Mondiale si può pensare che il più credibile delinei un nuovo sistema monetario internazionale basato su monete multiple, con dollaro, euro e renmimbi utilizzati come valute di riferimento a livello internazionale.
Se e solo se il dragone rimarrà tale e non seguirà i cattivi sentieri occidentali.

                                                Caterina Bonis

 

                                                

                                                     

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