L'attuale crisi finanziaria - la cui origine, portata e conseguenze sono tutte di natura globale - costituisce un banco di prova dell'abilità del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nella funzione di garante del sistema monetario-finanziario internazionale e, allo stesso tempo, offre una concreta opportunità alla stessa istituzione di accrescere e rivedere il suo ruolo.

L'attività del FMI e' sempre stata influenzata dalle dinamiche del sistema internazionale. Nel secondo dopoguerra quando c'erano Paesi in bancarotta e mercati dei capitali chiusi, il compito principale del Fondo era il mantenimento della stabilità nel sistema dei tassi di cambio fissi. Dal 1973 con l'avvento dei cambi flessibili e la globalizzazione finanziaria, il Fondo ha adattato il suo ruolo divenendo il prestatore di ultima istanza pronto a sostenere quei paesi colpiti dalla volatilità dei tassi di cambio e da crisi finanziarie.

Con la fine delle turbolenze finanziarie nei primi anni dopo il Duemila, l'attività di prestito era diventata meno rilevante (quasi ridondante), lasciando piu' spazio al Fondo per funzioni "secondarie" come quella di monitoraggio e assistenza tecnica ai Paesi membri (Figura 1). 
Grazie agli ingenti flussi di capitali privati e alle ampie riserve accumulate per i momenti difficili, le economie emergenti avevano ridotto drasticamente le richieste di finanziamenti al Fondo preferendo, in caso di bisogno, le condizioni meno vincolanti offerte dal mercato. 

Lo scoppio della crisi ha trasmesso nuova linfa vitale al FMI.
La crisi ha enfatizzato (e reso meno intensi e più difficili) i legami finanziari tra le economie emergenti, destinatarie dei flussi di capitale, e i paesi industrializzati (Figura 2).  I Paesi membri con problemi di liquidità (in particolare le economie emergenti) impossibilitati ad accedere ad altre fonte di credito, si sono trovati nuovamente ad aver bisogno dei prestiti del Fondo per scongiurare l'insolvenza. 
Il FMI ha reagito prontamente aumentando gli impegni di prestiti (che hanno raggiunto un livello record di 157 miliardi di dollari) e riducendo i vincoli tradizionalmente legati ai prestiti.
Tra settembre e dicembre del 2008 il Fondo ha fornito sostegno finanziario a Djibouti (20 milioni di dollari), Seychelles (26 milioni di dollari), Malawi (77,1 milioni di dollari), Senegal (75,6 milioni di dollari),  Repubblica del Congo (12,53 milioni di dollari), Georgia (750 milioni di dollari), Ucraina (16,4 miliardi di dollari), Ungheria (15,7 miliardi di dollari), Pakistan (7,6 miliardi di dollari), Kirghistan (100 milioni di dollari), Islanda (2,1 miliardi di dollari) e Lettonia (2,35 miliardi di dollari).

Nel 2009 il Fondo ha continuato a erogare prestiti per sostenere le economie dei Paesi membri colpiti dalla crisi aumentando il tetto dei prestiti e diversificando lo sforzo a livello geografico (Figura 3).
Aiuti sono stati forniti in Europa dell'Est a Polonia, Romania, Serbia, e Bielorussia, in Asia Centrale ad Armenia e Tajikistan, in Asia alla Mongolia, in America Latina a Messico, Puerto Rico, Grenada e Colombia, in Africa a Etiopia, Zambia, Repubblica del Congo, Kenia, Etiopia, Tanzania, Sao Tome e Principe, e Costa d'Avorio.
Proprio per arginare gli effetti negativi della crisi nei confronti dei Paesi piu' poveri il Fondo ha previsto l'aumento dei prestiti concessionali (ossia prestiti con condizioni nettamente più favorevoli di quelle di mercato per quanto riguarda sia i tassi di interesse sia il "periodo di grazia" iniziale nel quale non è richiesta alcuna restituzione) che per la sola Africa sub-sahariana a maggio di quest'anno hanno raggiunto 1,5 miliardi di dollari.

Il gruppo dei Venti (G-20, paesi industrializzati ed economie emergenti) riunitosi a Londra lo scorso aprile ha riaffermato il ruolo centrale del FMI nel sistema finanziario internazionale, e ha triplicato (almeno sulla carta) le risorse finanziarie a sua disposizione che potranno raggiungere 750 miliardi di dollari.

La lezione delle precedenti crisi finanziarie e' servita al Fondo per semplificare le procedure e allentare le condizioni dei prestiti che, tra il 2008 e il 2009, in un momento di scarsa liquidità del sistema, hanno scongiurato effetti piu' gravi e duraturi della crisi sull'economia mondiale. L'aumento delle risorse a sua disposizione dimostra la rinnovata fiducia nei confronti dell'abilità dell'FMI a garantire il buon funzionamento del sistema monetario-finanziario internazionale; il Fondo pero' dovrà riformare al piu' presto la propria governance - riconoscendo i nuovi equilibri geo-politici in favore delle economie emergenti - se vorrà avere la legittimità necessaria a governare l'architettura finanziaria post crisi.

Ed è proprio la governance del Fondo uno dei terreni sui quali si giocherà lo scontro tra paesi ricchi e grandi paesi emergenti. La prossima puntata di tale scontro potrebbe essere l'assemblea annuale del Fondo a fine settembre.

                                              Nicola Strazzari

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