un ritorno al passato?

La sensazione di vivere una trasformazione straordinaria è diffusissima nel mondo di oggi. In effetti i "pesi" nel mondo stanno cambiando molto rapidamente ed è possibile fare ragionevoli ipotesi su dove ci porta questo cambiamento.

Il modo più semplice per affrontare l'argomento è di guardare all'origine del prodotto lordo mondiale; occorre prima di tutto risolvere un problema di misura in quanto ciascun paese misura la produzione nella propria moneta nazionale e l'adozione di un unico metro per tutto il pianeta implica l'adozione di una moneta di riferimento (il dollaro, ovviamente) e di tassi di cambio tra le monete dei vari paesi e il dollaro. I cambi effettivi che si registrano sui mercati sono troppo variabili e spesso più adatti a misurare gli scambi di merci che l'intera produzione di un paese.

Nessuna misura sarà mai perfetta ma la questione può essere risolta con correzioni caso per caso (su questo si basa il metodo Atlas, della Banca Mondiale, utilizzato nella Figura 1) oppure tenendo conto dell'effettivo potere d'acquisto di una moneta nei vari paesi (su questo si basa la valutazione presentata nella Figura 2). Il primo metodo dà maggior rilievo alla produzione dei paesi avanzati, il secondo ai paesi emergenti.

Entrambe le figure immaginano un futuro in cui le economie continuino mediamente a espandersi ai tassi di crescita che hanno fatto registrare negli ultimi 10-15 anni. Si tratta, naturalmente, di un esercizio che serve a fissare le idee e non mira certo a una falsa precisione. Pur nella diversità dei metodi adottati, il senso generale del cambiamento non lascia alcuno spazio al dubbio. Secondo la nostra simulazione del futuro, presentata - appunto - in Figura 1 l'economia cinese dovrebbe raggiungere le dimensioni dell'economia americana intorno al 2035. Siccome la popolazione cinese è pari a 4-5 volte quella degli Stati Uniti, il prodotto per abitante americano sarà ancora nettamente superiore; ma il "peso" di un'economia può essere molto importante e occorre prendere atto che gli Stati Uniti e gli altri paesi ricchi conteranno meno di prima. Quattro paesi emergenti (India, Messico, Brasile e Indonesia) conteranno complessivamente come il Giappone e l'Unione Europea vedrà la sua incidenza economica ridotta di un terzo.

La simulazione compiuta dall'economista americano Stanley Fisher e presentata in Figura 2 mostra anch'essa Cina e Stati Uniti pressoché a pari merito (sia pure con valori diversi) e mette bene in evidenza la crescita dell'Asia che, includendo il Giappone, verrà a superare il 50 per cento della produzione mondiale. Vi è una parallela eclisse dei paesi avanzati i quali, escludendo il Giappone saranno ridotti a un terzo del totale e a poco più del 40 per cento se si aggiunge il Sol Levante. E' desolante constatare che l'Africa sub-sahariana e l'America Latina non tengono il passo e vedranno ridursi le loro già piccole quote.

Quest'assetto dell'economia mondiale non è del tutto nuovo. Uno storico dell'economia che lavora all'OCSE, Angus Maddison, ha provato a ricostruire, con certosina pazienza, l'andamento del prodotto lordo mondiale e delle sue suddivisioni geografiche nientemeno che dall'anno 1000. Le sue conclusioni sono presentate nella Figura 3 e mostrano che fino alla Rivoluzione Industriale il mondo che noi adesso chiamiamo "emergente" era nettamente prevalente sul prodotto mondiale; gli aumenti di quota che oggi si registrano non sarebbero quindi altro che un ritorno al passato dopo una parentesi, relativamente breve rispetto a un'analisi in campo lunghissimo, di meno di duecento anni. The Economist ha provato a immaginare il futuro e per il 2025 la quota complessiva del prodotto mondiale dei paesi sviluppati scenderebbe al livello degli inizi della rivoluzione industriale.

Un mondo capovolto, penseranno molti di noi; un mondo che si era capovolto e va verso il suo equilibrio "naturale" penseranno molti abitanti dei paesi emergenti. In ogni caso, un  mondo come si diceva sopra, che cambia a un ritmo rapidissimo che ci toglie il respiro. E' bene prendere atto, nei nostri schemi mentali, nei nostri programmi per il futuro, di questo cambiamento anziché far finta di ignorarlo: ci adatteremo meglio a una realtà comunque meno comoda del passato.

                                                Mario Deaglio

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