Timothy Geithner, 47enne Presidente della FED di New York, è stato nominato Ministro del Tesoro USA. E' lui il timoniere che avrà l'arduo compito di concretizzare l'Obanomics, come sta iniziando ad essere chiamata la politica economica dell'amministrazione Obama, riutilizzando il nomignolo di Reaganomics, coniato negli anni '80 per l'allora Presidente Ronald Reagan.

Naturalmente le due politiche saranno completamente diverse, un po' perché Reagan esprimeva una chiara impostazione di destra economica e Obama si inserisce  nella tradizione democratica, un po' perchè gli scenari congiunturali sono strutturalmente differenti.
Il sentiero che si apre davanti all'Amministrazione USA è infatti determinato dai fatti contingenti, che sarà bene riassumere qui in maniera estremamente sintetica per comprendere le successive difficoltà.

La crisi in corso è imputabile all'eccesso di indebitamento dell'economia americana dal 1980 in poi: a differenza della tradizione europea (dove, in genere, "prima si mette da parte e poi si acquista"), l'economia americana ha vissuto una ampia espansione grazie alla possibilità di farsi finanziare negli acquisti ("prima si gode del bene e poi lo si paga"). L'indebitamento delle famiglie è praticamente raddoppiato dal 1980 ad oggi, posizionandosi ora al 100% del PIL USA, ma ancora peggio è capitato nel settore finanziario il cui indebitamento rapportato al PIL è praticamente quadruplicato. L'economia è cresciuta in modo "drogato", finché i nodi sono arrivati al pettine e ed è scoppiata la bolla.

I consumatori USA, che si trovano ancora molto esposti sul fronte dei loro debiti (mutui, carte di credito, credito al consumo, etc) hanno dovuto "incassare" pesantissime perdite finanziarie, sia per i  rovesci borsistici che per il crollo dei prezzi immobiliari (in ribasso già da qualche anno). A ciò molti cittadini debbono aggiungere la status di disoccupato, per la riduzione occupazionale in corso.
Per far fronte a tutto ciò, le famiglie americane dovranno violentemente contrarre i consumi dei prossimi mesi, forse anni. La caduta dei consumi sta innescando una pesantissima recessione: le prime stime degli analisti già prevedono un calo del 4%, forse 5% (dato trimestrale annualizzato) del PIL USA nell'ultimo trimestre '08 (Figura 1) , proprio per colpa dell'affossamento dei consumi finali.
In assenza di interventi pubblici, un tale andamento si replicherebbe per tutto il 2009 e forse per altri due anni.

La riposta alla caduta dei consumi privati è molto semplice: basta sostituirli con un aumento di spesa pubblica. In altri termini, ai minor acquisti di televisori, auto e cellulari, basta dare l'input di costruire ponti, strade, ospedali, insomma……"infrastrutture". Fin qui nulla di speciale: Obama, nel solco della tradizione democratica, andrebbe a nozze con tali "vincoli" oggettivi.
Il problema è nel reperimento delle risorse finanziarie pubbliche o, meglio, nell'equilibrio fra investimenti pubblici (finanziati attraverso maggiori emissioni di titoli pubblici) e relativo costo finanziario (ovvero: interessi "adeguati" su tale fetta marginale di debito USA), in modo tale che il sistema pubblico non "cappotti" a causa di troppe emissione nei prossimi mesi.

Questa è la scommessa e questa è la sfida che attende Geithner.
Il problema infatti si complica approfondendo l'analisi sul fronte della finanza pubblica: ai piani di intervento già varati dall'Amministrazione Bush (dal salvataggio delle agenzie dei mutui al coinvolgimento diretto nel capitale di Istituzioni bancarie) si aggiungeranno quelli, voluti da Obama, a sostegno dell'industria automobilistica nazionale.

Tutte queste voci, che prevedono già un aumento del debito pubblico, saranno praticamente raddoppiate dalla presumibile domanda pubblica voluta in sostituzione ai consumi privati. Morale: il debito pubblico USA, che stazionava da tempo attorno al 30% del PIL, rischia di salire a cavallo (e forse oltre ) del 100% del PIL .
E fin qui ancora nulla di scandaloso: l'Italia è abituata a convivere con un debito strutturalmente superiore al 100% del PIL e la cosa non modifica la nostra spicciola quotidianità. In realtà comporta uno spreco inutile di risorse, nel senso che quando il debito supera il 100% del PIL, si  "mangia" in modo più che proporzionale le risorse finanziarie (in pratica perchè si pagano gli interessi sugli interessi).

 

 

 

Tuttavia, a differenza dell'Italia, il cui debito pubblico è sostanzialmente sottoscritto all'interno (cioè da cittadini ed Istituzioni italiane), il debito USA è uno dei principali asset finanziari distribuito in giro per il mondo. La Figura 2 dimostra che i sottoscrittori di obbligazioni pubbliche USA sono (in ordine decrescente): la Cina (585 mld di USD), il Giappone (573), il Regno Unito (338), l'insieme dei Paesi dell'EU (268), i Paesi dell'Est Asia (208), i cosiddetti Centri Bancari Caraibici (185), l'insieme dei Paesi esportatori di petrolio (182), il Brasile (142), la Russia (70), il Messico (34), il Canada (20,6).

La Figura 3 indica che Cina e Giappone detengono, ciascuno, circa il 20% del debito USA ora in circolazione, ovvero il 40% insieme: sono quindi i principali “finanziatori” del Tesoro statunitense. Sarà a questi “banchieri” che Geithner dovrà rivolgersi per alimentare la spesa pubblica USA.
E qui siamo arrivati al dunque. Per far sottoscrivere i due terzi aggiuntivi di debito pubblico USA (un terzo per gli interventi diretti nel settore bancario ed automobilistico ed un terzo per la domanda pubblica che sostituirà i consumi privati in caduta libera), Geihtner dovrà mettere in conto di pagare rendimenti progressivamente più elevati degli attuali.

La logica dice che il Tesoro emetterà titoli a medio lungo termine, piuttosto che a breve termine, per far fronte ai citati impegni economici.
I rendimenti dei T – Bond USA a 10 e 30 anni (Figura 4) sono crollati fra il 3% ed il 3,5%, ovvero a livelli decisamente recessivi, riscontrati in precedenza solo nella passata frenata economica del 2002/03.
Per il descritto meccanismo tali rendimenti potrebbero risalire presumibilmente in area 5%-5,50%, livelli che si posizionano nella fascia alta della forchetta dell’ultimo quinquennio.

Il gioco cui è chiamato Geithner è quello di far assorbire nuove emissioni al mercato mondiale, senza arrivare a dover pagare  interessi tali da "mangiarsi" gran parte delle emissioni stesse.
Il sentiero di crescita del debito sarà molto stretto: un’eccessiva accelerazione delle emissioni rischierebbe di portare nella suddetta zona di pericolo, viceversa un ritmo troppo lento di emissioni rischia di rallentare il varo delle opere pubbliche, allungando i tempi di fuoriuscita dalla recessione.
Conseguenza indiretta del sopraccitato meccanismo è che i tassi di interesse mondiali lieviteranno (in prospettiva), al seguito di quelli USA, per cui il posizionamento dei propri investimenti in obbligazioni (al momento premiato dopo i rovesci azionari) diventerà, in futuro, più discutibile.

Tornando al tema USA, ora la domanda è: Timothy Geithner (Figura 5) è l’uomo giusto?
Pescando dal suo Curriculum, sembra di sì. Quarantasette anni (come Obama), dopo un cammino sempre all’interno delle Istituzioni finanziarie pubbliche (Sottosegretario al Tesoro USA con Clinton e poi al FMI), dal 2003 è alla guida della FED di New York. Negli ultimi mesi è stato ripetutamente impegnato in ardue negoziazioni di salvataggio delle banche USA che, via via, finivano nella tempesta.
A volte ci è riuscito (passaggio di Bear Stearns a JP Morgan), a volte no (fallimento Lehman), ma in ogni occasione ha sempre lottato come un leone fino all’ultimo. Probabilmente Obama l’ha scelto per questo suo profilo, a metà fra  l’elegante uomo istituzionale (che si muove nel silenzio dei corridoi ministeriali) ed il roccioso negoziatore, che non demorde mai.

Timothy Geithner, il timoniere dell’Obanomics,  sarà sicuramente una figura che, nei prossimi mesi, impareremo a conoscere molto bene, nella nostra quotidiana comprensione dei mercati finanziari.

                                                 Carlo Crovella

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