Le novità più rilevanti emerse, al ritorno dalle vacanze 2010, nelle indagini condotte da The Economist fra i principali studi economici mondiali, le cosiddette survey (sulle cui caratteristiche tecniche si rimanda alla trattazione effettuata nelle precedenti schede), riguardano sostanzialmente la riduzione delle stime della crescita USA, in parte compensate da un miglioramento delle previsioni su altre economie.

In particolare, ma verrà analiticamente trattato nei paragrafi successivi, si registra una netta iniezione di fiducia sulle prospettive di ripresa congiunturale in Germania, specie nel 2010: si inizia di nuovo a sentire il fischio della cosiddetta locomotiva tedesca.

Ma andiamo per ordine. Le previsioni sui PIL 2010 (Figura 1) evidenziano un netto ridimensionamento delle potenzialità accreditate alla ripresa USA, scesa da dati che arrivavano al 3,3% (elaborati non più tardi del giugno scorso) ad attuali attese di crescita annua del PIL pari al 2,6%.

Sorprendono però le valutazioni sulla ripresa giapponese, che (seppur lievemente smussata rispetto ai massimi dell'estate scorsa) conferma la sua posizione di "maglia rosa", cioè di economia accreditata del più elevato tasso di crescita 2010 (fra quelle analizzate), pari al 3%. Eurolandia consolida stime a cavallo dell'1,5% (stiamo parlando sempre di crescita del PIL '10), pari comunque al triplo delle più pessimistiche attese elaborate nei primi mesi del 2009. Il G3 (USA-Eurolandia-Giappone) sale grazie agli ultimi due componenti della cordata. L'Italia, segnalata solo per "capire" a che punto ci poniamo nel panorama delle principali economie, si attesta a cavallo dell'1%.

Cosa pensano, per ora, gli economisti sui PIL 2011? Non emergono rilevanti variazioni (Figura 2), se non per il netto rientro nei ranghi della lepre giapponese, la cui crescita '11 è ridimensionata sotto il +1,5%. Gli USA confermano un'economia tonica anche nel prossimo anno (+2,5%), mentre Eurolandia dovrebbe rallentare leggeremente il tasso di crescita (1,3%), con l'Italia stazionaria a cavallo dell'1%.

A questo punto si può inserire il solito giochino della scomposizione trimestrale del "cammino" congiunturale di USA ed Eurolandia. In altri termini, partendo dalle statistiche storiche, ormai ufficiali, e ponendo come obiettivo il raggiungimento dei tassi medi annui di crescita eleborati dalla survey The Economist, la matematica ci permette di elaborare un'ipotesi di variazioni trimestrali che congiungano i suddetti dati (statistiche storiche e previsioni della survey).
Si noti (Figura 3) che l'economia USA deve frenare sensibilmente, fino ad arrivare all'ultimo trimestre 2010 con variazione trimestrale (QoQ, quarter-on-quarter) nulla, per "rispettare" la previsione della survey. Vicevresa, è tutt'altro che disprezzabile il ritmo trimestrale 2011, attestato a cavallo dell'1% QoQ.

 

 

Anche l'economia europea frena sul finire del 2010 (ultimo trimestre: variazione QoQ nulla), con la differenza che non sembra potersi riprendere nel corso del 2011, dove addirittura tutto il secondo semestre potrebbe non registrare segnali di crescita rispetto ai mesi precedenti.

L'altra fondamentale variabile oggetto della survey The Economist è costituita dall'andamento dell'inflazione.
Per il 2010 (Figura 4) trova coerentemente conferma il rientro delle precedenti punte di stime inflattive americane (oltre il 2%, mentre attualmente ci si aggira all'1,6%).
Si pone a cavallo dell'1,5% anche l'attesa sull'inflazione europea (1,6% quella italiana), mentre il Giappone non esce dal quadro deflattivo (-0,9%).

Nel 2011 (Figura 5), con un quadro inflattivo sostanzialmente invariato rispetto ai ritmi 2010, la novità "fastidiosa" per noi italiani pare essere costituita da un lieve aumento delle previsioni sulla nostra inflazione (1,7%).

Ma ecco che giunge il momento di analizzare il fischio della locomotiva tedesca. Le survey successive all'estate (Figura 6) registrano un improvviso balzo delle previsioni sul PIL tedesco 2010, oggi atteso al 3,3% finale.
Queste previsioni sono state immediatamente "rafforzate" dalle recentissime stime governative tedesche, attestate al 3,4%.

Il PIL 2011, pur incassando una contrazione del ritmo, si dovrebbe invece consolidare all'1,9%. L'inflazione tedesca non sembra invece segnalare possibili tensioni, visto che le previsioni si aggirano poco sopra l'1% sia per il 2010 che per il 2011, probabilmente in relazione la fatto che, mentre la ripresa tedesca di quest'anno è imputata in gran parte alla domanda interna, quella del prossimo anno si cala nuovamente in un quadro di economia tedesca export oriented.

Due parole sul mercato dei cambi.
Sarà un caso o meno, ma in parallelo al riemergere della locomotiva tedesca, l'Euro, in precedenza appesantito dai timori di fallimento del Paesi collaterali come Grecia e Spagna, ha prontamente rialzato la testa.
Il cambio Euro-USD (Figura 7) è velocemente risalito a cavallo di quota 1,40, livelli che non si registravano dai primi mesi del 2010.
Di conseguenza il Dollaro, che nel primo semestre 2010 aveva guadagnato il 20% nei confronti dell'Euro (Figura 8), ha perso quasi tutto il terreno incamerato nei mesi scorsi.
E si inizia a leggere di quota 1,50 dietro l'angolo………

                                                 Carlo Crovella

 

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