Era prevedibile, ma l'effetto è psicologicamente pesante: il nuovo anno è iniziato con una serie di dati economici e collegate notizie dal sapore di profonda recessione.

Il preconsuntivo del PIL tedesco 2008 chiude l'anno a +1,3%, ma questo dato corrisponde ad una contrazione dell'ultimo trimestre pari ad  almeno
-1,5% trimestrale
, un ritmo che, se mantenuto per quattro trimestri, corrisponderebbe ad un -6% annuo
(-1,5% x 4=-6%). Fra il primo e l'ultimo trimestre '08, il PIL tedesco è passato da +1,5% trimestrale a -1,5% trimestrale (Figura 1).

Il clima di sbandamento mondiale ha raggiunto anche l'economia giapponese.
Il PIL dell'ultimo trimestre '08 è calato del 3,3% trimestrale (-12,7% annualizzato), il peggior risultato dal 1974. Preoccupa soprattutto il crollo della produzione industriale (dicembre -20,8% tendenziale), anche perché l'export arranca a causa del rafforzamento dello yen, favorito fin dall'estate 2008 dal meccanismo  del reverse carry trade.

L'aspetto più critico del clima congiunturale è quello della dinamica occupazionale, perché rimanda immediatamente ad immagini di padri di famiglia lasciati a casa dall'oggi al domani.

Ad esempio, la disoccupazione spagnola  è raddoppiata('07-'09: dall'8,6% al 15,8%) nel giro di 2 anni, inducendo le autorità iberiche a stilare una previsione di PIL '09 pari a -1,6%.

La fotografia a fine 2008 del quadro occupazionale è desolante (Figura 2): perfino la virtuosa Svizzera registra un inconsueto aumento del tasso di disoccupazione al 2,8%; la statistica italiana (6,7%) è obsoleta per i tradizionali ritardi di aggiornamento; l'aumento della disoccupazione statunitense è forsennato, visto che da inizio a fine '08, si è passati dal 4,9% al 7,2%.

Il sentiment di mercato ne risente, come testimoniano i dati della survey condotta a gennaio '09 dal periodico britannico The Economist (Figura 3): le previsioni dei principali analisti di mercato sui PIL 2009 (per semplicità abbiamo riportato quelle di USA, Eurolandia, Giappone ed Italia) sono passate da un range (+1,5%, +2%) di inizio '08 al range (-1%, -1,5%) di inizio '09.

La Banca d'Italia ha già messo le mani avanti, riconoscendo pubblicamente che il nostro PIL, proiettato a concludere il 2008 a -0,6%, potrebbe calare del 2% nel 2009. Tutte le principali voci della domanda interna (Figura 4) sono previste in forte contrazione nell'anno in corso:

gli investimenti fissi potrebbero ridursi del 7,3%, l'export del 5,5%, l'import del 3,8%, mentre i consumi (i "grandi malati" dell'economia americana) sembrano difendersi adeguatamente in Italia, limitando il calo atteso nel '09 a "solo"
-0,2%. Probabilmente la propensione al risparmio dell'Italia (o quanto meno la minor propensione all'indebitamento rispetto alle famiglie statunitensi) consente a questa importantissima voce economica di reggere l'urto della recessione.

Sempre la Figura 4 illustra le recenti proiezioni di Bankitalia per il 2010: PIL a +0,5%, trainato dal rilancio dell'export (+4%), mentre gli investimenti restano ancora negativi (-0,8%) ed i consumi si limitano a ritornare sopra la linea dello zero (+0,3%). Evidentemente il motore della ripresa italiana è legato al riavvio dell'espansione americana (e asiatica a latere), già nel secondo semestre '09, con un virtuoso circolo che, alimentando dapprima il nostro export, rimetterà in movimento tutta la congiuntura nazionale.

Torniamo al 2009. Tutti questi dati sono realistici? Oppure, come sempre accade, l'effetto emotivo amplifica le valutazioni, questa volta in negativo.

Per dare una risposta attendibile, occorre ricercare indici dalla composizione più oggettiva. Uno di questi è l'indice €-coin, elaborato proprio dalla Banca d'Italia insieme al CERP.
Questo indicatore, riferito all'area dell'Unione Europea, è una misura sintetica e tempestiva dello stato della congiuntura. Monitorando e mediando una serie di indicatori diretti (PIL, produzione, disoccupazione, altri indicatori di domanda, ma anche andamento dei mercati borsistici e finanziari, etc) dei singoli Paesi dell'EU, consente di elaborare stime mensili sull'andamento del PIL europeo. Attraverso il trattamento dei dati coinvolti, si separa la parte accidentale da quella sistematica e sulla base di quest'ultima viene elaborata la stima del PIL.
La Figura 5 dimostra che, storicamente, l'indicatore €-coin si è rivelato un buon anticipatore delle statistiche ufficiali del PIL europeo (pallini rossi).

Sia la Figura 5 che, a maggior ragione, la Figura 6 evidenziano in modo eclatante che, nell'ottobre scorso, l'indicatore €-coin è sceso sotto la linea dello zero per la prima volta dalla sua creazione (2001), affossandosi ulteriormente negli ultimi tre mesi (novembre-dicembre '08 e gennaio '09). Il barometro segna tempesta e nel breve non c'è speranza di vederlo girare improvvisamente.

                                                 Carlo Crovella

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