Per l'Europa, martedì 15 maggio si è rivelato il "giorno dei PIL", a causa della diffusione di numerosi dati sulla congiuntura europea del primo trimestre 2012 (Figura 1).

Purtroppo l'Italia ha segnato una contrazione dello 0,8% QoQ (quarter on quarter, ovvero rispetto al trimestre precedente) ed un calo dell'1,3% YoY (year on year, cioè rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso).
Nel linguaggio quotidiano si usano i corrispondenti termini di variazione congiunturale (QoQ) e variazione tendenziale (YoY).

La Spagna ha limitato i danni, con variazioni negative dello 0,3% sia QoQ che YoY. La Francia è riuscita a registrare una variazione nulla, cioè 0% QoQ, ed un +0,3% YoY. Ottime statistiche, invece, per Finlandia (+1,3% QoQ, +2,9% YoY) e Slovacchia (+0,8% QoQ, +3,2% YoY), che evidenziano la complessiva positività dell'area orientale. La Russia, che, com'è noto, è del tutto estranea all'Unione Europea, ha segnato un aumento del PIL del 4,9% YoY, in misura superiore al 4% stimato in precedenza dalle stesse autorità russe.

La Grecia, che si dimostra piuttosto nebulosa perfino a livello di elaborazione delle proprie statistiche economiche (vengono diffusi i dati "grezzi" sul PIL e non destagionalizzati come negli altri Paesi), vanta un piccolo rimbalzo dell'1% QoQ (cui però corrisponde un -6,2% YoY), contro il -2% QoQ ed il -7,5% YoY.

I riflettori erano tutti puntati sulla statistica della Germania, visto che molti temevano che le generali difficoltà sul fronte politico-finanziario fossero già riuscite ad intaccare la sua capacità di creazione di ricchezza.
I dati tedeschi, positivi nei risvolti numerici, incorporano però qualche ombra: il PIL tedesco è cresciuto dello 0,5% QoQ e dell'1,2% YoY, compensando per ora il calo dello 0,2% QoQ dell'ultimo trimestre 2011.

Tuttavia la crescita tedesca si incentra sull'export e sui consumi interni, mentre si rivelano in netto ridimensionamento gli investimenti produttivi, segno che il mondo industriale si è messo in posizione attendista, per verificare l'evoluzione delle criticità continentali (Grecia, etc).

Per il momento la statistica europea ha permesso agli operatori di tirare il fiato: tutti temevano una variazione trimestrale negativa, se non addirittura pesantemente negativa, che sommata alla contrazione dell'ultimo trimestre 2011, avrebbe spinto tutti a parlare esplicitamente di "recessione". Invece il PIL europeo ha registrato, nel primo trimestre, una variazione nulla (0% QoQ), con un marginale aumento a livello tendenziale (0,1% YoY).

Immediatamente le preoccupazioni si sono spostate sul trimestre in corso, poiché proprio in questi mesi si scaricheranno gli effetti fiscali delle politiche di rigore, che potrebbero appesantire il cammino di Italia e Spagna (teoricamente anche della Grecia, ma la realtà ellenica, come si è visto in questi ultimi giorni, costituisce un'incognita che viaggia per conto suo).

Tenendo sott'occhio le statistiche appena sfornate, diventa ancora più interessante l'analisi dell'usuale survey economica condotta dal celebre periodico britannico The Economist.

Come è noto una survey è costituita dalle previsioni condotte da un panel di operatori: in questo caso esaminiamo i dati da loro elaborati sull'andamento dei PIL. I dati vengono elaborati calcolandone il valor medio. Assumendo che gli operatori interpellati siano rappresentativi del mercato finanziario (in effetti si tratta di primarie Istituzioni bancarie e finanziarie), i valori medi possono essere considerati come espressione dell'opinione dominante, in questo caso sul prossimo andamento del PIL.

Nell'ultima elaborazione del maggio 2012, la survey dell'Economist (vedi la sequenza cronologica delle previsioni mensili nella Figura 2) dipinge un quadro europeo sempre critico, ma leggermente meno pessimista di quanto stimato nei mesi scorsi: il PIL continentale 2012 è stimato in contrazione dello 0,5%.
Ricordiamo che i dati medi annui dei PIL derivano dal confronto percentuale fra lo stock di PIL di fine anno (in questo caso, per fine 2012, si tratta di un valore stimato) e lo stock del fine anno precedente (cioè fine 2011).

 

Tuttavia la variazione percentuale media annua deriva anche dalla media delle variazioni tendenziali (cioè YoY) dei quattro trimestri che compongono l'anno. Questa precisazione metodologica ci tornerà utile successivamente, quando tenteremo di pronosticare il cammino trimestrale dell'economia europea ed americana nel 2012-2013.

Tornando alle previsioni dell'Economist, si nota che le attese per la Germania e la Francia hanno (almeno per il momento) invertito il trend. Nel gennaio scorso le attese sul PIL tedesco 2012 erano pari a +0,1% ed ora sono salite a +0,7%, mentre quelle sul PIL francese 2012 sono passate da -0,3% all'attuale +0,3%.
Non segue purtroppo la stessa tendenza l'Italia, per la quale le previsioni sul PIL 2012 si sono addirittura appesantite, passando dal -1,1% del gennaio scorso all'attuale -1,7%.

A livello comunitario, le previsioni sul PIL europeo si posizionavano a -0,5% a gennaio, hanno registrato un peggioramento fino a -0,7% in marzo, ma ora sono "risalite" a -0,5%.
Il rasserenamento europeo pare ora proseguire nel corso del 2013, sulla base delle prime elaborazioni fornite dall'Economist (Figura 3).
Nel prossimo anno il PIL tedesco è atteso all'1,5%, quello francese allo 0,9%. L'Italia dovrebbe "riconquistare" la parità (cioè crescita zero), mentre l'economia europea dovrebbe crescere complessivamente dello 0,7%.

Per evidenziare un confronto con un'altra area economica, si riporta anche la serie storica delle previsioni sul PIL statunitense del 2012: il peggioramento sul PIL americano 2012 si era manifestato in anticipo, ovvero nell'autunno 2011, con stime che scesero dal precedente 3% fino all'1,8%. Successivamente il sentiment sull'economia USA è leggermente risalito, per cui le stime sul PIL 2012 si attestano ora al 2,2%, mentre quelle del 2013 si posizionano al 2,3%.

A questo punto è possibile apportare un piccolo valore aggiunto ai numeri forniti dall'Economist. Recuperando la nota metodologica espressa qualche riga fa (cioè che i PIL medi annui sono pari alla somma delle quatto variazione tendenziali), è possibile fare un passo a ritroso ancora e ipotizzare una sequenza di variazioni trimestrali (QoQ) che, comportando le corrispondenti variazioni YoY, determinino un risultato annuo coincidente con le previsioni dell'Economist.
In tal modo si "collegano" le statistiche del passato (l'ultima è quella del 1 trim. 2012) con le previsioni annue dell'Economist. Naturalmente è bene precisare che esistono infinite combinazioni numeriche che collegano le variabili note con le previsioni annue, ma si sono scelte quelle che appaiono più ragionevoli.

Sotto questo punto di vista (Figura 4), l'economia europea dovrebbe ancora registrare i minimi del ciclo in corso, appunto posizionati nel secondo trimestre 2012 (-0,6% QoQ, -0,7% YoY). Nel terzo trimestre sia il risultato trimestrale che quello tendenziale resterebbero ancora negativi (-0,2% QoQ, - 1,1% YoY), pur addolcendo la loro entità numerica. Solo nell'ultimo trimestre 2012, il PIL europeo sembrerebbe capace di risalire sopra la linea dello zero, segnando un aumento dello 0,4% QoQ, cui però corrisponderebbe ancora una variazione tendenziale negativa (-0,4% YoY), per "colpa" del confronto statistico. Analoghe considerazioni potrebbero valere per il primo trimestre 2013 (+0,2% QoQ, -0,2% YoY), cui dovrebbero però seguire i primi timidi segnali di ripresa, con crescenti aumenti trimestrali fino all'ultimo trimestre 2013 (0,4% QoQ).

Nello stesso arco temporale, l'economia USA dovrebbe viaggiare a ritmi annui del 2,2%-2,3%, cui corrispondono ritmi trimestrali compresi fra lo 0,5% e lo 0,8%.
I ritmi trimestrali, cioè QoQ, di USA ed Europa, allo stato attuale, sembrerebbero convergere su una crescita dello +0,4% nell'ultimo trimestre 2013 (Figura 5).
Il differenziale fra detti ritmi QoQ, destinato ad ampliarsi nel 2012, potrebbe azzerarsi sul finire del 2013.

Questo quadro prospettico, naturalmente, presuppone il raggiungimento di una qualche soluzione dei problemi europei: in assenza di tale soluzione, riesce arduo ipotizzare una possibile ripresa dell'economia continentale, anche nel corso del 2013.

                                                 Carlo Crovella

                                             

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

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