Come ogni anno, ad inizio primavera l'Asian Development Bank (ADB) ha reso noto il suo Outlook economico. Il documento ha subito attirato l'attenzione degli analisti, perché l'andamento economico dell'area in questione potrebbe distinguersi, in positivo, rispetto alla generale impostazione congiunturale, piuttosto dimessa.

La cosiddetta Developing Asia comprende quasi tutto il continente asiatico, ad eccezione del Giappone (considerato Paese industrializzato), e una parte dell'Oceania. La Figura 1 illustra la disaggregazione nelle cinque principali Aree: Asia Centrale (Paesi ex URSS); Asia Orientale (dove spicca la Cina); Asia Meridionale (emerge l'India); Asia Sud-Orientale (con alcune Tigri Asiatiche, tipo Singapore, Malesia, Thailandia e, non ultimo, il Vietnam); Area del Pacifico (Papua Nuova Guinea ed una miriade di arcipelaghi).

L'interesse degli analisti sul clima congiunturale dell'area è tutt'altro che privo di fondamento. La Figura 2 riporta graficamente le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.), riviste ad inizio aprile, sulla crescita del PIL 2008 e 2009. Sono state riportate, per facilitare il confronto, quelle di alcune aree aggregate, fra cui la Developing Asia, e quelle di alcuni Paesi singolarmente trattati.

Secondo il F.M.I., l'attività economica mondiale dovrebbe crescere del 3,7% (contro precedenti stime del 4,2%) nel '08 e del 3,8% (4,4%) nel '09. Il contributo degli USA si aggira intono allo 0,5% in entrambi gli anni, quello del Giappone a cavallo dell'1,5%, quello di Eurolandia cala (una delle rare eccezioni in tal senso) dall'1,4% del '08 all'1,2% del '09. Il cosiddetto G3 (USA, Giappone, Eurolandia) si attesta intorno all'1%. Non possiamo certo dire che il loro quadro congiunturale sprizzi di salute espansiva.

Le previsioni circa la Developing Asia parlano, invece, di una crescita del 7,6% nel '08 e del 7,8% nel '09. Cospicui contributi giungono naturalmente dalla Cina (rispettivamente 9,3% e 9,5%) e
dall'India (7,9% e 8%), nonostante il rallentamento di queste economie rispetto agli anni scorsi.

In realtà l'intera area sta leggermente frenando, visto che, secondo l'Outlook ADB, il picco del ciclo congiunturale dovrebbe esser stato raggiunto proprio nel 2007 (8,7%, massimo da 19 anni).
Nella Figura 3 sono stati rielaborati i dati ADB (consuntivi 2003/07, previsioni i 2008/09), riportando l'andamento totale e quello di ciascuna delle cinque aree. La Figura 4 fornisce la versione grafica, più immediata sul piano visivo: si nota che l'Asia Orientale (Cina), linea rossa, e l'Asia Meridionale (India), linea gialla, "viaggiano" a braccetto con il trend generale (linea blu), ovvero con tassi di crescita annua fra il 7% ed il 9,5%.

Si distinguono nettamente i trend dell'Asia Centrale (ex URSS), linea verde, grazie al boom partito da basi statistiche molto compresse (aiutato inoltre da una certa  presenza di petrolio), e all'opposto, quello dell' Area del Pacifico, linea viola, dovuto ad economie nettamente "spezzettate" per evidenti ragioni geografiche (anche se il turismo sta facendo un discreto effetto volano). L'Asia Sud-Orientale (Tigri, etc), linea celeste, segue le oscillazioni del trend generale, ma attestata a cavallo del 6% annuo.

Tutte le aree sono attese in rallentamento nel 2008 (molto brusco si rivela quella dell'Asia Centrale, in picchiata già dai massimi del 2006), ad eccezione del Pacifico, che dovrebbe invece rallentare nel 2009.

 

Il rialzo, iniziato già nel 2007 ma accentuato nel primo scorcio 2008, dei prezzi dei beni alimentari e nel settore dei combustibili ha fatto ripartire l'inflazione anche nell'area asiatica. In Vietnam l'incremento tendenziale (anno su anno) dell'inflazione di aprile è risultato pari al 21,4%, valore che non si registrava dai primi anni '90.

In realtà esauritosi l'impatto immediato, l'evoluzione inflattiva di medio termine dovrebbe rimanere sotto controllo, grazie al citato rallentamento economico ed all'assorbimento dell'avanzo della bilancia dei pagamenti. Ciò nonostante, secondo l'ADB il trend dell'inflazione (CPI) dovrebbe salire nel 2008 ai massimi dell'ultimo decennio (oltre il 5% annuo), stabilizzandosi al 4,5% circa nel 2009.

Con metodologia simmetrica a quella utilizzata per l'andamento del PIL, la Figura 5 riporta i dati disaggregati relativi all'inflazione, mentre la Figura 6 ne fornisce la versione grafica. A colpo d'occhio si nota che l'Asia Orientale (Cina), linea rossa, viaggia circa mezzo punto % sotto media, mentre oscillano sopra al dato complessivo sia l'Asia Meridionale (India), linea gialla (addirittura prevista in ulteriore aumento fra 2008 e '09), che l'Asia Sud-Orientale (Tigri, etc), linea celeste. Inoltre, mentre il Pacifico rientra in media dalle punte del 2003, l'inflazione dell'Asia Centrale (ex URSS) sta "scappando", alimentata dal petrolio, verso un picco del 14,4% atteso per il 2008.

A parte la variabile inflattiva, che va comunque tenuta sotto osservazione, il quadro congiunturale dell'area pare decisamente positivo, considerato il clima "recessivo" che grava su molte altre economie evolute, USA in primis.

Questa constatazione ha rasserenato molti operatori europei, visto l'incremento strutturale dell'export europeo verso l'Asia: questi Paesi rappresentano ora il 18% delle esportazioni europee (contro il 16% di cinque anni fa) e il trend dovrebbe irrobustirsi, considerate alcune positività dei Paesi asiatici (nascita di una nuova classe  sempre più ricca, ingente trasferimento di popolazione dalla campagne alle città, innalzamento del livello culturale e quindi dei consumi più "sofisticati", etc.).

In direzione opposta, altrettanto importante è il flusso di esportazioni che da questi Paesi è diretto verso le economie industrializzate. L'importanza dell'export asiatico diretto verso il G3 è tale che il tono congiunturale del G3 condiziona anche quello della Developing Asia.

ADB segnala che il mito del decoupling (cioè scavalcamento dell'Asia, rispetto al resto del mondo, come locomotiva della crescita globale), va visto ancora come un …….mito. Secondo ADB, solo un aumento della crescita asiatica almeno dell'1,2%-1,5% compensa, a livello mondiale, un calo dell'1% dei consumi americani e ricordiamo che la congiuntura asiatica è prevista in calo rispetto alla punta del 2007.

In altre parole, la crescita asiatica non può ancora prescindere dalle economie industrializzate, verso cui incanala un corposo flusso del suo export: oltre il 60% delle esportazioni dell'Asia Orientale e Sud-Orientale sono indirizzate verso il G3. Il commercio intra-asiatico non arriva ancora a compensare un rallentamento del G3. Ad essere ancora più precisi (Figura 7), in un quadro quasi ventennale di correlazione fra i due trend economici, si nota in particolare che i rallentamenti economici (specie se bruschi) del G3  si riflettono in una successiva frenata delle economie asiatiche.

 

                                                 Carlo Crovella

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