La storia prosegue, inesorabile. La crisi cambia aspetto, il virus muta, lo sconcerto aumenta.

Abbiamo proposto ai nostri lettori una periodizzazione della crisi in ondate e di ondate ne avevamo rilevate tre, sempre più ravvicinate e ne avevamo prevista una quarta che avrebbe investito l'economia reale. Purtroppo avevamo avuto ragione e la quarta ondata è puntualmente arrivata. Possiamo solo aggiungere che la sua virulenza non ha precedenti nelle recessioni del dopoguerra: è difficile trovare, da quando si tengono statistiche di queste cose, una caduta così profonda e così rapida.

La Figura 1 raccoglie quattro statistiche, relative a fenomeni diversi quali la crescita del prodotto lordo e della produzione industriale e inoltre la disoccupazione e il "clima economico" rilevato con sondaggi tra gli  imprenditori. Vi sono inoltre rappresentati paesi  diversi. In tutta questa diversità, l'indicazione è chiarissima  e uniforme: per tutti gli indicatori e per tutti i paesi si osserva una brusca inversione di tendenza con una successiva intensificazione (per la disoccupazione negli Stati Uniti, abbiamo due "salti"). Quest'inversione si colloca tra luglio e settembre ed è coerente con la percezione generale di una "caduta" improvvisa e brusca all'incirca a metà settembre.

Tutti sono stati colti di sorpresa e si è aperto un altro fronte della crisi, quello, temutissimo anche se previsto, dell'economia reale. Da metà settembre la tendenza è continuata e le notizie di soppressione di posti di lavoro e di chiusure di stabilimenti si sono accavallate e sono divenute sempre più frequenti

Nella Figura 2 riportiamo alcune tra le più significative di queste notizie: riguardano grandi imprese che sono il simbolo della modernità e del benessere della nostra epoca.

Purtroppo la quarta ondata non è finita. Le notizie che si accavallano giorno dopo giorno possono essere sintetizzate nel prospetto della Figura 3 che mostra dal lato sinistro la risposta dei governi con misure che spesso mostrano elementi di protezionismo; sul lato destro sono indicate le tensioni e i conflitti sociali che tendono a spostarsi dalla richiesta di protezione contro la concorrenza straniera all'ostilità verso i lavoratori stranieri; e di qui all'ostilità verso gli stranieri in genere, la loro cultura, il loro modo di vivere.

Proprio questa estensione del malessere dall'economia alla società potrebbe dar corpo a una "quinta ondata", dalle conseguenze difficilmente prevedibili (Figura 4).

Non c'è proprio da stare allegri, anche perché vie d'uscita rapide davvero non ce ne sono. Non ci resta quindi registrare sconsolatamente su una mappa (Figura 5) aggiornata al 5 febbraio, quando è stata "chiusa" questa scheda, questi segnali preoccupanti e cercare di analizzarli. Speriamo che quelli che, per ora, sono episodi isolati non diventino la nostra realtà quotidiana.

                                                  Mario Deaglio

 

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