Siete un medico di servizio a un pronto soccorso. Arriva un'ambulanza con a bordo un paziente che è stato investito da un veicolo; lo esaminate rapidamente e scoprite che soffre di emorragie interne e ha le gambe rotte. Che cosa fate? Anche per chi non è medico, la risposta è relativamente facile: prima fate cessare il sanguinamento interno e poi lo ingessate; e rinviate il giudizio su quando - e se - tornerà a stare bene riservandovi la prognosi.

Questa metafora medica aiuta a capire quello che è successo nell'economia mondiale, e in particolare nella finanza globale, nei tormentatissimi mesi di ottobre e novembre 2008, e i problemi che il G20 si trova dinanzi nella sua riunione del 15-16 Novembre.
Il veicolo investitore è la quarta ondata della crisi che questo sito aveva preannunciato da qualche tempo e che si sta abbattendo sull'economia reale americana ed europea con una rapidità superiore alle previsioni. Le emorragie interne sono le fughe di liquidità dal sistema da parte di risparmiatori impauriti che in alcuni casi si sono messi in fila davanti alle banche e da parte delle stesse banche che hanno difficoltà a prestare ad altre banche;
le ingessature sono i mutamenti delle regole e le azioni di sostegno dei governi che riducono la libertà di movimento delle istituzioni finanziarie.

La Figura 1 dà un'idea sintetica di questa strategia di intervento di emergenza che si è concretato nello "storico" fine settimana del 10-12 ottobre. Ministri finanziari impauriti e responsabili di banche centrali, privi di una chiara nozione sul che fare, si sono trovati a Washington venerdì 10; sabato 11 gli europei hanno proseguito la riunione a Parigi, domenica 12 ciascun paese europeo ha adattato alla propria situazione le linee guida concordate. Obiettivo di tutti non erano misure uniformi ma misure tra loro compatibili in vista di un obiettivo comune.

La terapia antiemorragica ha assunto prevalentemente la forma di garanzie. Il loro paradosso è che, se funzionano, le garanzie possono anche non costar nulla: uno stato che, garantendo i depositi bancari, convince i propri cittadini a non portarsi a casa le banconote, ottiene il risultato voluto senza alcuna spesa.
Più complicate sono le garanzie fornite dalla Fed, la banca centrale americana, alle grandi imprese mediante l'accettazione delle loro cambiali allo sconto. L'"ingessatura" è invece rappresentata dal mutamento delle regole  e dall'ingresso pubblico, più o meno pesante, nel capitale delle banche.

Non bastano però queste misure generali, maggiore attenzione va data ai meccanismi che propagano le crisi.
Se si esaminano le "cadute" di una quindicina di  banche illustri, da Northern Rock a Lehman Brothers, il percorso è spesso molto simile (Figura 2). Un punto di partenza comune è il diffondersi, nel mondo della finanza, di voci sulla tenuta della banca che ne provocano una sensibile caduta in Borsa e al tempo stesso causano una fuga di depositanti e un aumento del "rischio banca" e quindi dei tassi che le altre banche praticano al "malato".

 

A questo punto, la banca si trova su un piano inclinato che si può risalire solo talvolta e solo con molta difficoltà: generalmente è costretta a ricapitalizzare oppure a ridurre il capitale. Nel primo caso, occorre individuare un "cavaliere bianco" che vada al suo salvataggio e il suo valore di Borsa si riduce ancora; nel secondo, se la banca è sufficientemente grande, le vendite accentuano la debolezza del mercato. Le voci naturalmente producono un maggior danno quando vengono riprese (e amplificate) dai mezzi di informazione.

I mezzi di informazione sono stati un importante veicolo di trasmissione della crisi e forse qualche normativa nuova andrebbe introdotta anche qui (oppure basterebbe rispolverarne qualcuna ancora esistente). La Figura 3 mostra schematicamente ciò che è giusto rimproverare ai media: linguaggio impreciso, sempre tarato per essere allarmistico, evocativo di pericoli esagerati. Si incide così sui comportamenti rendendo reali gli stessi pericoli evocati. Se si usassero le medesime imprecisioni e allusioni nel giornalismo sportivo, ci sarebbe la rivolta dei tifosi; i risparmiatori sono molto più tolleranti.

Avendo stabilizzato il nostro paziente, come faremo a farlo camminare? L'unica cura coerente finora è venuta da Henry Paulson ministro (uscente) del Tesoro degli Stati Uniti; è stata proposta in maniera impropria, arrogante e impolitica al Congresso degli Stati Uniti che l'ha prima bocciata poi snaturata e appesantita. Il principio, però, schematicamente descritto nella Figura 4, è buono: si tratta di costituire un ente che acquisti i "titoli tossici" con finanziamento in deficit, consentendo prima la stabilizzazione dei bilanci bancari e per conseguenza costituisca un antidoto alla "crisi di nervi" dei mercati. Quando l'andamento dei mercati diventerà più normale, l'ente rivenderà i titoli acquistati (o li terrà fino alla scadenza) e, se tutto va bene, restituirà il finanziamento in deficit.

Per una cura del genere i tempi sono sicuramente lunghi (qualcosa di analogo capitò in Italia con l'IRI, istituito per durare un anno e mezzo e durato invece settant'anni), ma è l'unica strada seria se il paziente è in gravi condizioni come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna. Per i paesi dell'euro, probabilmente non c'è bisogno di un simile ente e le garanzie potrebbero bastare.

In ogni caso, nulla ci toglierà la "quinta ondata"; auguriamoci solo che non sia troppo violenta; e al comune cittadino non resta che contemplare sconsolatamente l'abisso che si è aperto ai suoi piedi (talora nel suo patrimonio), mentre se cerca di fuggire rischia di scivolare sul terreno viscido. Tutto sommato è meglio se, sia pure in maniera molto goffa, inganna il tempo pitturando  casa propria. Così l'hanno ritratto (Figura 5), tra ottobre e novembre 2008, le copertine di tre importanti settimanali economici mondiali.

                                                  Mario Deaglio

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