Cari lettori, allacciate bene le cinture perché quello che leggerete non è facilissimo e certamente neppure gradevole. Se però si tratta di capire il mondo, come recita il logo del nostro sito, è opportuno guardare in faccia senza ipocrisie quello che sta succedendo: se il paziente ha una caviglia rotta, il medico pietoso che gli racconta che la caviglia è solo slogata non fa il suo bene. Meglio prendere atto della realtà e cercare così cure efficaci.

Ebbene, le caviglie del sistema finanziario mondiale sono proprio rotte e ci proponiamo di illustrare sommariamente perché e che cosa sta succedendo ora. Siccome la crisi ha avuto origine nel settore dei mutui edilizi americani, è innanzitutto necessario esaminare il sistema tradizionale e il sistema attuale di concessione dei mutui stessi.

Una parte di quest’analisi si sovrappone a quanto descritto nelle schede La crisi finanziaria e i mutui Subprime e Crisi finanziaria , atto secondo; le completa quindi, integrandole con quanto la comunità finanziaria internazionale ha capito in questi ultimi mesi. Il nostro viaggio parte quindi dal Signor Smith che ottiene un mutuo da una banca in cambio della firma di un pezzo carta che lo obbliga alla restituzione delle somme ricevute con rate predeterminate (Figura 1). Questo pezzo di carta rimane presso la banca per tutta la durata del mutuo; se Smith non paga, la banca avrà una perdita e si rifarà eventualmente riprendendosi la proprietà della casa di Smith. Se un gran numero di signori Smith non pagano, la banca fallirà, ma il danno di questo fallimento non si estenderà automaticamente ad altre banche e la banca centrale cercherà di far rilevare le attività della banca fallita da altri istituti di credito per attutire lo shock al sistema.

Oggi negli Stati Uniti (e, in parte, anche in Gran Bretagna, assai meno negli altri paesi europei) le cose non stanno più così. Al posto di una singola banca c’è una catena (o “filiera”) del credito che, nella Figura 2, è rappresentata schematicamente dai quadratini A, B, C e D. Il pezzo di carta di Smith viene immediatamente rivenduto da A a B, da B a C e così di seguito. Durante questo percorso viene “lavorato”, unito ad altri pezzi di carta e compattato in un “prodotto finanziario” della categoria dei “derivati”, costruito su misura per qualche grande cliente come un fondo di investimento, un fondo pensioni, una società di assicurazione; questa sequenza è detta “cartolarizzazione” e in tal modo l’”industria finanziaria” ha reso la ricchezza finanziaria mondiale assai più “efficiente” e flessibile che in passato.

In questo processo, dov’è finito il pezzo di carta di Smith? Nessuno lo sa bene. E’ stato “infilato” in qualche titolo nei portafogli di qualche grande investitore in qualche parte del mondo. Se Smith non paga, il virus si diffonde nel senso che la “mela marcia” rappresentata dal titolo di Smith fa marcire le altre “mele”, ossia tutto il prodotto finanziario in cui è infilato. Se milioni di Smith non pagano, abbiamo la crisi finanziaria, difficile da aggredire, un contagio che può colpire un po’ qui e un po’ là. Le autorità monetarie di tutto il mondo sono andate alla ricerca dei titoli “infilati” e finalmente siamo in possesso di stime attendibili: nell’ordine di (almeno) mille miliardi di dollari, che riducono notevolmente la potenzialità del sistema bancario, soprattutto americano ma anche di molti paesi europei.

 

Questa è la prima ondata dei malanni, quella dei danni diretti (Figura 3): 1000 miliardi di dollari sono una bella cifra, visto che il prodotto lordo dell’intero pianeta è pari a circa 50mila dollari; ma a ruota segue la seconda ondata, quella dei danni indiretti. Il solo sospetto che altre banche abbiano in portafoglio titoli “marci” induce tutte le istituzioni finanziarie a ridurre i propri prestiti interbancari. C’è quindi un abbassamento dell’attività creditizia che fa male all’economia.

Purtroppo le cose non finiscono qui. La crisi dei mutui subprime ha provocato in questi ultimi mesi una forte e generalizzata caduta dei prezzi degli immobili negli Stati Uniti. Da oltre settant’anni questi prezzi erano stabili o in salita e quindi volentieri le banche prestavano somme ingenti con garanzia immobiliare. La perdita di valore della garanzia si tradurrà in perdite contabili nei bilanci delle banche americane, ed è questa terza ondata della crisi finanziaria (oltre al petrolio) una delle cause del malessere borsistico che ha provocato le grandi cadute di giugno e dei primi giorni di luglio. Tutti e tre questi filoni convergono in quello che abbiamo chiamato effetto domino: se una banca di grandi dimensioni “si ammala”, tali difficoltà si possono rapidamente estendere alle banche che fanno affari con il “malato”, che rischiano di ammalarsi a loro volta.

Il profilo temporale (Figura 4) mostra come, mentre la prima ondata è stata contenuta, e, almeno in parte, posta sotto controllo tra gennaio e marzo del 2008, in questo periodo è assai forte la seconda ondata, che – è ragionevole prevedere – si abbasserà entro l’estate. La terza ondata, però, è appena cominciata e possiamo attenderci che durerà tanto a lungo da finire, con forte priorità, sul tavolo di lavoro del prossimo presidente degli Stati Uniti.

Ma non è ancora finita. Molti osservatori prevedono che, a questo punto, gli effetti delle cadute di Borsa sulla ricchezza degli americani e il generale clima di preoccupazione provocheranno effetti reali con una minore domanda per consumi, associata anche all’aumento del prezzo dei carburanti e avremo così una quarta ondata (Figura 5).
Già vi sono alcuni segni, come sospensioni e licenziamenti di decine di migliaia di lavoratori nell’industria dell’auto e riduzioni dei voli da parte delle compagnie aeree. Per questo gli occhi di tutti cominciano a guardare oltre l’estate, al periodo che trascorre dai Santi alla fine dell’anno, in cui si concentrano gli acquisti di gran parte dei beni durevoli e semidurevoli.

Adesso vi abbiamo detto proprio tutto, con l’idea che è meglio la franchezza che qualche blanda rassicurazione. Aggiungiamo che l’Europa, tutto sommato, ha qualche possibilità di evitare il peggio anche se inevitabilmente dello sprofondamento americano le arriveranno alcuni schizzi.

                                                 Mario Deaglio

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