Mentre l'Europa si interroga su come affrontare il problema della Grecia e sulle sue conseguenze sul futuro dell'Unione, l'ultima survey sui dati economici condotta dall'Economist (inizio aprile 2010) riporta gli aggiornamenti circa le previsioni sull'evoluzione del PIL e dell'inflazione per l'anno in corso.

Per quanto riguarda la definizione e le caratteristiche di una survey economica, così come per ogni altra annotazione metodologica, si rinvia alle precedenti schede sull'argomento.

La prima annotazione dell'indagine sembra indicare un progressivo miglioramento economico a livello complessivo: le previsioni per il PIL mondiale 2010 (Figura 1), crollato a minimi del -2,7% (inizio 2009), sono ora stimate in aumento dell'1,5% per il 2010.

In realtà questo ritmo generale di crescita contiene al suo interno situazioni decisamente molto diverse.
La Figura 2 riporta la serie storica delle previsioni sulla crescita dei PIL di USA, Giappone, Eurolandia, G3 (l'aggregato dei primi tre), cui aggiungiamo l'Italia, per inserire correttamente il nostro andamento all'interno del trend mondiale.

Si nota che le previsioni sul PIL USA 2010 sono salite dall'1,5% espresso un anno fa all'attuale 3,1%, confermando che sarà l'America la locomotiva fra le economie evolute (discorso diverso in assoluto, dove la lepre è rappresentata dalla Cina). Spicca inoltre l'aumento delle previsioni per il PIL giapponese, ora balzato all'1,9%. In direzione opposta  si muovono le stime per l'economia europea, appesantita dai problemi della Grecia e degli altri Paesi con elevato rapporto deficit/PIL e, soprattutto, debito/PIL. L'Italia si distingue in negativo, con stime di PIL 2010 attestate sul +0,7%.

La Figura 3 ripropone una nostra elaborazione sui dati The Economist: conoscendo le ultime statistiche storiche (PIL 2009, andamenti QoQ e YoY di ciascun trimestre: per le note metodologiche, riferirsi alle schede precedenti), ci si può "divertire" a elaborare un possibile cammino che colleghi i dati storici (2009) con le medie annue rappresentate dalla previsioni della survey dell'Economist. La tabella, in estrema sintesi, dimostra che la ripresa è complessivamente fragile e potrebbe lasciar spazio ad un rallentamento congiunturale nel corso del 2011.

 

Netto è il quadro per l'economia USA (lato destro della tabella),dove il PIL potrebbe far seguire, al rimbalzo di fine 2009 (+1,4% QoQ) connesso alla fisiologica ripresa dopo la crisi precedente, un andamento moderatamente crescente fino a tutto il 2010 (media annua: 3,1%).

Tuttavia il ritmo trimestrale sembra essere atteso in progressivo calo nel 2011 (media annua: 2,9%). L'economia europea (lato sinistro della tabella) dovrebbe seguire più o meno lo stesso trend, ma con ritmi più moderati (media 2010: 1,2%, media 2011: 1,4%).

In soldoni, e ammesso che il "gioco" della tabella sia veritiero, entrambe le economie potrebbero presentarsi all'inizio del 2012 con un ritmo trimestrale pari a +0,1% QoQ, cioè  sostanzialmente "ferme".

L'altra variabile economica di primaria importanza analizzata dalla survey dell'Economist è rappresentata dall'inflazione (Figura 4): il grafico sottolinea che gli analisti hanno limato le previsioni, rispetto ai picchi dei mesi scorsi, con la sola eccezione (fra i dati da noi esaminati) dell'Italia, attesa all'1,4% medio finale nel 2010.

Un'altra delle nostre elaborazioni preferite è rappresentata dalla Figura 5: si tratta delle previsioni sui tassi di interesse, ottenute sommando le rispettive previsioni di PIL e inflazione. La logica di fondo (già illustrata nelle precedenti schede sul tema) è che investendo della liquidità in un'attività monetaria il rendimento che ci si attende deve, secondo logica, essere pari al rendimento ottenuto investendo la stessa cifra in un'attività economica reale (valore rappresentato dalla crescita del PIL) con l'aggiunta della protezione dalla perdita del potere d'acquisto a causa dell'inflazione.

Ebbene, il grafico dimostra che le attese sui tassi USA, pur limate rispetto ai massimi dei mesi scorsi, continuano a stazionare attorno al 5% (ricordiamo che i tassi monetari USA sono oggi compresi fra 0,25% e 1%), mentre quelli europei si sono attestati in area 2% - 2,5%.

                                                 Carlo Crovella

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