La recente diffusione delle statistiche relative al terzo trimestre 2013, intrecciandosi con il prospettico inizio del nuovo anno, induce ad elaborare interessanti considerazioni sul presumibile scenario congiunturale del 2014.

Il tema del 2014 è chiaramete incentrato sull'effettiva capacità dei Paesi industializzati di saper riprendere la crescita, ma soprattutto di saperlo fare "con le proprie gambe", cioè anche in assenza dei vistosi sostegni monetari concretizzati negli ultimi anni. Nel recente passato tali sostegni hanno permesso alle economie occidentali di non collassare, ma tutti gli operatori sono ora curiosi di capire se il ciclo economico delle Nazioni industrializzate risucirà o meno a crescere a prescindere dagli aiuti monetari in questione.

Ma andiamo con ordine. La statistiche del terzo trimestre '13 (Figura 1) possono essere considerate positive. Le variazioni trimestrali (QoQ: quarter-on-quarter, ovvero trimestre su trimestre) dei principali Paesi presentano il segno "più", ad eccezione della Francia (-0,1%, per colpa del confronto statistico con l'eccessiva accelerazione del 2 trim.: +0,5%) e dell'Italia (che, dopo un preliminare pari a -0,1% QoQ, ha ufficializzato una crescita nulla, cioè 0% QoQ, riuscendo in tal modo ad interrompere la lunga parentesi di dati trimestrali negativi, parentesi che durava dal 3 Trim. del 2011).

Per rendere omogenee le statistiche, i dati statunitensi e giapponesi, normalmente espressi in variazioni trimestrali annualizzate (pari al confronto percentuale trimestre sul trimestre immdiatamente precedente e moltiplicato quattro) sono stati "ri-tradotti" in variazioni QoQ. Un veloce sguardo alle altre economie rasserena sul fatto che lo scenario sia complessivamente positivo. Nel trimestre in questione la congiuntura USA (secondo preliminare: +0,9% QoQ) risulta addirittuta in accelerazione, grazie ai consumi interni (+1,4% QoQ, dopo il +1,8% del 2 Trim. ed il +2,3% del 1 Trim. '13), a loro volta alimentati da un quadro occupazionale in continuo rasserenamento. E' presumibile, ma ci torneremo successivamente, che l'economia USA possa accusare una battuta d'arresto nel 4 Trim. '13, caratterizzato dalla chiusura dell'attività statale per tre settimane ad ottobre.

Consolida la crescita anche il Giappone (+0,1% QoQ, grazie all'Abenomics, cioè la poltica economica del premier Abe), seppur attenuando il ritmo rispetto ai trimestri precedenti.
Spicca invece l'accelerazione dell'economia britannica (+0,8% QoQ), che anzi sta quasi avvicinandosi a livelli critici sia in termini di rialzo dei prezzi immobiliari che di andamento dell'inflazione, i cui minimi si confermano strutturalmente superiori a quelli degli altri Paesi (2%-2,5% contro valori a cavallo dell'1%-1,5% sia  in Europa che negli USA).

Il quadro europeo, seppur complessivamente migliorato, continua ad essere il meno brillante. La statistica dell'Eurozona ha però segnato un dato positivo (+0,1% QoQ), che segue quello del secondo trim. (+0,3%) ed avvalora attese di possibile fuoriuscita dalla fase maggiormente recessiva. All'interno di tali numeri si rintracciano realtà estremamente differenti: oltre ai già citati casi di Francia ed Italia, vi sono non pochi segnali favorevoli, fra cui spiccano la conferma della tenuta tedesca (+0,3% QoQ dopo il +0,9% del 2 Trim.) e la novità di un dato "sopra lo zero"  per la Spagna (+0,1% QoQ), che potrebbe aver concluso la fase di statistiche trimestrali negative iniziata nel 4 Trim. del 2011.

Questa è l'analisi puntuale della situazione per i Paesi industrializzati: visto che il 2014 è ormai alle porte, viene naturale porsi il quesito di quale potrebbe esssere l'evoluzione economica del prossimo anno. Per elaborare alcune considerazioni sul tema, è utile partire dalla consueta analisi mensile curata dall'Economist. Come è noto, la pubblicazione britannica raccoglie le previsioni elaborate da un panel di operatori qualificati e ne calcola la media: questo dato può essere ragionevolmente considerato come il valore della previsione espressa dal mercato.

Precisato che le previsioni si riferiscono alle variazioni annuali del PIL (si tratta quindi di numeri concettualmente differenti rispetto a quelli sopra analizzati, che riguardavano le variazioni trimestrali), per avere un'idea complessiva sul 2014 ci si può limitare alle stime delle tre principali componenti del mondo industrializzato: USA, Eurozona e Giappone.

Le previsioni sul PIL 2013 finale (Figura 2) si stanno orientando verso le cifre di 1,7% per gli USA, 1,8% per il Giappone e -0,4% per l'Eurozona. Va segnalato che il dato europeo, seppur con segno negativo, ha registrato un'inversione di tendenza, ben evidenziata a livello grafico, rispetto ai minimi delle stime (-0,6%) elaborate nell'estate scorsa.

In attesa  che (il prossimo marzo) vengano inserite anche le previsioni sui PIL 2015, le stime 2014 (Figura 3) confermano la visione, complessivamente serena, già espressa di recente: nel prossimo anno il PIL USA è atteso ad una crescita complessiva di poco inferiore al 3%, quello giapponese attorno all'1,5% e quello europeo a cavallo dell'1% annuo.

Coniugando le previsioni dei PIL annuali elaborate dall'Economist con i dati storici, è possibile calcolare un ipotetico trend a livello di variazioni trimestrali (QoQ).
Infatti le variazioni QoQ collaborano a determinare il valore assoluto del PIL di ciascun trimestre, valore che (raffrontato con il PIL dello stesso trimestre dell'anno precedente) determina la variazione YoY (Year-on-Year). La media delle quattro variazioni YoY determina il PIL annuale. Procedendo a ritroso, dal PIL annuale si possono calcolare le variazioni QoQ che "fanno quadrare i conti" (Figura 4).

La prima annotazione che salta all'occhio è che, per il PIL USA, il mercato si aspetta una sensibile frenata (oggi stimabile pari a -0,8% QoQ) nell'ultimo Trim. '13, sia come compensazione statistica dopo l'eccessiva accelerazione del 3 Trim. (se viene definitivamente confermato il secondo preliminare), sia per gli effetti recessivi della segnalata stasi del sistema pubblico (uffici chiusi e mancato pagamento degli stipendi) nell'ottobre scorso. Al contrario, scomponendo la previsione sul PIL USA 2014 (pari ad un complessivo 2,7% annuo) si evidenzia che il mercato incorpora stime di sensibile accelerazione della congiuntura americana, capace di crescere per tutto l'anno oltre l'1% QoQ ( a parte forse il primo trimestre), con un ipotetico picco nel 4 Trim. '14 all'1,4% QoQ, cui corrisponderebbe un ritmo tendeziale (cioè YoY) del 4,6%.

Ben inferiore è il ritmo previsto per il PIL europeo, ma l'annotazione positiva consiste nel fatto che i dati trimestrali (QoQ) evidenziano tutti un segno positivo, considerazione che lascia sperare che il periodo di profonda recessione sia ormai superato (Figura 5).

Sulle rosee previsioni 2014, sia al di qua che al di là dell'Atlantico, si inserisce però una considerazione finale che, senza alterare la positività delle attese, insinua però un'ombra di inquietudine. Con il superamento della fase recessiva, secondo logica dovrebbe concludersi il lungo periodo di abbondanti iniezioni di liquidità nel sistema. Ma l'incognita è: le economie sapranno proseguire la crescita sulle loro gambe o l'abuso dei sostegni monetari è ormai assimilato da tutti gli operatori, per cui non se ne può più fare a meno?

La reazione dei mercati all'annuncio da parte della FED, nel maggio scorso, del cosiddetto tapering (progressiva riduzione dei sistematici acquisti di obbligazioni, meccanismo utilizzato per iniettare dosi massicce di liquidità nel sistema) è risultata decisamente "nervosa". Tale impostazione non si è limitata ai soli comparti finanziari statunitensi, ma si è estesa a tutto il pianeta, coinvolgendo anche le economie in via di sviluppo, che hanno appunto dovuto fare i conti con un loro rallentamento negli scorsi mesi estivi.

L'intero sistema mondiale è così abituato al costante intervento monetario che non ne può più fare a meno? Questa è l'incognita da svelare.
Le congiunture sono chiamate a dimostrare di non essere succubi di quella "droga" che l'economista milanese Antonio Foglia ha argutamente definito "monetadone", compenetrando in un'efficace crasi i termini di "moneta" e "metadone".

Più che analizzare il valore numerico dei tassi di crescita dei prossimi anni, l'occidente (in particolare gli USA e l'Eurozona) dovrebbero proseguire nella concretizzazione di poltiche tali da generare, nelle loro economie, la capacità di sapersi sviluppare anche in assenza di un sostegno "artificiale".

                                               Carlo Crovella

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