Il 27 ottobre 1986 la Borsa di Londra introdusse modificazioni radicali nel proprio modo di operare: le contrattazioni elettroniche presero il posto delle tradizionali «grida», vennero liberalizzati gli accessi al mercato e la Borsa stessa divenne una società per azioni. Contemporaneamente i movimenti di capitale divenivano sempre più liberi e nasceva un circuito finanziario mondiale, a carattere istantaneo, vero pilastro dell'economia globale di mercato.

L'economia mondiale di mercato rientra nello schema delle "economie-mondo" (o della globalizzazione) studiate dallo storico francese Fernand Braudel. Secondo Braudel, ogni economia-mondo - ossia ogni sistema economico integrato a livello sovranazionale - presenta un centro, dal quale derivano la moneta di riserva e le principali regole dei mercati; e spesso anche tecnologia, cultura e un'egemonia politico-militare in grado di garantire stabilità. Presenta poi una zona intermedia dove è localizzata gran parte dell'attività produttiva di trasformazione; tale zona acquista materie prime dalle periferie del sistema e vende prodotti finiti al centro (Figura 1); la zona intermedia e alcune periferie accumulano saldi attivi e li investono nella zona centrale la quale, grazie a simili afflussi di risorse finanziarie, esercita il proprio primato e garantisce la stabilità.

Nell'economia globale degli anni ottanta (Figura 2), il centro è ovviamente costituito dagli Stati Uniti; di qui derivano il dollaro, strumento finanziario del sistema, la sicurezza militare che assicura un quadro di stabilità in un pianeta ancora diviso in blocchi, e, in buona parte, le regole di funzionamento dei mercati, di certificazione dei bilanci e simili. Gli Stati Uniti sono importatori netti di merci e servizi dall'Europa e dal Giappone ma questi paesi investono largamente il ricavato delle loro esportazioni negli stessi Stati Uniti, sotto forma di azioni, titoli a reddito fisso e immobili. Il denaro cambia di proprietario ma non lascia mai gli Stati Uniti (Vedi oltre Figura 4).

Negli anni novanta, con la fine dell'Unione Sovietica, finisce anche la divisione del mondo in blocchi, e tra i paesi emergenti cominciano a delinearsi nuove potenze economiche, come Cina, India e Brasile che si collocano ormai nei paesi intermedi mentre nelle periferie si collocano invece i paesi produttori di petrolio, tra i quali la Russia e l'OPEC, gli altri paesi latino-americani, quelli islamici e l'Africa subsahariana (Figura 3).

Questo assetto economico mondiale consentì forti concentrazioni di capitali in settori tecnologicamente avanzati e la rapidissima introduzione di Internet e della new economy e persistette fino al 2000, quando la fine dell'eccezionale espansione economica degli Stati Uniti determinò il crollo del mercato della new economy e l'introduzione dell'euro cominciò a creare una moneta internazionale alternativa al dollari
(Figura 4).

Per conseguenza, oggi viviamo in un mondo più frammentato, che non corrisponde più al tradizionale concetto di globalizzazione. Si individuano più "blocchi" di paesi, quasi isole di un arcipelago.

La Figura 5 ne fornisce una rappresentazione sommaria e stilizzata: i paesi dell'America settentrionale, grazie all'accordo NAFTA, commerciano sempre di più tra loro, quelli asiatici si orientano sempre di più verso il colosso cinese mentre Europa e Russia da un punto di vista commerciale sono sempre di più interdipendenti. Accenni di integrazione commerciale riguardano anche i paesi dell'America Latina e quelli dell'OPEC.

                                                Mario Deaglio

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