Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sulla situazione economica del pianeta sono pubblicate due volte l’anno nel World Economic Outlook, un rapporto di estrema importanza perché costituisce una sorta di benchmark con il quale si misurano tutte le previsioni economiche mondiali.

Quell’aprile 2007 avanza con sicurezza due previsioni apparentemente contrastanti: la prima è che continuerà la robusta crescita del prodotto lordo mondiale attorno al 5 per cento registrata dal 2004 (Figura 1), ma che una forte recessione, anche se breve, negli Stati Uniti è abbastanza probabile (Figura 4). In ogni caso, il Fondo pensa che vi sia il 90 per cento di probabilità che la crescita mondiale sia compresa tra un massimo del 6 per cento e un minimo del 3,2 per cento. Questo “ventaglio di probabilità” si è leggermente ridotto negli ultimi mesi, il che significa che il fondo si sente più sicuro nelle sue previsioni.

La prospettiva storica della crescita del prodotto lordo, presentata nella Figura 2, mostra una tendenza chiaramente crescente negli ultimi 36 anni, ossia dal 1970 e ci si attende che la tendenza continui almeno fino al 2010, limite temporale di questa previsione. Nella Figura si osservano chiaramente i profondi effetti negativi del 1^ e del 2^ shock petrolifero e quelli, un po’ meno rilevanti, legati alla 1^ guerra del Golfo, alla crisi asiatica e alla fine del boom americano nel 2000-01. Dopo di allora la ripresa è molto forte, soprattutto perché ha un motore supplementare rappresentato dai paesi asiatici. Il Fondo si aspetta che tale ripresa si consolidi e si stabilizzi nel quinquennio iniziato con il 2006.

Se dai dati complessivi si passa ai dati per abitante (Figura 3) si osserva il medesimo quadro di fondo, con una crescita minore (si sconta cioè la crescita della popolazione) e si nota che in tre occasioni la crescita scende in prossimità di zero o addirittura va sotto zero: la prima e la seconda crisi petrolifera e quella collegata con la 1^ guerra del Golfo hanno rappresentato sconvolgimenti importanti.

Uno sguardo più ravvicinato (Figura 4), mostra la diversità di impatto delle crisi più recenti sui paesi avanzati e sui paesi emergenti. La crisi del 1997-98, appena risentita in Occidente, significò invece una fortissima caduta – dal 6 per cento all’1 per cento – della crescita nei paesi emergenti. Al contrario, la fine del boom americano del 2000-01 fece scendere la crescita del prodotto interno dei paesi avanzati da oltre il 4 per cento in prossimità di zero mentre quella dei paesi emergenti fu soltanto dimezzata dal 7 a poco più del 3,5 per cento. Dopo di allora, la ripresa di questi paesi è stata spettacolare, sicura e continua a tassi del 7-8 per cento.

Vi è invece la probabilità che negli Stati Uniti si vada verso una recessione nei prossimi mesi, le cui ripercussioni, peraltro, al di fuori del Nordamerica sarebbero relativamente limitate, anche se il tasso al quale l’economia si stabilizzerebbe risulterebbe un po’ più basso del passato.

                                                Mario Deaglio

Commenti

Comments are now closed for this entry