Ma saranno solo ombre cinesi?

Con l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale concentrata su Olimpiadi e crisi caucasica, nelle settimane agostane del 2008 è passata un po’ in sordina l’importante riscossa valutaria della moneta cinese, lo yuan, talvolta chiamato anche Renmimbi.

Anche limitandosi al solo contesto dei cambi, i mezzi di informazione hanno enfatizzato il significativo recupero del Dollaro (USD), passato da 1,55 contro Euro (fine luglio) a quotazioni inferiori a 1,42 (inizio settembre). Ma anche lo Yuan ha messo a segno un interessante recupero nei confronti dell’Euro
(Figura 1), riportandosi per la prima volta, da due anni circa, sotto la soglia psicologica di quota 10
.

Certo, nel movimento della moneta cinese non è del tutto estraneo il rafforzamento unilaterale del Dollaro nei confronti dell’Euro. Anzi, in agosto, il dollaro ha recuperato qualche posizione anche nei confronti dello Yuan, pur in un trend complessivo (Figura 2), che si è costantemente rivelato favorevole allo Yuan negli ultimi due anni e mezzo.

Un momento chiave nella storia valutaria della moneta cinese si è avuto nell’estate di tre anni fa,  quando la Banca centrale cinese decise di abbandonare il precedente ancoraggio (“peg”, in gergo dei mercati) al Dollaro, per agganciare lo Yuan ad un paniere di valute, la cui esatta composizione  non è mai stata resa nota.
Da quel momento la divisa asiatica, libera di fluttuare contro Dollaro, ha potuto “scatenare” tutte le sue potenzialità rivalutate nei confronti del biglietto verde,gettando nella mischia tutti i risultati di un’economia dalla crescita tumultuosa. Viceversa, il contesto generale, fondamentalmente incentrato sul predominio dell’Euro, ha fatto perdere sistematicamente terreno all’Yuan contro la divisa comunitaria.

Il movimento delle ultime settimana appare quindi come una fisiologico ripristino dell’equilibrio a tre (Dollaro, Euro, Yuan): in effetti il grafico della
Figura 3 conferma che la moneta asiatica ha recuperato percentualmente dai suoi minimi contro Euro circa il 15%, ovvero una percentuale più o meno simile a quanto lo Yuan ha complessivamente guadagnato contro Dollaro negli ultimi tre anni
(2% nella sola giornata di annuncio dell’abbandono della parità).

Certo, possiamo dire che in questi anni lo Yuan non ha recuperato terreno solo contro Dollaro, ma anche contro altre divise: per esempio contro l’altro riferimento valutario asiatico, cioè lo Yen giapponese (Figura 4). Ma chiaramente si tratta della contrapposizione fra i fondamentali dell’economia cinese, brillante e con alti tassi di interesse, rispetto alla congiuntura nipponica, da anni sul filo della recessione e con tassi prossimi allo zero %.

Ma, come spesso accade nella vita, si può dire che non è tutto oro quel che luccica.

Infatti il precedente indebolimento dello Yuan aveva sensibilmente favorito l’export cinese, specie nei confronti del mercato europeo. Una brusca virata del cambio ha improvvisamente riportato alla realtà le imprese cinesi, private a questo punto del “favoritismo” di cui disponevano sul piano valutario

 

Molte imprese cinesi, che, lavorando con margini pressoché inesistenti, sono riuscite a imporsi sul mercato mondiale grazie al gioco valutario, rischiano ora di uscire rapidamente dal mercato “globale”. I mugugni sono già emersi nel settore manifatturiero cinese, ma per ora non pare proprio che la Banca Centrale voglia prendere in considerazione l’ipotesi di modificare l’impostazione, finora seguita, di alti tassi in precauzione antinflattiva.

Il problema delle ripercussioni causate dalla rivalutazione dello Yuan non è però solo una faccenda interna all’ambiente industriale cinese. In altre parole, non tutto il resto del mondo può gioire perché le imprese cinesi saranno meno competitive rispetto ai mesi scorsi: le imprese cinesi, infatti,  sono spesso il frutto di joint venture, fra società estere (sovente italiane) e soggetti indigeni, per rispettare le complesse regole burocatiche del sistema cinese, al fine di “impiantare” velocemente una propria base operativa (a volte esclusivamente produttiva) sul suolo cinese.

Poiché il principale trend valutario (Euro – Dollaro) pare ora completamente invertito rispetto a prima dell’estate (allora Euro sugli scudi, ora invece nella polvere, causa la recessione imperante e la rigidità operativa della BCE), il recupero dello Yuan nei confronti della moneta unica potrebbe proseguire, in modo strutturale, anche nel prossimo futuro. Ulteriori recuperi valutari renderanno sempre meno competitive le aziende cinesi, il che potrebbe rischiare di ingolfare l’economica del gigante giallo. Non a caso le previsioni internazionali sull’economia cinese nel prossimi 4 anni (Figura 5) evidenziano una discesa del tasso di crescita annuo al 9% (2007: 12%), con inflazione “domata” al 4%, ma grazie alla politica di alti tassi, tenuti all’8% circa (Figura 6). Tuttavia se il recupero dello Yuan dovesse ulteriormente accentuarsi, potrebbe appesantire ancor di più le previsioni congiunturali cinesi. In pratica, per la legge del contrappasso, l’economia cinese potrebbe paradossalmente risultare “vittima” della sua stessa forza di crescita precedente.

Il mercato finanziario ha immediatamente risposto a tale constatazione: proprio in parallelo alle settimane olimpiche, la borsa di Shangai ha registrato una serie di rovesci che, seppur inseriti in un panorama mondiale di Borse negative, derivano da questa origine peculiare. Il fenomeno era comunque iniziato già nei mesi scorsi, a tal punto che la Borsa cinese (Figura 7) si sta sbriciolando, visto che ha ceduto il 60% circa dai suoi massimi di metà 2007. Evidentemente il mercato già da tempo aveva il sentore che la bolla speculativa sulla Borsa cinese fosse eccessiva. Infatti in corrispondenza dei massimi, i corsi azionari cinesi quotavano 50 volte gli utili, contro i contemporanei 25 di Wall Street e i 10-15 dell’Europa. Ciò significa che gli investitori, in quel momento, erano fiduciosi che le prospettive di crescita dell’economia cinese  potessero alimentare un aumento degli utili aziendali praticamente doppio rispetto a quello americano.

Il risveglio è stato brusco, molto brusco: mentre alle Olimpiadi di Pechino la Cina faceva incetta di medaglie,  alla Borsa di Shangai si sono viste pesanti ombre cinesi.

                                                 Carlo Crovella

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