L'economia cinese è cresciuta, negli ultimi decenni, a tassi straordinariamente elevati. Uno dei fattori chiave che hanno reso possibile questa crescita è rappresentato dagli alti tassi di risparmio evidenziati, da parte di tutti i settori economici, in questo periodo. Solo grazie a questa attitudine al risparmio sono stati possibili gli imponenti investimenti a cui abbiamo assistito (Figura 1).

I tassi di risparmio sono insolitamente alti soprattutto in considerazione dell'attuale reddito pro-capite (ancora relativamente modesto) della popolazione cinese e delle elevate aspettative di crescita futura, che dovrebbero determinare, di norma, un effetto opposto.

Questo fenomeno è da attribuire, almeno in parte, a fattori istituzionali, ed è stato favorito da precise scelte di politica economica da parte del governo. Gli effetti di queste scelte sono rilevanti per l'economia mondiale e saranno determinanti per lo sviluppo economico nei prossimi decenni.

Il tasso di risparmio lordo in Cina è passato da un livello pari al 27,5% del PIL nel 1965 al 41,2% del PIL nel 2004 (Figura 2).
In un research paper della World Bank, Kuijs (2005) osserva che il risparmio delle famiglie ammontava, nel 2001, al 16% del PIL, il risparmio delle imprese al 15% del PIL e quello del governo al 7,5% del PIL. Mentre i tassi di risparmio di famiglie e governo sono sicuramente alti, ma comparabili a quelli di altri Paesi, i tassi di risparmio delle imprese sono particolarmente elevati e rappresentano una peculiarità.

Le famiglie hanno mantenuto un tasso di risparmio pari a, circa, un quarto del reddito disponibile a partire dal 2000 (ma era su livelli ancora più elevati negli anni precedenti); oltre il 90% degli investimenti finanziari delle famiglie consiste in depositi bancari.

Hanno costituito un incentivo al risparmio una limitata offerta di servizi pubblici quali sanità, istruzione e previdenza, che hanno determinato un elevato risparmio precauzionale, e una notevole difficoltà nell'accesso al credito da parte di un'ampia fascia della popolazione (Figura 3).

Ma, come si è detto, sono i risparmi e gli investimenti da parte delle imprese ad essere particolarmente rilevanti. Anche in questo caso, vi sono numerose cause istituzionali che hanno concorso a tale risultato:

- Un modello di sviluppo basato sulla predominanza di industrie ad alta intensità di capitale; in generale, il settore industriale ha contribuito alla crescita cinese degli ultimi decenni più che il settore dei servizi (che richiedono meno investimenti)

- Leggi sulla distribuzione dei dividendi particolarmente favorevoli al re-investimento;


 

 

 

- Un'alta percentuale di imprese di stato (SOE) con un sistema di governance poco efficace e propense ad aumentare gli investimenti anche in presenza di rendimenti non elevati; i dividendi delle imprese di stato, inoltre, non sono pagati alla proprietà (il governo) ma sono interamente re-investiti;

- Alti tassi di investimenti da parte dello stato, sia diretti (infrastrutture, energia) sia indiretti (trasferimenti in conto capitale alle imprese).

Questi insolitamente alti tassi di risparmio hanno effetti interni ed esterni. Internamente determinano elevati tassi di investimento e, come si è precedentemente detto, un insolitamente alto tasso di accumulazione di capitale.Esternamente fanno sì che la Cina sia un creditore netto nei confronti del resto del mondo (posizione, anche questa, inusuale, dato l'attuale stadio di sviluppo della Cina - Figura 4 - ).

In un Working Paper del National Bureau of Economic Research (NBER ) viene proposta un'interessante simulazione in cui vengono studiati possibili sviluppi demografici, fiscali ed economici in Cina, Giappone, Stati Uniti e Unione Europea. In simulazioni precedenti, condotte senza considerare la Cina, si prevedeva una carenza di capitale che avrebbe portato, nel giro di alcuni decenni, a ridurre i salari reali (per unità di capitale umano). L'aggiunta della Cina, che grazie ai suoi alti tassi di risparmio diventerebbe il "risparmiatore"globale, modifica radicalmente le previsioni.

Il risparmio cinese permette, nella simulazione presentata, di superare il problema della scarsità di capitale. In questo scenario si prevede un aumento dei salari reali, anzichè una diminuzione, come avviene nel modello senza la Cina. Non per niente il titolo del paper è provocatorio: "Will China Eat Our Lunch Or Take Us Out To Dinner?". Dalle conclusioni tratte si può dedurre che la risposta suggerita sia senza dubbio la seconda: la Cina porterà fuori a cena i Paesi dell'Occidente e con la sua riserva di risparmi consentirà uno sviluppo di cui beneficeranno tutti.

Sicuramente ci sarà una parziale inversione di tendenza che porterà ad una riduzione dei tassi di risparmio nei prossimi anni. Lo sviluppo verrà gradualmente indirizzato verso industrie a minore intensità di capitale (che richiedono quindi minori investimenti),  la nascita di un mercato del credito più sofisticato renderà meno stringenti i vincoli di spesa delle famiglie e l'ampliamento dello stato sociale renderà minore l'esigenza di risparmio precauzionale. Il ruolo della Cina come "salvadanaio" del mondo sarà, comunque, fondamentale nei prossimi decenni per la crescita dell'economia globale.

                                          Gabriele Guggiola

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