All'indomani delle decisioni prese dal G20 per combattere la crisi, le Borse mondiali hanno segnato un forte recupero e molti si augurano che il peggio sia ormai alle spalle. In realtà, come ha osservato anche il Governatore della Banca d'Italia Draghi, si tratta più di un rallentamento nel deterioramento che di un miglioramento vero e proprio.

Il barometro segna ancora tempesta: tutti gli indicatori economici sono rivolti al ribasso (Figura 1: le previsioni The Economist sul  PIL mondiale hanno bucato la linea dello zero ad inizio '09), gli indici borsistici sono precipitati, gli investimenti aziendali latitano.

Un'occasione per provare a fare il punto della situazione è fornita dall'indagine che, mensilmente, il periodico britannico The Economist conduce fra gli analisti delle principali banche ed istituzioni. Il termine anglosassone per tale tipologia di indagine è survey e della metodologia di elaborazione dei dati abbiamo già parlato: i risultati non vanno interpretati come oro colato (frutto dell'infallibilità dei previsori), ma come termometro dell'umore degli addetti ai lavori.

La serie storica (Figura 2) delle previsioni sui PIL 2009 ( di cui riportiamo quelle relative ai principali Paesi: USA, Eurolandia, Giappone, G3 - la media dei tre-, con l'aggiunta dell'Italia), conferma la "depressione" emotiva oltre  che economica. Forata la linea dello zero nell'indagine del novembre '08, le previsioni ipotizzano ora dei PIL 2009 numericamente simili per USA ed Europa (-2,4% e -2,2%), un po' peggiore per l'Italia (-2,7%), mentre il PIL giapponese è visto letteralmente sprofondare a -5,3% (G3: -3,3%). Un anno di sofferenza, non c'è che dire.

La survey di marzo '09 ha riportato per la prima volta anche le previsioni sul 2010 (Figura 3): la situazione complicata ha fatto si che quest'anno si sia dovuto attendere marzo per raccogliere le opinioni sull'andamento dell'anno prossimo, mentre normalmente le stesse erano disponibili già nel dicembre precedente.

Le previsioni sui PIL 2010 tornano però in positivo: USA 1,8%, EU 1,9%, Giappone ed Italia 0,5% (G3: 1,4%). Il dato ci tranquillizza, in prima battuta, ma ricordiamo che il PIL qui trattato è un dato medio annuo: l'intervallo temporale è ampio, 21mesi da oggi a fine 2010!

La domanda chiave allora è: quando si potrebbe posizionare il giro di boa del ciclo economico?

Per approfondire il discorso occorre ricordare che sotto il profilo statistico i dati del PIL riguardano un indice e come tali comportano tre grandezze differenti: la variazione trimestrale (QoQ nel gergo anglosassone, cioè quarter on quarter: PIL di un trimestre rispetto a quello del trim. precedente), la variazione tendenziale (YoY, year on year: PIL comparato con lo stesso trimestre dell'anno prima) ed il PIL medio annuo (dato che si ottiene confrontando il PIL di un anno con quello dell'anno precedente, ma che deriva anche dalla media dei quattro PIL tendenziali, cioè dei quattro dati YoY).

Per precisione nozionale, ricordiamo che nella metodologia statunitense si utilizza un'altra grandezza, costituita dal PIL trimestrale annualizzato (PIL di un trim. rispetto al trim. precedente e moltiplicato per quattro, come se quel ritmo venisse mantenuto su base annuale). L'ultimo dato noto del PIL USA, il "famigerato"
-6,2%, diffuso a metà febbraio '09 ha provocato uno dei tanti crolli di Borsa: nei nostri calcoli non si ritrova quel dato numerico, ma il suo corrispondente QoQ, pari a -1,55% (infatti: 1,55% * 4 = 6,2%).

Torniamo infatti alla survey The Economist e prendiamo come dati inamovibili le previsioni degli analisti. Conoscendo i sopra descritti rapporti matematici fra le grandezze, è possibile ricostruire la "scaletta" dei PIL, trimestre dopo trimestre (Figura 4), in modo tale da congiungere i dati storici (2008) con le previsioni in termini di PIL annui, espresse dagli analisti e sintetizzate da The Economist.

Naturalmente sono numerose le combinazioni numeriche che consentono tale "giochino", tuttavia si è cercato di applicare quelle che rispondono a maggiori criteri di ragionevolezza nello sviluppo del ciclo economico.

La prima osservazione che balza all'occhio è che il punto di minimo potrebbe davvero essere alle spalle, visto che il primo trim. '09 potrebbe segnare una contrazione QoQ inferiore a quella dell'ultimo trim. '08: in Eurolandia -0,9% contro -1,5%, negli USA -0,8% contro -1,55%.

Nonostante ciò, la "risalita dagli inferi" sarà lunga e faticosa: anche il secondo trim. '09, pur riavvicinandosi alla linea dello zero, potrebbe registrare una contrazione QoQ: -0,4% per entrambe le aree economiche.
E per entrambe le aree nel terzo trim. '09 si può ipotizzare il raggiungimento dello 0% QoQ: insomma "si torna a galla".

La prima "vera" manifestazione di crescita è quella ipotizzabile nell'ultimo trim. '09, dove Eurolandia potrebbe salire dello 0,8% QoQ, contro lo 0,4% QoQ degli USA. Guardando superficialmente le due statistiche si potrebbe pensare che l'Europa acceleri più degli USA: in realtà si tratta solo dell'effetto conseguente al confronto statistico con i precedenti dati, molto sacrificati.

Da rimarcare che sono tutti negativi, con punte di -3%, i PIL tendenziali (YoY) del 2009, sia europei che americani.
Noi analisti lo "sappiamo" e non ci faremo impressionare quando i media diffonderanno le notizie, ma non sarà leggero l'impatto emotivo sull'opinione pubblica. In pratica per tutto il 2009 sentiremo al telegiornale che l'economia sta "irrimediabilmente" contraendosi.

Però a fine 2009 la ripresa potrebbe (il condizionale è d'obbligo…..)  essersi davvero messa in moto. I dati trimestrali (QoQ) del 2010 sono stati immessi nelle tabelle rispettando una moderata accelerazione, facilitata dall'abbrivio di fine '09: Eurolandia potrebbe iniziare il 2010 con uno 0,4% QoQ e terminarlo con uno 0,8% (dato medio 2010: 1,8%, coerente con la previsione della survey The Economist), mentre gli USA potrebbero passare, nel corso del 2010, da 0,5% a 1,1% QoQ (media 2010: 1,9%).

La maggior accelerazione prevista per l'America  nel corso del 2010 "chiude il cerchio" del nostro esercizio stilistico, poiché conferma l'assioma di fondo che l'economia statunitense tende sempre ad anticipare ed amplificare quella europea. Significativo constatare che le due economie potrebbero presentarsi a fine 2010 piuttosto "toniche": infatti nell'ultimo trim.  del '10, il PIL tendenziale (YoY) potrebbe risultare pari al 2,4% in Eurolandia e addirittura pari al 3,4% negli USA.

A giudicare da questi numeri, la situazione, per quanto critica, non è disperata: occorre tener duro fino a tutta l'estate 2009 e poi i meccanismi economici dovrebbero rimettere in moto la ripresa.

Tuttavia va precisato che questa disaggregazione dei dati è, allo stato attuale, un mero esercizio numerico, di cui si  vedrà una prima verifica già a breve, cioè quando verranno diffusi i dati ufficiali del primo trim. '09 (metà aprile - inizio maggio): per rispettare le scalette ipotizzate, è necessario che la contrazione del trimestre in corso non sia peggiore di quanto previsto, ovvero non ecceda il -1%.

Dati negativi oltre il -1% rimetterebbero, purtroppo, in discussione tutti i ragionamenti sopra esposti.

                                                 Carlo Crovella

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