E' iniziato un nuovo anno anche nel comparto dei cambi, il cosiddetto FOREX (Foreing Exchange) e, prima di guardare alle possibili evoluzioni valutarie, è interessante tirare le somme dell'annata appena terminata.

Il 2010 può essere definito come l'anno in cui il Dollaro si è rivelato il traino del mercato dei cambi. Non nel senso che la moneta USA abbia indiscutibilmente guadagnato terreno, ma in quanto un po' tutto il mercato valutario (salvo poche eccezioni che segnaleremo in seguito) è ruotato attorno alle variazioni d'umore del Dollaro.

La divisa americana, infatti (Figura 1), ha iniziato il 2010 su quotazioni pari a 1,45 contro Euro, ma ha immediatamente impresso una sensibile accelerazione a suo favore, avvicinandosi a 1,20 a fine primavera, grazie alle attese molto positive di recupero dell'economia statunitense. La delusione di tali attese ha provocato in estate uno storno a carico del Dollaro, che in autunno ha nuovamente toccato 1,40. Infine il biglietto verde ha impresso un'altra svolta a suo favore grazie al riproporsi di attese di crescita economica 2011 più pimpanti negli USA che in Europa. Il cross, sceso a 1,30,  ha concluso l'annata invertendo ancora il trend, aprendo quindi le danze del 2011 più a favore dell'Euro.

Limitandoci però all'analisi del 2010, è interessante monitorare le variazioni percentuali rispetto ad inizio anno.
Il Dollaro (Figura 2) ha guadagnato circa il 20% nella prima parte dello scorso anno, lo ha sostanzialmente dilapidato fra estate ed autunno, ha recuperato un 10%, limandolo sul finale e chiudendo l'anno a +8%.

Il canovaccio del cross Euro-Dollaro ha chiaramente condizionato l'evoluzione 2010 del Forex, ma non completamente. Andiamo quindi a vedere quali moneta hanno seguito, nel bene e nel male, il cammino del Dollaro e quali hanno espresso delle proprie peculiarità.

Iniziamo dalle tre divise (Figura 3) storicamente più importanti: Yen (simbolo del Forex: JPY), Sterlina britannica (GBP) e Franco svizzero (CHF). La moneta nipponica ha recepito i risvolti di una crescita economica nel 2010 migliore del previsto ed ha realizzato un complessivo +23,5% contro Euro. La divisa elvetica chiude l'anno a +18% facendo valere il suo ruolo di bene rifugio nelle fasi di incertezza (rischio di insolvenze governative in Europa e balbettii della congiuntura USA nella seconda metà dell'anno), mentre la moneta britannica non brilla di particolare luce e incamera soltanto un +3,5% sull'Euro.

Le divise delle due potenze asiatiche (Figura 4), ovvero Cina ed India, hanno replicato contro Euro il trend del Dollaro, migliorandolo però in termini di risultato finale: sia lo Yuan (CNY) che la Rupia (INR) incamerano un 12% circa nei confronti della moneta europea.

La Figura 5 si rivela piuttosto affollata perché comprende le principali moneta dell'Est Europa, più la Lira Turca (TRY) accomunata nel progetto di prospettica convergenza nell'Euro. Bilancio a fine anno contro Euro: Rublo (RUB) +6,50%; Corona ceca (CZK) +4%; Zloty polacco (PLN) +3,50%; Lira turca (TRY) +3,75%. Segue invece un proprio destino, in negativo, il Fiorino ungherese (HUF), che (penalizzato dal problematico quadro politico-economico) perde circa il 3,30% contro Euro.

 

 

Nell'anno del Dollaro inteso come driver del Forex, come si sono mossi i cosiddetti dollari minori? La Figura 6 illustra che il Dollaro australiano (AUD) ha ampiamente sovraperformato rispetto al fratello maggiore, chiudendo l'anno a +21,50% contro Euro, grazie ad un quadro economico di crescita sana, sostenuta dall'aumento dei prezzi delle materie prime,di cui il Paese dei canguri è un significativo esportatore. L'AUD ha condizionato in positivo il trend del Dollaro neozelandese (NZD), che segna a fine anno un +15% contro Euro, e in minore misura per il Dollaro di Hong Kong (HKD), che si apprezza in ogni caso dell'8%.
Il Dollaro canadese (CAD) ha ricevuto in realtà il principale sostengo dal rincaro dell'oro (di cui il Canada è uno dei principali produttori), chiudendo il 2010 con un apprezzamento del 12,5% contro Euro.

Proprio l'oro è alla base dell'apprezzamento anche del Rand sudafricano (ZAR) capace di guadagnare (Figura 7) il 20% finale contro la divisa europea. In questo grafico sono rappresentati anche il Peso messicano (MXN), che ha complessivamente guadagnato il 13,50% grazie ad un positivo quadro congiunturale, ed il Won sudcoreano (KRW) che a sua volta incamera il 10,50% contro Euro.

Infine la Figura 8 illustra l'andamento di due valute raggruppate graficamente più che altro in modo residuale, anche perchè hanno in comune il risultato finale nei confronti dell'Euro. La Corona svedese (SEK) e il Real brasiliano (BRL), pur seguendo trend abbastanza differenti fra di loro (decisamente più volatile quello della moneta sudamericana), concludono l'anno con un apprezzamento a cavallo del 13% nei confronti della divisa europea.

Terminata la carrellata consuntiva del Forex nel 2010, viene naturale porsi l'interrogativo sull'evoluzione che possiamo aspettarci nell'anno appena iniziato. Le prime settimane sono state caratterizzate dall'ulteriore storno del Dollaro, o meglio dal recupero dell'Euro, in funzione di una visione maggiormente positiva sul tema dei debiti pubblici (annuncio del fondo salva-Stati, le cui caratteristiche non sono al momento ancora note).

Ritornando alla Figura 1, si nota che la risalita del cross Euro-USD a cavallo di 1,35 va a coincidere con la trendline (colore azzurra) che parte dai minimi di inizio estate 2010. Siamo di fronte ad un momento chiave: o il cross va a sbattere contro la trendline e torna a scendere, oppure fora la trendline e si apre degli spazi di netto apprezzamento a favore dell'Euro. Pronunciarsi inderogabilmente, allo stato attuale, non è semplice perché il confronto fra Euro e Dollaro è una gara fra cavalli bolsi, cioè due monete potenzialmente minate da acciacchi interni.

Dovendo proprio scegliere una delle due ipotesi alternative, piuttosto che vedere quotazioni di 1,50, pare oggi più realistico mettere in conto un nuovo recupero del Dollaro nel corso dei prossimi mesi, in direzione di 1,25-1,20, al seguito di un netto miglioramento delle prospettive di crescita economica 2011 (attesa, per gli USA, a cavallo del 3%, contro l'1,5% dell'Europa).

                                                 Carlo Crovella

                                                

 

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