Neppure il quadro macro economico dell'America Latina sembra poter sfuggire al raffreddamento che si sta registrando (o che si stima che possa venire registrato) un po' ovunque nel mondo.
Dal Global Economic Report della World Bank si evidenzia che (Figura 1) quasi tutte le economie della regione dovrebbero rallentare il ritmo di crescita fra il 2007 (dati ancora stimati, in quanto i consuntivi saranno disponibili fra breve) ed il 2008.

Sul rallentamento generale dell'area sta già influendo l'andamento contrastato dei consumi statunitensi. Inoltre molti emigrati latino-americani, trasferiti negli USA, lavorano nel settore delle costruzioni e le crisi finanziarie 2007 (mutui subprime) hanno ridotto le rimesse spedite verso casa.
I migliori tassi di crescita del 2007, a cavallo dell'8% annuo, riguardano due economie: il Venezuela, che "galleggia" sul petrolio, e l'Argentina, grazie ad una politica molto espansiva, il cui risvolto sfavorevole è costituito dal trend inflattivo più nervoso rispetto ai vicini di casa. La frenata congiunturale 2008 di queste due economie dovrebbe risultare più accentuata di quella degli altri Paesi dell'area.
Il Brasile, che rappresenta l'economia più sviluppata del continente, dovrebbe attenuare solo marginalmente il proprio ritmo (dal 4,8% al 4,5%). La principale controtendenza è invece costituita dal Messico, il cui rallentamento dovrebbe slittare nel 2009, consentendo ancora una buona performance (3,5%) nel 2008.
Entriamo ora più nel dettaglio, pur in modo sintetico, delle principali economie della regione.

Argentina: la vittoria alle scorse Presidenziali (ottobre '07) della Sig.ra Cristina Fernandez de Kirchner dovrebbe garantire una periodo di ragionevole stabilità governativa, almeno fino alle elezioni parlamentari (ottobre '09). Ciò potrebbe facilitare l'opera di "mettere ordine" nel quadro economico, un po' troppo sballottato (specie sul fronte inflattivo) durante la veemente crescita economica del periodo 2003-07, a sua volta originata dalla profonda recessione dell'era 1999-02.

A differenza dell'impostazione degli anni '90, decisamente liberista, la politica dei coniugi Kirchner (il marito è stato Presidente nel mandato precedente) prevede considerevoli interventi nell'economia da parte dello Stato, specie nei settore delle infrastrutture e dell'energia. Ciò potrebbe consentire maggior capacità di raddrizzare le distorsioni sul fronte inflattivo della recente crescita economica. L'Argentina, anche per i riflessi dell'atteso rallentamento statunitense, dovrebbe quindi registrare (Figura 2) una frenata congiunturale che progressivamente porterà il tasso di crescita del PIL dal 7,8% del '07 ad un più "sostenibile" livello del 4,5% in un arco temporale quinquennale.
Il rallentamento economico impiegherà un paio di anni a trasmettersi al trend inflattivo, che è atteso ad un punta dell'11,5% nel '08 e calerà successivamente verso un più equilibrato 6% (2012). Di conseguenza i tassi di interesse dovrebbero risultare ancora in tensione nel '08 (possibile strappo oltre il 13%), scendendo poi gradualmente fin sotto il 10%. Sul fronte valutario, il Peso Argentino (Figura 3) ha sostanzialmente perso terreno, da metà '05 in poi: ha ceduto il 10% abbondante contro dollaro e ben il 35% contro euro. Difficile attendersi consistenti recuperi, anche perché il mantenimento di livelli di cambio competitivi è necessario per consolidare il doppio surplus (commerciale e del bilancio statale) che sta tanto a cuore alle autorità.

Brasile: Il Presidente Lula, al secondo mandato, continua a veder crescere il consenso della popolazione. In realtà gli osservatori politici segnalano che la sua coalizione potrebbe registrare non poche smagliature, specie in prospettiva delle elezioni amministrative dell'ottobre 2008, e ciò renderebbe più complessa la campagna elettorale delle successive Presidenziali (2010). La successione a Lula nel 2010 è quindi aperta, ma a prescindere dal vincitore, si ritiene che non sarà abbandonata l'impostazione di politica economica decisamente prudente.

Il rallentamento congiunturale (Figura 4) dovrebbe coinvolgere anche il Brasile, ma sostanzialmente in termini di "sano" riequilibrio del tasso di crescita del PIL attorno al 4% annuo. La domanda interna è stimata poter offrire un contributo alla crescita superiore a quello degli altri Paesi confinanti e ciò spiega come mai l'inflazione possa aumentare significativamente nel 2008 (4,5%), ma successivamente dovrebbe calmierarsi in area 3,5%-4%. I tassi di interesse dovrebbero aver già percepito questo trend e svilupparsi in un contenuto ribasso (dal 12% al 9,5% circa). Il mercato dei cambi (Figura 5) sembra aver già premiato la stabilità dell'economia brasiliana: il Real ha guadagnato, da inizio 2005, circa il 35% contro dollaro ed il 30% contro euro.

 

Cile: La Presidente, Sig.ra Bachelet, deve continuamente fare i conti con le divisioni interne alla sua coalizione e di ciò risente l'agenda operativa, specie sul fronte delle riforme. L'attenzione della Presidente è in parte rivolta a coltivare il consenso dell'elettorato, in vista anche delle prossime elezioni presidenziali (fine '09). Di conseguenza, l'intera impostazione politica è decisamente prudente, per non intaccare minimamente la stabilità del quadro economico, raggiunta dal Cile con il ritorno della democrazia nel 1990.

Il punto critico dell'economia cilena non è dovuto al rallentamento economico alle porte (Figura 6), bensì dal trend inflattivo, già oltre i target desiderati nel '07 (4,4%) e atteso ad un ulteriore picco nel '08 (6,2%) in conseguenza del consistente aumento della spesa pubblica. La Banca Centrale è quindi attesa, anche nell'immediato futuro, ad ulteriori strette sui tassi, con l'intenzione di riportare prospetticamente l'inflazione entro il livello-obiettivo del 3% (2010-2012). Di ciò soffrirà il trend congiunturale, atteso infatti ad un calo anche nel '09 (4,3%). I tassi di mercato dovrebbero però rimanere in tensione a cavallo dell'8%, perché l'economia cilena, assorbito il citato rallentamento, è considerata capace di aumentare il tasso di crescita degli anni successivi (riportandolo oltre il 5% annuo), grazie ai continui investimenti ed alla crescita dell'export (che iniziano a dirigersi verso le economie asiatiche in fase di sviluppo).
Sul fronte valutario (Figura 7), il Peso cileno ha complessivamente guadagnato, da inizio 2005, contro dollaro (circa 20%), mentre ha registrato un trend decisamente più contraddittorio contro euro: si è rivalutato del 20% nel 2005, ha perso il 25% fino all'autunno 2007 e da allora ha recuperato il 10% circa. La necessità di non intaccare la competitività dell'export avvalora la stima di graduali e prospettici indebolimenti della valuta contro dollaro.

Messico: Il confuso quadro politico del recente passato è stato sostituito da un clima propositivo e decisamente interessato a progredire nel cammino riformista. Il Presidente Calderon si è infatti schierato in prima persona per la riforma fiscale e pensionistica. Il Presidente sta inoltre dimostrando una sagace capacità negoziale, che ne rafforza la figura, nonostante il fatto che il suo partito abbia una posizione minoritaria in Parlamento. Tuttavia, con le elezioni politiche intermedie, previste nel 2009, Calderon dispone di una finestra relativamente stretta per attuare l'intero pacchetto di riforme che ha scritto in agenda. Naturalmente un risultato elettorale 2009 decisamente positivo per il suo partito gli aprirebbe ampi spazi di manovra, visto che le successive elezioni generali sono in calendario nel 2012.

La prosecuzione di una rigorosa politica fiscale e monetaria è considerata condizione irrinunciabile per rafforzare ulteriormente la stabilità raggiunta di recente dal quadro economico messicano. Tuttavia il Messico si conferma un contesto decisamente "aperto" agli scambi economici con l'estero ed agli investimenti stranieri, cui aggiunge un ampio mercato interno in fase di considerevole sviluppo. All'opposto, la crescita economica è ostacolata dalle diffuse vischiosità nella competitività, quali un elevato costo del lavoro e delle forniture di elettricità, nonché la persistenza di intricate reti di potere, che si contrappongono agli effetti della libera concorrenza.
La profonda dipendenza della congiuntura messicana (specie per il comparto industriale)   dall'andamento dell'economia USA fa intravedere il rischio di ripercussioni a causa del rallentamento statunitense. Presumibilmente tali ripercussioni si avvertiranno in Messico a cavallo fra 2008 e '09, ma intaccheranno statisticamente la crescita del PIL '09, stimato al 3% (Figura 8). Assorbito questo incidente di percorso, la crescita del PIL messicano dovrebbe riposizionarsi a cavallo del 3,5% annuo.

La robusta domanda interna potrebbe tener in tensione l'inflazione nel 2008 (anche oltre il 4%), ma la citata frenata congiunturale dovrebbe calmierare il trend inflattivo, riportandolo in area 3,5%-3%. I tassi di interesse, scontando già il rallentamento 2008-'09, si dovrebbero attestare a cavallo del 7%.
Sul fronte valutario (Figura 9), il Peso messicano ha alternato contro dollaro fasi decisamente contraddittorie, arrivando a guadagnare e, successivamente, perdere anche il 10%. Viceversa il trend contro euro si è rivelato decisamente a favore della moneta europea (+30%) da inizio 2006 fino al tardo autunno 2007, quanto invece il Peso ha innescato un recupero del 10% circa.

La necessità di garantire un costante sbocco esterno (specie nei confronti degli USA) alla produzione industriale conduce ad ipotizzare che il cambio (specie contro dollaro) verrà  "mantenuto" su livelli tali da non minare le competitivà delle esportazioni.

                                                 Carlo Crovella

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