Il dibattito sulla riforma del sistema elettorale in Italia fa molta notizia ma pochi consensi nella classe politica: c’è chi lo preferisce alla tedesca, chi alla spagnola o chi ancora alla francese con correzione di proporzionale.

La ricerca di un compromesso sulla riforma elettorale si protrae dalle ultime elezioni legislative del 2006 (Figura 1) quando fu chiaro a molti che la nuova legge elettorale , voluta dall’ex ministro per le Riforme, Calderoli,  non offriva le garanzie di governabilità di cui il paese aveva bisogno. Da allora, le dichiarazioni e i tentativi di intraprendere una riforma condivisa dagli schieramenti politici si susseguono senza aver ancora raggiunto una svolta. Esisterà mai un modello elettorale che si addice meglio di altri ad un paese come l’Italia? Vediamo in dettaglio le proposte che hanno riscosso maggiore successo negli ultimi mesi.

Il modello spagnolo (Figura 2) è un proporzionale con effetti maggioritari. La soglia di sbarramento circoscrizionale è posta al 3%, ma applicando il proporzionale in ogni circoscrizione ne consegue un effetto di sbarramento implicito ancora maggiore. Questo sistema alla lunga riduce il peso dei partiti minori, avvantaggiando i due partiti maggioritari.

Diversamente, il modello tedesco (Figura 3) è un proporzionale a moderata correzione maggioritaria, con uno sbarramento del 5%. Si riduce così il numero di partiti in Parlamento, ma si riduce il peso dei maggiori partiti di modo che si rende talvolta necessario formare dei governi di coalizione. Per queste sue caratteristiche, il sistema tedesco piace ai partiti di piccole e medie dimensioni come l’Udc di Casini o il Partito di Rifondazione Comunista (Figura 4).

 

Il sistema maggioritario francese (Figura 5), invece, è un sistema a due turni con ballottaggio che raccoglie i consensi tra chi in Italia vorrebbe garantire la governabilità del paese. In Francia, il primo turno permette di eliminare i piccoli partiti, assicurando il passaggio al secondo turno dei partiti medio-grandi. Al ballottaggio, gli elettori dei candidati eliminati hanno comunque  l’opportunità di esprimere un voto utile a favore del candidato più accettabile.

La recente proposta avanzata dal Partito Democratico, presto ribattezzata Vassallum, ha ricondotto il dibattito sul proporzionale. La proposta prevede un sistema misto di maggioritario e proporzionale, dove viene abolito il premio di maggioranza e le circoscrizioni diventano più grandi. Gli stessi punti cruciali affrontati dal Vassallum si ritrovano nella bozza della commissione Affari costituzionali del Senato, presentata l’11 dicembre 2007.

Il presidente della commissione, Enzo Bianco, si è ispirato al modello tedesco (Figura 6). Il testo Bianco prevede un sistema proporzionale senza premio di maggioranza. Il numero di circoscrizioni salirebbe da 26 a 32, avvantaggiando i grandi partiti e quelli a forte radicamento territoriale, poiché verrebbe introdotto un doppio sbarramento: il 5% a livello nazionale e il 7% ottenuto in almeno cinque circoscrizioni.

 La proposta Bianco ha immediatamente suscitato lo scontento di molti, in particolare dei partiti più piccoli, alcuni dei quali cominciano ora a sperare nell’ipotesi del Referendum (Figura 7). Dopo il via libera dato dalla Cassazione, il comitato promotore del referendum deve attendere il responso della Corte Costituzionale, previsto entro il 20 gennaio. Ad una riscontro positivo, il referendum potrebbe tenersi già il 20 aprile del 2008. Per ora, gli esponenti dei due maggiori partiti non si espongono sull’ipotesi di un referendum e continuano a discutere di una riforma condotta in Parlamento, lasciandosi aperte le due possibilità.

La volontà di portare a compimento la riforma elettorale risulta ormai condivisa, ma avvicinandosi il traguardo, le posizioni continuano a inasprirsi. Il braccio di ferro continua…

                                               Marta Semplici

 

 

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