Sul fronte valutario, il 2008 è stato un anno double-face per il dollaro. Anzi, per essere più precisi, un anno "a tre facce". La moneta statunitense (USD) ha infatti vissuto una prima parte dell'anno, fino all'estate, di perdurante debolezza, giungendo a segnare i peggiori livelli storici contro Euro, a cavallo di1,60 
(Figura 1, freccia verde). Era un contesto dominato dai continui rincari delle materie prime, specie energetiche, e ciò alimentava una sensibile apprensione sul tema inflattivo. Come è noto, la BCE si irrigidisce notevolmente in tali frangenti e le aspettative di differenziale tassi sempre (e forse "sempre più") favorevoli all'Euro si ribaltavano a danno del Dollaro.

Con questi presupposti abbiamo spento il computer per recarci al mare. Ma quando siamo tornati, nel FOREX (cioè nel mercato dei cambi: FOReing Exchange) si era materializzata una rivoluzione copernicana. Le tensioni politico-militari fra Russia e Georgia, combinate con l'aggravarsi della crisi finanziaria innescata dalla bolla dei subprime, hanno riportato i capitali internazionali verso il Dollaro, capace di recuperare tutto il terreno perduto fino a giungere, in autunno, a cavallo di 1,25 contro Euro (Figura 1, freccia blu).

Pare un controsenso, ma a posteriori possiamo dire che era "ragionevole". Analizziamo subito la causa prettamente finanziaria: nel bailamme innescato dal timore di fallimenti a catena delle banche (non solo USA, ma principalmente USA), gli investitori internazionali hanno "parcheggiato" i capitali sulle obbligazioni governative statunitensi. Il ragionamento è chiaro e semplice: se il Governo USA (cioè il popolo americano) garantisce le banche, a maggior ragione è solvibile lui in prima persona.

Raggiunti i migliori livelli dell'anno (1,25 circa) in corrispondenza con l'elezione di Obama, il Dollaro ha successivamente perso smalto,  chiudendo l'anno a cavallo di 1,40 contro Euro (Figura 1, freccia gialla).

Questi alti e bassi 2008 del Dollaro appaiono con maggior evidenza, analizzando il grafico (Figura 2) delle sue variazioni percentuali rispetto alla prima quotazione di gennaio: fino all'estate il Dollaro ha perso quasi il 10% contro Euro, poi ha ingranato la marcia guadagnando il 20-25%, chiudendo l'anno più o meno a ridosso della parità.

Ma poco prima che esplodesse il panico dei fallimenti bancari americani, la crisi militare fra Russia e Georgia (prima metà di agosto) aveva già creato i presupposti per il recupero del Dollaro, iniziato (Figura 3) proprio contro Rublo (sigla RUB): infatti il timore di escalation belliche nel Caucaso si è immediatamente tradotto in una ingentissima fuoriuscita di capitali dal mercato finanziario russo, a favore di asset denominati in Dollari. Non a caso, dai minimi estivi contro Rublo, l'USD ha recuperato il 15-20%, salvo stornare sul finire dell'anno.

Come si è comportato il Dollaro nei confronti delle altre principali valute? Spicca in particolare il cedimento  patito contro Yen (JPY), proprio perchè innescatosi dall'estate in poi, cioè in un contesto complessivamente favorevole all'USD. La moneta nipponica. il JPY, capace di recuperare fino ai suoi migliori livelli da 13 anni in qua contro Dollaro (Figura 4), è stata favorito dal rientro del cosiddetto carry trade. In pratica, prima della crisi finanziaria emersa in estate, ci si finanziava in valute a tassi bassi (fra i quali principalmente quelli giapponesi all'1%) per investire in mercati "emergenti" a rendimenti più elevati, dalla Russia al Brasile, al sud Est asiatico.  

L'emergere prepotente del panico finanziario ha spinto gli investitori a smantellare in fretta e furia tali posizioni, riportando i capitali nella valuta di origine. Tale meccanismo ha fondamentalmente privilegiato lo Yen, verso il quale il Dollaro ha ceduto complessivamente il 20%.

Nonostante i bassi tassi, il Franco svizzero (CHF) non attira particolarmente gli investitori per operazioni di carry trade, per cui la divisa non ha beneficiato del successivo trend contrario come il JPY. Anzi, i timori di fallimenti bancari, anche in terra elvetica, hanno permesso all'USD di recuperare posizioni dall'estate in poi, stornando invece sul finire dell'anno (Figura 5). Il guadagno percentuale del Dollaro dall'estate in poi si è aggirato sul 20% circa, ma si è sbriciolato proprio nelle ultime settimane, quando la divisa elvetica ha rispolverato il suo tradizionale ruolo di bene rifugio.

Il recupero del Dollaro nei confronti della Sterlina (GBP) è invece tutta "colpa" della moneta britannica (Figura 6), che ha sbandato vistosamente a causa dei timori di severa recessione. O meglio: la recessione nel Regno Unito sarà "severa" più o meno quanto in USA o nell'Europa continentale, ma la differenza è che i tassi di interesse erano molto alti ad inizio crisi (4,50%, ora scesi all'1,5%). 
Alla fine, l'USD ha guadagnato il 30-35% nei confronti della GBP (che, per dovere di cronaca, è ormai a ridosso della parità contro Euro).

Infine è opportuno dare uno sguardo al comportamento del Dollaro nei confronti della moneta cinese, lo Yuan (CNY). Questo cambio è in realtà un po' più che "semi-fisso", visto che la Banca centrale cinese controlla le oscillazioni quotidiane. Tuttavia si nota (Figura 7) che il Dollaro ha complessivamente perso terreno contro Yuan nel corso del 2008, con una variazione complessiva del 10% circa.

Anche sul FOREX, scende il sipario sul 2008 e si alza quindi quello del 2009. Che ne sarà del Dollaro? Naturalmente, la volatilità espressa dalla totalità dei mercati finanziari negli ultimi tempi rende impossibile l'elaborazione di previsioni "a prova di bomba". L'idea di fondo è che il Dollaro non dovrebbe risultare "fortissimo". La ragione principale si innesta sulla necessità del Governo USA di far digerire ingenti emissioni di obbligazioni pubbliche, i cui principali acquirenti sono cinesi e giapponesi.
Questi sottoscrittori di Bond USA, non potendo facilmente convertire i Dollari (implicitamente acquistati con le obbligazioni) nelle rispettive monete, visto il ferreo controllo delle due Banche centrali asiatiche, li riverseranno in direzione di altre valute, fra i quali spicca l'Euro.

Allo stato attuale, l'idea di fondo è che le oscillazioni "fisiologiche" dell'Euro-Dollaro debbano mantenersi nel range 1,30-1,40, con eventuali  "sconfinamenti" verso 1,25, quando riemerge l'ottimismo sul Dollaro, e verso 1,45-1,50 quando dominano le perplessità sulla situazione economica e finanziaria degli Stati Uniti.

                                                 Carlo Crovella

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