Nel settore delle rinnovabili importanti passi avanti sono stati compiuti dopo l'entrata in vigore della Legge sull'Energia Rinnovabile (2005) e la formulazione del Piano di Sviluppo dell'Energia Rinnovabile a Medio e Lungo Termine (2007).
Il governo ha assunto un ruolo di guida e stimolo del settore mettendo a punto un complesso sistema di incentivi e misure ad hoc.
Di particolare importanza è stata l'introduzione di feed-in-tariffs* per l'energia rinnovabile prodotta, di sussidi per gli impianti fotovoltaici in via di realizzazione, un sistema di appalti per la costruzione di centrali eoliche di grandi dimensioni e i numerosi programmi governativi per l'elettrificazione rinnovabile delle aree rurali. Il sostegno del governo è stato così marcato da scatenare spesso accuse di protezionismo, per esempio in riferimento al requisito, imposto alle compagnie produttrici di turbine eoliche, di utilizzare componentistica prodotta in Cina per almeno il 70%.
Nonostante l'energia rinnovabile consumata conti ancora solamente per il 6% circa del totale, l'impressionante performance delle imprese cinesi nel mercato globale del fotovoltaico e dell'eolico (Figura 6) sembra indicare che la direzione intrapresa è quella giusta.
Il Dodicesimo Piano Quinquennale, formulato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme nell'aprile del 2011, ha stabilito che entro il 2015 le fonti non fossili dovranno coprire l'11,4 % del totale dell'energia consumata.
Attualmente la maggior parte della produzione di celle fotovoltaiche e turbine eoliche è destinata all'estero. Tuttavia, con la progressiva diminuzione del costo di produzione degli impianti solari ed eolici è prevedibile una discreta espansione del mercato domestico.
Nel settore delle tecnologie pulite è stata inoltre data grande importanza alla ricerca, all'innovazione e allo sviluppo di nuovi brevetti. In linea con il concetto cardine dell'attuale strategia di sviluppo, lo scientific development, la leadership cinese è intenzionata a costruire un sistema d'innovazione nazionale che possa alleviare l'eccessiva dipendenza tecnologica di cui soffre la Cina attualmente.
Obiettivo di Pechino è portare al 2,5 % del PIL la spesa destinata in ricerca e sviluppo entro il 2020 (Figura 7).
Il Piano a Medio e Lungo Termine per lo Sviluppo Scientifico e Tecnologico (2006 - 2020) ha come ambiti prioritari proprio l'innovazione nelle energie rinnovabili, nella conservazione delle risorse idriche e nelle tecnologie per la protezione ambientale.
Il Programma 973, attivato nel 1997 e ancora in corso, è invece destinato alla ricerca teorica e alla pubblicazione di articoli accademici.
E' opportuno osservare che degli 8,2 milioni di RMB destinati al programma, il 28% sono destinati alla ricerca sull'energia, la protezione ambientale e la conservazione delle risorse naturali (Figura 8).
Nonostante questi sforzi, convertire il proprio modello di sviluppo sarà una sfida tutt'altro che facile. La capacità del governo cinese di indirizzare in modo rapido ed efficace le risorse del Paese sul raggiungimento degli obiettivi prefissati è sicuramente un vantaggio non trascurabile.
Tuttavia le criticità strutturali di un Paese vasto come la Cina possono essere una barriera difficile da superare.
Gli interessi delle amministrazioni locali, la necessità di mantenere un tasso di crescita elevato, l'aumento esponenziale della domanda energetica e la crescente motorizzazione generano non poche perplessità tra gli osservatori internazionali.
Solo nel lungo periodo si potrà verificare la validità delle strategie di Pechino e la capacità del Paese di percorrere fino in fondo la strada verso un cambiamento sostanziale del proprio modello produttivo e di consumo.